OSCAR 2010 - Quote rosa


Quote rosa

Quale oscuro disegno ci sarà mai dietro le decisioni dell'Academy?

Da parecchi anni a questa parte è forse questa la domanda ricorrente che gli appassionati di cinema si pongono al termine della serata degli Oscar. La sensazione che si prova è, infatti, che la folgorante immediatezza di un giudizio critico e meritocratico abbia poco a che fare con i film e gli attori premiati; essi sembrano, piuttosto, il frutto di una non improbabile infinita serie di accomodamenti, ripensamenti, compromessi e ponderatissime riflessioni dagli imperscrutabili criteri di valutazione. Privati della loro dimensione umana, frutto dell'aggregazione di formule logaritmiche e macchinazioni a catena, i vincitori si apprestano a ritirare la preziosa statuetta non nella veste di attori o registi ma, verosimilmente, in quanto simbolo di un qualche valore (etico, morale, di mercato, industriale, ecc.) che l'Academy riconosce in loro e vuole evidenziare con forza durante la celebrazione più in vista del globo.

Se l'anno scorso l'aveva spuntata Slumdog Millionaire, strepitoso film la cui vittoria era però avvenuta stranamente a ridosso della conclusione di importanti trattative tra Hollywood e Bollywood, quest'anno gli Oscar si tingono di rosa e sembrano voler riconoscere al ruolo della donna l'importanza che le spetta nel panorama filmico contemporaneo.

Sarà davvero così? Barbara Streisand consegna nelle mani di Kathryn Bigelow il premio per il miglior film; prima regista ad ottenere questo riconoscimento nella storia degli Oscar, grazie a The Hurt Locker (che conquista altre cinque statuette) la Bigelow è la vincitrice assoluta di questa 82° edizione. Nel giorno della festa della donna, 8 marzo, vengono premiate anche Sandra Bullock per The Blind Side e Mo'Nique per Precious, rispettivamente nelle categorie miglior attrice protagonista e non protagonista.

Riconoscendo a The Hurt Locker, uscito senza lodi dal concorso della 65° edizione del Festival di Venezia, indiscutibili qualità estetiche e artistiche, ci sembra francamente che questo "bel film" non possa competere in termini di regia, sceneggiatura, montaggio e sonoro con altri suoi rivali, in particolar modo con l'osannato Inglorious Basterds (una sola, meritatissima statuetta a Christoph Waltz, miglior attore protagonista), con Up in the Air (a casa senza premi) e con il grande favorito, Avatar, cui vanno solo i riconoscimenti tecnici di scenografa, fotografia e effetti speciali.

Discorso diverso vale per l'Oscar conferito a Sandra Bullock; già vincitrice del Golden Globe e fresca di ritiro del premio Razzies come peggior attrice dell'anno, la Bullock ha avuto la strada spianata in partenza: messe da parte l'improbabile vittoria dell'esordiente Gabourey Sidibe, della giovanissima Carey Mulligan e delle straordinarie Helen Mirren e Meryl Streep, la prima premiata solo tre anni fa e la seconda impegnata in un film forse troppo "leggero", la scelta era obbligata. Vittoria scontata per casualità o per una precisa volontà? Mistero misterioso, direbbe Lucarelli.

Nell'immaginario collettivo, la premiazione degli Oscar 2010, abbastanza statica se paragonata a quella brillantemente condotta da Hugh Jackman lo scorso anno, verrà senz'altro ricordata per aver consacrato la vittoria della donna, ora grintosa figura che, affrontando senza remore lo scottante tema della guerra, scalza il proprio ex marito, Peter Pan multimiliardario espatriato su Pandora, ora custode della famiglia impegnata a favore della diversità, ora madre disperata, senza lavoro, succube e colpevole di un'insostenibile situazione domestica.

Destinata invece all'oblio è, forse, la sensazione, autoironicamente "complottistica", che la figura femminile, lungi dall'aver ottenuto un effettivo riconoscimento dei propri meriti, sia stata premiata solo perché qualcuno, con modi e gusti senz'altro discutibili, ha deciso che fosse giusto procedere in tal modo. I cinefili di tutto il mondo non possono che annuire dinanzi all'Academy, sfoggiando di spalle la rassegnata smorfia di chi, se non altro, sa che, dopo la premiazione postuma a Heath Ledger, da Hollywood può aspettarsi di tutto...nel bene e nel male.


Francesco Bonerba
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