Venezia 74: uno zoom su Abdellatif Kechiche

Cari amici cinefili, sono ormai poche le settimane che ci dividono da uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: stiamo ovviamente parlando della Mostra del Cinema di Venezia, che, giunta alla sua 74esima edizione, accoglierà quest’anno degli ospiti davvero interessanti.

Insieme allo staff di Intrattenimento.eu abbiamo già dato un occhio al programma ufficiale della kermesse cinematografica (che, lo ricordiamo, si terrà dal 30 agosto al 9 settembre), e abbiamo deciso di fare un piccolo zoom su uno dei registi più acclamati dalla critica. Il suo nome è Abdellatif Kechiche e negli ultimi mesi ha fatto molto parlare di sé: prima per la sua esclusione dal Festival di Cannes, e poi per la produzione del suo nuovo film, Mektoub, My Love: Canto Uno, per il quale il cineasta di origini tunisine, avrebbe venduto all’asta tutta una serie di ricordi riguardanti La vita di Adele, tra cui l’ambita Palma d’Oro ottenuta nel 2013.

“È con lo scopo di raccogliere i fondi necessari per terminare la post-produzione senza ulteriori ritardi che la società francese di produzione e distribuzione cinematografica Quat’Sous ha deciso di vendere all’asta alcuni cimeli relativi al lavoro di Kechiche. Gli oggetti venduti andranno dalla Palma d’Oro alle pitture ad olio che hanno giocato un ruolo fondamentale ne La Vita di Adele”, ecco il comunicato ufficiale che annunciava l’impresa di realizzazione della nuova pellicola: una scelta che dimostra la determinazione, se non addirittura la caparbietà di Kechiche, dal quale non possiamo che aspettarci un grande spettacolo.

Mektoub, My Love: Canto Uno: presentazione della pellicola

Ma veniamo ora al nuovo film di Abdellatif Kechiche, Mektoub, My Love: Canto Uno, che sarà in concorso alla Mostra del Cinema accanto ad altri curiosissimi lavori, tra cui Mother! di Darren Aronofsky, Suburbicon di George Clooney e The Shape of Water di Guillermo Del Toro – solo per citarne alcuni. Si tratta di un adattamento liberamente ispirato a La Blessure, la vraie dello scrittore François Bégaudeau, il quale, aveva manifestato già nel 2011, anno di pubblicazione del romanzo, la sua ammirazione per Kechiche e il suo desiderio di vedere la sua opera adattata al grande schermo.

Il protagonista della storia è Amin, un giovane sceneggiatore che, da poco trasferitosi a Parigi, torna nella sua città natale, Sète, sul Mediterraneo, per trascorrere le vacanze estive: qui, tra giornate passate al bar e al mare con gli amici d’infanzia, conosce Jasmine, di cui si innamora perdutamente. Sarà proprio grazie alla relazione con Jasmine che Amin arriverà nella villa di un ricco produttore desideroso di finanziare il suo esordio cinematografico. Piccolo intoppo: la moglie del produttore mostrerà un interesse nei confronti di Amin…

Prodotto dalla società Quat’sous Films, in collaborazione con France 2 Cinéma, Pathé e l’italiana Bianca Film, Mektoub, My Love: Canto Uno, il cui cast include Shain Boumedine, Ophélie Baufle, Salim Kechiouche, Lou Luttiau e Alexia Chardard, sarà distribuito in Italia dalla Good Films.

Abdellatif Kechiche, una carriera in ascesa

Nato a Tunisi il 7 dicembre 1960 e naturalizzato francese, Abdellatif Kechiche si è affermato sul panorama cinematografico internazionale grazie alla sua spiccata sensibilità nel proporre ritratti sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione sociale e culturale in Francia.

Dopo aver collezionato diverse esperienze come attore di teatro e di cinema, debutta alla regia nel 2000 con Tutta colpa di Voltaire (La Faute à Voltaire), vincitore al Festival di Venezia del Premio Luigi De Laurentis per la migliore Opera Prima: in questo primo impressionante lavoro, Kechiche si cala, seguendo le vicende del protagonista, Jallel, nella difficile condizione degli emigrati magrebini, protagonisti anche della successiva pellicola ambientata nella banlieue parigina, La schivata (L’Esquive, 2005), che riscuote un grande successo nei festival di tutto il mondo e si aggiudica ben quattro premi César.

Nel 2007 esce poi Cous cous (La Graine et le mulet), con il quale Kechiche, sviluppando alcuni input autobiografici, continua la sua indagine sociale nella comunità magrebina in Francia, attraverso la storia di una famiglia di Sète, che, divisa inizialmente da alcune tensioni, si riunisce per realizzare il sogno del padre, Slimane, manovale portuale distrutto dalla fatica che vuole aprire un ristorante in una barca da rottamare, dove servire l’ottimo cuscus dell’ex moglie. La pellicola conquista non solo il pubblico, ma anche la critica alla 64esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, aggiudicandosi il Leone d’argento e il Premio Marcello Mastroianni per la sublime performance di Hafsia Herzi. Non sono di certo mancati anche i riconoscimenti in Francia, tra cui il Premio Louis-Delluc, il Premio Méliès e 4 César come miglior film, migliore sceneggiatura, migliore regia e migliore promessa femminile.

Come abbiamo ricordato poco fa, il 2013 segna infine un anno di svolta per il regista franco-tunisino, dal momento che viene insignito della Palma d’Oro al Festival di Cannes grazie a La vita di Adele, che, tratto liberamente dal romanzo a fumetti Il blu è un colore caldo di Julie Maroh, parla della (tanto acclamata quanto criticata) storia d’amore tra due giovani donne, Adele ed Emma.

Insomma, proseguendo il countdown in attesa dell’inaugurazione del Festival di Venezia e della presentazione del suo nuovo film, non ci resta che augurare a Kechiche il nostro grosso in bocca al lupo!

Be the first to comment on "Venezia 74: uno zoom su Abdellatif Kechiche"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*