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CONSULTA LA SEZIONE DEDICATA ALLA
67 MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA
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FILM IN CONCORSO
Somewhere
Un inizio inatteso: una macchina compie diversi giri di pista, in un panorama che resenta il nulla cosmico. La macchina si ferma, ed esce Stephen Dorff, paurosamente avvolto dal silenzio di una Los Angeles brutale e spietata. Dorff bravissimo ad entrare in profondità nei pensieri sconclusionati dell’attore Johnny Marco; Star in declino tra il profitto ed i brividi che passano via senza più toccarti. Somewhere, quarto film della Coppola, dopo i fasti di “Lost in Translation” ed “Il giardino delle vergini suicide” è la rinnovata sfida della regista nel raccontare una intima crisi esistenziale legata ad un cinema moderno e non più spensierato... LEGGI TUTTO
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FILM FUORI CONCORSO
Machete
Sembrava un poveraccio che vive alla giornata. Invece era Machete, leggendario ex-agente federale. Creduto morto dopo lo scontro con Torrez, famigerato boss messicano della droga, Machete fugge in Texas per dimenticare il passato. Cade invece in una rete di corruzione che costa la vita a un senatore e fa di lui un ricercato. Deciso a riscattarsi smascherando l’oscuro complotto, dovrà vedersela con Booth, uno spietato uomo d’affari; Von, una guardia di frontiera che comanda un piccolo esercito; e infine Sartana Rivera, bellissima ufficiale della squadra antiimmigrazione, combattuta fra il rispetto della legge e il desiderio di giustizia. Al fianco di Machete si schierano Luz, dallo spirito ribelle e dall’animo rivoluzionario, e Padre, sacerdote abile con la pistola. La ricerca della verità riconduce Machete a Torrez per un epico duello di vendetta e redenzione... LEGGI TUTTO
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CONTROCAMPO ITALIANO
Se hai una montagna di neve, tienila all'ombra
Elisabetta Sgarbi, con l’aiuto di Edoardo Nesi e Eugenio Lio, percorre l’Italia da Nord a Sud interrogando numerose persone, contadini, gente comune, operatori culturali, riguardo lo stato della cultura in Italia. Quello che ne esce è il ritratto di un paese sfaccettato e poliedrico, complesso e contraddittorio. Ovvio che la riuscita di simili operazioni deve molto al materiale umano che si riesce ad ottenere ed a montare insieme: tra i momenti più intensi del film di Sgarbi dobbiamo sicuramente annoverare i lavoratori nelle miniere di sale nella sezione conclusiva, il viaggio in traghetto verso la Sicilia, la straordinaria introduzione affidata a Umberto Eco. Dispiace invece che alcuni interventi assai interessanti sono relegati a pochi minuti (la tavolata con i “quattro filosofi”, l’incontro con Veronesi, Ghezzi e Gnoli). E se la regista scivola a volte in una voglia di poesia un po’ pleonastica (cui non giova l’abbinamento musicale con hit di Franco Battiato) ha il merito di lasciare parlare il proprio film, non perseguendo una tesi precisa ma strutturando la sua indagine come un vero e proprio viaggio, simbolico e materiale, e con la consapevolezza che potrebbe non arrivare ad alcuna conclusione. Ed in quest’ottica il film è piuttosto interessante, data la grande lontananza, sociale e antropologica, cui arriva nella parte finale rispetto alle premesse iniziali e ad uno svolgimento che nella parte centrale rischiava un po’ di scivolare nel luogo comune (i giovani che non leggono intervistati nella ovvia Campo de Fiori romana). L’epilogo del viaggio è affidato alla voce di Luciano Emmer, al quale il film è dedicato, che afferma: “Dalle mie parti c’è un detto: se hai una montagna di neve, tienila all’ombra”. Chiusa emblematica e probabilmente riassuntiva dell’intero progetto dal quale ad emergere con forza è la necessità di tutelare e preservare il concetto di “cultura”, tenendo conto delle innumerevoli accezioni che il film ha esplorato. “Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra” è un’operazione intelligente che, pur nella disomogeneità dei diversi materiali ed in alcune scelte di messa in scena un po’ ridondanti, riesce a gettare uno sguardo non banale su un paese sempre più difficile da comprendere e raccontare.
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