Un'apocalisse ci salverà?

Un’apocalisse ci salverà!

noir2noir3Edizione molto dark quella di quest’anno del Courmayeur Noir in Festival, che imbastisce un'approfondita riflessione sull’apocalisse, passata, presente e futura. Già da anni serpeggia agitazione per le presunte profezie dei Maya, secondo le quali il 21 dicembre 2011 avrà fine il mondo; non tutti, però, si ricorderanno di altre apocalissi sventate, come quella del Millenium Bug, che nel 2000 avrebbe dovuto far precipitare il mondo nel caos, o come quella, molto più curiosa, profetizzata negli anni Cinquanta dal pediatra Elia Bianca, meglio conosciuto come Fratello Emman. Fu lui a riunire proprio sul monte bianco un nutrito gruppo di persone, attendendo la fine del mondo, prevista per il 14 luglio 1960. Alla fine, non accadde nulla. Sembra ciclico il bisogno dell’umanità di ipotizzare una catastrofe naturale che spazzi via la specie umana; e sembra che questo bisogno sia non casualmente legato a momenti storici di grande difficoltà, come quello affrontato in questi giorni da numerosi Paesi. Al Courmayeur Noir di quest’anno, cinema e letteratura si incontrano per dialogare su questo argomento, utilizzando come codice linguistico comune quello del noir, estremamente plastico e flessibile alla captazione dei mutamenti sociali.

Nel programma di questa XXI edizione, infatti, c’è la dimensione contemporanea (e la crisi che porta in seno) osservata attraverso frammenti diversissimi, che vanno dalla crisi economica rappresentata in Margin Call, con Kevin Spacey, alle intemperie esistenziali della famiglia di We Need to Talk About Kevin, passando per la lotta di classe israeliana di Policeman e gli incubi fantascientifici di Andrew Niccol, condensati nel suo nuovo In time. Ma c’è spazio anche per  il viaggio tridimensionale nella psiche umana dello spagnolo Sergi Vizcaino, regista di Paranormal Xperience 3D, per un omaggio all’inglese Stephen Frears (The Queen, Gumshoe, Fail Safe) e per un'anteprima assoluta del nuovo film di Dario Argento, Dracula 3D. Come se non bastasse, quasi per enfatizzare simbolicamente le infinite vie interpretative che il cinema fornisce quando osservato in differenti momenti storici, i due musicisti Pivio & Aldo De Scalzi rimusicheranno il film del 1929 La scala di Satana di Benjamin Christensen, restaurato dalla cineteca di Milano. Aprono e chiudono il Festival due padrini d’eccezione, protagonisti del nuovo cinema italiano: Luca Argentero e Michele Riondino.

Un’apocalisse ci salverà? è il titolo di uno degli incontri più attesi del Festival, in cui gli scrittori che partecipano a quest’edizione si confronteranno sul tema in questione; a questa domanda, ci sentiamo di rispondere anticipatamente con un si. Non, ovviamente, perché speriamo in un cataclisma che distrugga tutto e tutti. Ma perché pensare all’apocalisse, viverla anticipatamente come se stesse per verificarsi, è in realtà un modo efficace per elaborare risposte alla paura di questi tempi. Manipolare le ansie contemporanee attraverso il filtro di cinema e letteratura, è forse uno dei migliori sistemi per avvicinare al grande pubblico le cause della crisi, sostenendolo nell’elaborazione di risposte concrete.

Non ci resta dunque che attendere domani, quando avrà inizio quest’ “apocalisse festivaliera”, che coinvolgerà la suggestiva Courmayeur per sei giorni, dal 5 al 10 dicembre. 

Francesco Bonerba

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