A Yakuza’s daughter never cries - Sergei Bodrov e Gulshad Omarova

E se la Yakuza incontrasse la mafia russa?

Yamada è un potente boss della Yakuza. Tutti i suoi parenti sono stati uccisi tranne la sua nipotina di dieci anni, Yuriko. Per proteggerla da attentati decide di mandarla in Italia con una guardia del corpo. L’aereo diretto a Roma, però, ha un problema tecnico e deve atterrare in Russia. La guardia del corpo scompare e la ragazzina si ritrova, così, da sola in una terra sconosciuta. Mentre il nonno offre una ricompensa di dieci milioni di euro a chi ritroverà sua nipote e promette di spezzare il collo a chi le farà del male, Yuriko incontra Alexey. «Abbiamo pensato che sarebbe stato interessante vedere i russi attraverso gli occhi di una ragazza giapponese. I russi e i giapponesi sono persone molto diverse tra loro. Quello che sembra buono per gli uni potrebbe essere un male per gli altri. Abbiamo lavorato con i migliori attori russi e giapponesi. Chika, la nostra giovane protagonista giapponese, era la nostra preferita. Le riprese non sono state facili, ma a volte ridevamo sul set. Spero che anche il pubblico italiano trovi qualcosa di divertente nel nostro film!». [Sergei Bodrov e Gulshad Omarova]

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A Yakuza’s daughter never cries è un divertente e divertito pastiche di generi, assolutamente surreale e schizofrenico. Muovendosi continuamente tra Russia e Giappone, il film lavora sugli stereotipi legati a queste due culture, esasperandoli fino a farli esplodere in un concitato susseguirsi di imprevedibili situazioni, sostenuto da ritmi musicali di balcaniche rimembranze. Basti pensare a una delle sequenze emblematiche del film, in cui la giovane protagonista fugge da una delirante umanità variopinta: un gruppo di nudisti, gli invitati a un matrimonio, gangster russi e giapponesi. C’è davvero di tutto. Lo scopo dei due registi, Sergei Bodrov e Gulshad Omarova, è quello di divertire unendo le sgangherate vicende di due personaggi apparentemente agli antipodi: un ragazzo della malavita russa e la piccola nipote di un boss della Yakuza. Scoprendo come due realtà molto differenti possano essere in realtà ravvicinate dai gradi di follia di uomini e donne molto simili tra loro. E come l’amicizia non abbia confini geografici. Nessuna pretesa di realismo in A Yakuza’s daughter never cries, ma solo il desiderio di giocare con i generi, le citazioni e i cliché, uno dei passatempi prediletti del Noir (Tarantino lo sa bene). 

Francesco Bonerba

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