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Zero - Franco Fracassi, Francesco Trento

(Verità) Zero - Inchiesta sull'11 Settembre

 Una equipe di ricerca guidata da Giulietto Chiesa, deputato al parlamento europeo e giornalista esperto di politica estera, dopo aver reperito fondi grazie a una forma di azionariato popolare che ha coinvolto 400 diverse persone, ha cominciato a girare nel 2005 tra Europa e America, raccogliendo documenti, testimonianze e materiali di repertorio riguardanti l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. Una parte di questo complesso e faticoso lavoro (moltissimi i materiali audiovisivi che per motivi di tempo sono rimasti fuori) è stata condensata nel documentario “Zero – inchiesta sul’11 settembre”, presentato ufficialmente il 23 ottobre 2007 alla seconda edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma, in concorso nella sezione EXTRA e ora in uscita nelle sale della capitale.
Articolato in sei capitoli narrativi che corrispondono ad altrettante domande irrisolte, il film mira a far riflettere lo spettatore sulla versione ufficiale dei fatti, presentata dalle autorità americane solo due giorni dopo il disastro e poco credibile sotto molteplici punti di vista. Secondo alcune tesi, ad esempio, il crollo delle Twin Towers successivo all’impatto dei due aerei sarebbe stato in realtà una demolizione controllata mentre l’aereo schiantatosi sul pentagono non era un boeing 757 (il volo American Airlines 77) ma un veivolo molto più piccolo e agile. Gli autori, evitando la facile strada di imporre una loro univoca versione dei fatti e sfruttando al meglio la molteplicità (talvolta anche contraddittoria) dei materiali raccolti durante i mesi di ricerca, hanno restituito al caso la sua intrinseca complessità, appiattita dalla noncuranza con cui la maggior parte delle istituzioni governative lo hanno liquidato.
Già da più di tre anni circolavano su internet (ad esempio sul sito www.luogocomune.com) numerosi filmati e documenti che, attraverso il parere di scienziati ed esperti, minavano le spiegazioni che le autorità hanno fornito per giustificare una serie di avvenimenti; è tuttavia la prima volta che autori italiani presentano una versione documentaristica in cui si ripercorrono i punti salienti dell’11/09, evidenziando tutti quei particolari che potrebbero esserci passati sotto gli occhi senza che ce ne rendessimo conto. La pellicola è particolarmente attenta a rendere il suo messaggio comunicabile e chiaro, non impantanandosi in ampollose spiegazioni ma adottando, piuttosto, uno stile fluido che fa spesso uso di “intermediari d’eccezione”; i filmati, infatti, sono inframmezzati da interventi di Dario Fo, ripreso mentre spiega come sarebbero collassati i piani del World Trade Center, di Moni Ovadia, che in un oscuro palcoscenico ci parla di terroristi molto poco esperti, dell’attrice Lella Costa e dello scrittore Gore Vidal. Esemplificativi sketch animati e simulazioni al computer, uniti a uno stile accattivante e a un ritmo che alterna momenti leggeri ad altri decisamente più forti, rendono il documentario veloce e diretto, immediatamente recepibile nonostante la particolarità dei suoi contenuti.
Alla fine del film, ci si rende conto di avere in testa una moltitudine di chiassose domande. La prima a sorgere spontanea, tanto banale quanto inquietante, è: com’è possibile che nel 2008, a distanza di quasi sette anni, persistano ancora dubbi di tale gravità su fatti tanto macroscopici? Com’è possibile che nessuno si sia preso la briga di parlarne seriamente? I giornalisti, i senatori americani, i politici europei, cosa ne pensano? Nel 1972, Bob Woodward e Carl Bernstein, con una lunga serie di articoli pubblicati sul Washington Post, riuscirono a provocare uno scandalo che fece dimettere l’allora presidente Richard Nixon (per un ripasso cinematografico di quelle vicende, si veda “Tutti gli uomini del presidente”(1976), di Alan J. Pakula,). A distanza di 36 anni, dove sono finiti quei reporter rampanti disposti a tutto pur di far emergere la verità? Una prima risposta ce la fornisce Franco Fracassi (regista del film assieme a Francesco Trento), intervenuto al termine della proiezione di “Zero” lo scorso 10 aprile alla facoltà di Lettere e Filosofia di Roma3, che parla di “pacchetti preconfezionati” forniti ai giornalisti, sempre più condizionati dalla velocità di aggiornamento delle notizie e poco interessati all’approfondimento, sempre più vincolati alle agenzie di stampa e meno attenti a quei criteri di notiziabilità che una volta ne facevano il collegamento tra fatto e pubblico.
I fatti svoltisi l’11 settembre 2001 potrebbero rappresentare una delle più grandi menzogne della storia, a cui tutti abbiamo ingenuamente abboccato: alcuni dati supportano quest’ipotesi, altri la negano. Coloro che continuano a indagare vengono bollati come cospiratori o come fanatici che non credono nell’efficientismo del sistema democratico americano, mentre nel frattempo Hollywood sforna incurante film che, anziché soffermarsi sulla problematicità di quel giorno, ne celebrano già il mito (si pensi a “World Trade Center”(2006) di Oliver Stone e “United 93” (2006) di Paul Greengrass).
“Zero – Inchiesta sull’11 settembre”, ha a monte un validissimo lavoro di inchiesta che si traduce in un documentario di divulgazione senza secondi fini; con il suo carico di domande e la sua volontà di non fermarsi alle apparenze, mira soprattutto ad aprirci gli occhi e scuoterci, mostrandoci quanto preoccupante sia la disattenzione con cui pubblico e addetti ai mass media si rapportano oggi a un’informazione sempre più manipolabile e sfuggente, a cui andrebbe restituito il tempo della critica. Da non perdere.

Sul sito internet http://www.zerofilm.info/ potrete trovare tutte le informazioni relative al film e il calendario delle proiezioni sul territorio romano nel mese di Aprile.
Francesco Bonerba
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