LONDON RIVER (in concorso)
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Creato Domenica, 22 Novembre 2009 13:15
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Ultima modifica il Mercoledì, 24 Agosto 2011 13:13
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Pubblicato Domenica, 22 Novembre 2009 12:56
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Regia: Rachid Bouchareb
Paese: Gran Bretagna, Francia
Contro l'orgoglio e il pregiudizio
SINOSSI
Il 7 luglio 2005 l'inglese Elisabeth Sommers apprende dalla televisione dell'attacco terroristico che ha provocato 56 morti e 700 feriti nella città londinese. Immediatamente si precipita nella capitale, dove studia la figlia Jane che non risponde alle sue continue telefonate. Nella stessa situazione si trova l'africano Ousmane: non avuta nessuna notizia dal suo ragazzo, il quale vive a Londra da parecchi anni, l'uomo lascia la sua occupazione di guardia del patrimonio forestale mosso dal desiderio di ritrovare il proprio figliolo. Due personaggi, due destini umani che si incrociano quelli di Mrs. Sommers e di Mr. Ousmane, che dopo una iniziale diffidenza troveranno il modo giusto per interfacciarsi tra di loro.

Un cinema di denuncia quello abbracciato dal parigino di origine algerina Rachid Bouchareb, intessuto da una palpabile visione ideologico-progressista, espressa attraverso la preferenza concessa a un'immagine netta e plumbea, quasi livida. Difatti, in London river crescere significa anche e soprattutto ridiscutere relazioni etniche, pregiudizi e vecchi stereotipi a cui - purtroppo - tutti noi siamo ancora visibilmente legati. Il film offre una indiscutibile lezione di vita, predicando la necessità a tutte le età di amare un altro completamente diverso dal proprio sé.
Strepitose le prove attoriali dei due protagonisti. Brenda Blethyn è assolutamente magnifica nella sua statura di madre tragica che, fino all'ultimo, non si rassegna neppure lontanamente a ipotizzare una tragica fine per il frutto della sua carne. Lo stesso dicasi per l'attore maliano Sotigui Kouyaté che Bouchareb, alla sua terza opera da regista, richiama sul set dopo aver lavorato insieme all'epoca di Little Senegal del 2001. Lo sguardo perennemente afflitto di Kouyaté riesce ad esprimere l'inesprimibile, senza ricorrere alla mediazione delle parole. Oppure, nelle rare volte in cui il personaggio ricorre alla struttura del linguaggio verbale, l'uomo si serve solo di una manciata di frasi per spezzare la gabbia di consueti e ormai vanificati significati di uso corrente. Si veda a tal proposito la toccante sequenza in cui Ousmane consola la sua "compagna di sventura" intonando le strofe di una vecchia canzone, richiamando alla mente la figura del "griot", ovvero una sorta di musicista africano custode della tradizione orale del suo popolo. Meritatissimo, perciò, il premio conferito a Kouyaté come migliore attore, durante l'ultima edizione del Festival di Berlino.
Da ultimo, appare curioso e molto interessante il fenomeno della tv-verità (real tv) che si intravede nel corso di London river. In effetti, l'immaginario televisivo sembra alimentarsi delle nostre stesse vite: così, l'obbiettivo fagocitante della macchina da presa si staglia in prima linea dinnanzi a un evento catastrofico come può essere quello del 7 luglio 2005.
Maria Cristina Caponi