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Quando "l'assurdo" scalfisce il cinema
A cura di Riccardo Iannaccone

Se il colonello Miles Quaritch, avesse potuto presenziare, stamattina ad una conferenza stampa post-Oscar, probabilmente avrebbe cominciato con tali parole: <<Signore e Signori, non siete più su Pandora, siete agli Academy Awards>>. Si, forse non ci sono parole migliori per descrive ciò a cui abbiamo assistito la scorsa notte.
A partire già dalla presentazione di Steve Martin ed Alec Baldwin si percepiva la sensazione che qualcosa non sarebbe andata per il verso giusto, che qualcosa avrebbe stravolto i pronostici "della vigilia". Ma mai avremmo pensato di assistere alla travolgente resurrezione di un cinema che non merita fino in fondo le estenuanti lodi di facciata e i tripudi di premi riservati a film di ben altro spessore. Dopo l'Oscar meritato a Chris Waltz (per "Inglourious BastErds") infatti si è verificato l'imponderabile. Dapprima l'aridità che ha colpito la sezione MIGLIOR SCENEGGIATURA con "The Hurt Locker" e "Precious" che si impongono a sopresa su film quali "Up In the Air", "A serious Man", o "Inglourious Basterds". A seguire premiazioni alquanto discutibili alle voci MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR TRUCCO O MIGLIOR MONTAGGIO. L'escalation è stata quasi comica. In mezzo al caos, si salvano i meritati premi a Jeff Bridges e Michael Giacchino, oltre al Oscar scontato per il miglior film d'animazione assegnato ad "UP".
Il contorno è stato devastante per chiunque abbia visto e assimilato la maggior parte dei film in concorso. Ottimi prodotti quali Avatar, District 9, Bastardi Senza Gloria... umiliati di fronte al trionfo di Kathrine Bigelow e del suo "The Hurt Locker". Film quest'ultimo premiato per MIGLIOR REGIA, E MIGLIOR FILM (oltre alla miglior sceneggiatura originale). Per carità "The Hurt Locker" è un perfetto prodotto di sintesi tra epopea amaricana e suspance da montaggio. Ritmo, riflessioni di guerra, panoramiche virate, il buio della guerra pronto a divorare anime pacate. Ma non scherziamo, un'opera del genere, seppur riuscita, non può strappazzare con questa facilità e superbia, sguardi metacinematografici di così alto rango. E' quasi patetico, triste, assistere ad un Tarantino inerme, seduto nella sua stretta poltroncina, di fronte a così tanta ipocrisia. Resta difficile accettare il crollo di Avatar dinnanzi a mirabolanti intenzioni di trasformare un flop nella regina del ballo studentesco. Sembra la ripicca perfetta, il gioco della dama alla rovescia. La prima donna premiata come regista nella storia, nel giorno della donna, presentata a sua volta da un'altra icona femminile (Barbara Streisand) di grande successo. Il gioco delle parti. Cameron sorridente. Tarantino ghignante. Clooney giocherellone. Mentre il pubblico viene punito con scelte discutibili (SANDRA BULLOCK PREMIO OSCAR, in mezzo a mostri sacri come Maryl Streep e Helen Mirren?) e trovate conformiste che mettono i brividi (meglio non scendere in particolari).
Delusione, grande delusione, per una cerimonia che anno dopo anno sta perdendo il suo fascino vetusto. Grande delusione nella finta voglia di osare. Grande delusione per qualcosa che era già deciso. Grande delusione per come migliaia e migliaia di appassionati vengano canzonati in 4 ore di pubblicità e statuette d'Oro.
Riccardo Iannaccone
The Avengers