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Riflessi nello Specchio #1

Università e Cinema

Perchè. Perchè scrivere giornalmente qualcosa che graviti attorno al microsmo cinema? Perchè, senza sosta, ogni 24 ore, buttare giù idee che passano per la testa, in questa sorta di editoriale superghiano? Trattando tutto ed il contrario di tutto? L'idea è nata in una pizzeria, con un crostino delizioso fra i denti, intorno alle 20.15. Sarà follia, qualcuno potrà pensare, ma il bisogno di far sentire la mia voce in un momento così difficile ha prevalso su ogni cosa.
Parliamoci chiaro, è pieno di escrementi fumanti questo nostro mondo; e probabilmente con queste parole che farò volare nel cielo non cambierà molto il panorama; però diamine, almeno non terrò imprigionati quei pensieri che hanno bisogno di rincorrersi feroci, vogliosi di libertà.
Il primo tema di una lunga settimana riguarda l'università, o meglio il mondo accadamico italiano, legato alla settima arte. Ehhh, ce ne sarebbero di cose da raccontare; e la questione non sarebbe più di tanto produttiva. Allora mi soffermerò principalmente sulla Domanda da un milione di euro, che tutti si pongono, ma a cui nessuno osa dare una risposta: la nostra universita (cinematografica) ha un suo scopo? Serve a produrre nuove menti artistiche? La risposta è no, e si allo stesso tempo. Per capirci meglio sarà, però, doveroso entrare nello specifico del si e del no.
NO. Perchè l'università stessa non produce cinema. Non ha sbocchi, è come una classe chiusa, dove è impossibile entrare, e alle volte persino uscire. Tante lezioni teoriche, e niente che si avvicini al pratico. Per non parlare di favoritismi, impossibilità di frequentare i giusti ambienti, e perchè no, esasperazione dei contenuti, a discapito della fantasia e delle idee del singolo! SI. Quanto meno, è uno spazio logico, e ideale, dove incontrare altri ragazzi con il tuo stesso sogno. Persone che possono scambiare opinioni, fondere concetti, contemplare un'emanazione del cinema stesso. E' altresi chiaro che il NO sia più potente del SI. Perchè anche se questi ragazzi possono incrociarsi dinanzi a questo percorso pieno di ostacoli, è altresì vero che l'ambiente che si trovano ad affrontare è un ambiente troppo ostile, deciso a conservare il vecchio, rispetto al nuovo. Inutile farsi illusioni? Fino a quando le cose rimarranno come sono oggi, beh c'è poco da stare allegri. Impossibilità di mettersi una telecamera in mano, o di collaborare con sceneggiatori o fotografi. Distrubuzioni e produzioni completamente bardate di fronte all'assalto di studenti impoveriti e sull'orlo della precarietà. Lauree che valgono il dovuto, e rischiano di far schiantare i sogni di gloria come aerei di cartapesta sul prato.
L'università cinematografica di oggi mi fa tanto pensare al cinema italiano. Sulla difensiva, sempre pronto a dichiarare che tutto va bene. Sempre pronto a urlare al mondo che se non escono nuovi registi o sceneggiatori da li... non è certo colpa loro. Una università arroccata su false verità, che difendano tutta la scala gerarchica qui assiepata (dal centralinista che non sa mai niente, fino al rettore che forse sa pure troppo). Un cane che si morde la coda. Intanto il nostro cinema si impoverisce, sempre meno giovani trovano il fuoco sacro dentro al cuore; e la vecchiaia si impronisce della pellicola. Ma tanto è inutile lamentarsi no? La colpa non è mai di nessuno. Mai.

Riccardo Iannaccone

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