Switch - Frédéric Schoendoerffer
- Categoria: Courmayeur Noir in Festival
- Creato Mercoledì, 07 Dicembre 2011 12:02
- Pubblicato Mercoledì, 07 Dicembre 2011 12:02
- Scritto da Francesco Bonerba
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Genie impazzite
La venticinquenne Sophie Malaterre, illustratrice old fashion, si arma di forza e coraggio per passare un'estate solitaria a Montreal. Non ha programmi, nessun amico nei paraggi o fidanzato... fino a quando non sente parlare di un sito, switch.com, dove si possono scambiare gli appartamenti. È l'occasione giusta per cambiare aria. Trova un bilocale a Parigi con vista sulla Torre Eiffel, compra il biglietto e parte. Il primo giorno è da sogno ma il mattino seguente la polizia sfonda la porta dell'appartamento. Un cadavere senza testa giace nella stanza, le impronte sull'arma del delitto sono sue, il passaporto dice che lei è Bénédicte Serteaux, la proprietaria della casa. «Jean-Christophe aveva visto Scènes de crimes, io avevo letto i suoi primi due libri, Il volo delle cicogne e I fiumi di porpora. L'uno ammirava il lavoro dell'altro. E siamo diventati amici. Siamo stati vicini a collaborare diverse volte, ad esempio all'adattamento de Il giuramento, ma poi il progetto non andò avanti. Un giorno, ho detto a Jean-Christophe: 'È incredibile, ci conosciamo da dieci anni e nei nostri rispettivi lavori ci occupiamo più o meno degli stessi temi. Vorremmo lavorare insieme ma non ci siamo ancora riusciti. Come mai? E se realizzassimo un'idea originale scrivendola senza dire niente a nessuno?'». [Frédéric Schoendoerffer]
Switch, del regista francese Frédéric Schoendoerffer, inizia con un cliché dei film horror (pur non essendo un film horror): l’arrivo della protagonista in una nuova casa. Il cambio di abitazione viene sempre inteso all’interno di questo genere e affini come un disequilibrio della quotidianità, una minaccia a una consolidata sicurezza che porta con sé ansie ed eventuali inquietanti lasciti dei precedenti inquilini. Non fa eccezione questo caso, in cui la giovane Sophie Malaterre viene catapultata in un incubo che mette in discussione la sua stessa identità, e proietta lo spettatore nel classico dilemma: chi è veramente chi? Se film come A Beautiful Mind e Shutter Island hanno condotto un’indagine analitica sulla schizofrenia, l’intento di Schoendoerffer è differente: egli porta avanti una riflessione che ha come base le opportunità offerte dalla medicina contemporanea, grazie alla quale è possibile con un solo seme fecondare artificialmente più donne. La carnefice del film, affetta da squilibri psichici, è ossessionata dai suoi due fratellastri (frutto di un’inseminazione da parte dello stesso donatore), dalle loro vite felici che contrastano con la sua triste infanzia. Ucciderli è l’unico modo che ha per vendicarsi della sua infelicità e, soprattutto, per riacquistare la propria identità, eliminando i suoi alter ego genetici. Schoendoerffer riflette, dunque, sui segreti legami di sangue che sussistono tra persone apparentemente distantissime tra loro, e utilizza questa base per ambientare il suo thriller. Il risultato è un prodotto interessante e dal buon ritmo, che trova nell’interpretazione della brava Karine Vanasse un suo punto di forza. Peccato solo per qualche toppa nella sceneggiatura, che rende poco credibili alcuni snodi narrativi del film.
Francesco Bonerba






