In time - Andrew Niccol

 Carpe diem 

In un futuro dove il gene dell’invecchiamento è stato neutralizzato, gli umani non crescono oltre i venticinque anni. Per evitare la sovrappopolazione, però, tutti sono costretti ad acquistare il tempo, diventato letteralmente denaro. Perciò l’unico modo per sopravvivere è guadagnare soldi, rubarli o ereditare da altri il tempo. Will Salas vive minuto dopo minuto in attesa di compiere venticinque anni, fino a quando non gli piove dal cielo un sacco di tempo a disposizione. In questo modo entra a far parte del mondo dei ricchi e insieme a una bella ereditiera cercherà di distruggere un sistema profondamente corrotto. «In Time è un thriller. E penso che gli spettatori potranno divertirsi vedendo le acrobazie, l’azione, gli inseguimenti in macchina e Amanda Seyfried che brandisce una pistola, cosa che fa egregiamente! Ma credo che gli spettatori apprezzeranno anche alcune delle idee e dei temi che esploriamo, perché In Time racconta qualcosa sul nostro desiderio di rimanere giovani per sempre. Anche se non possiamo spegnere il gene dell'invecchiamento, come accade nel film, facciamo di tutto per rimanere giovani». [Andrew Niccol]

 

time

Ad Andrew Niccol non mancano le buone idee, questo è certo. Se quella utilizzata per il suo ultimo film, In time, l’abbia rubata da qualche romanzo di Philip Dick o sia frutto di una illuminazione folgorante avuta per sbaglio, non ha importanza. Perché, finora, un’idea del genere non era mai stata portata su grande schermo, o quantomeno non con una tale chiarezza di intenti. E, soprattutto, questa idea non era mai stata sfruttata come brillante metafora della condizione sociale e politica contemporanea. Il tempo è denaro. Lo si è sempre detto. Ma bisognava attendere Niccol per vedere questa uguaglianza rappresentata al cinema. In tutta la sua intrinseca complessità e i suoi messaggi polivalenti. Dentro In time si leggono i ritmi frenetici della vita quotidiana, l’incapacità di sfruttare positivamente il tempo a disposizione, gli squilibri nella ripartizione della ricchezza, la filosofia del carpe diem, una critica al capitalismo, una sofisticata equazione che rapporta tempo, serenità esistenziale e qualità della vita, una distopia economica, una parabola sull’eterna giovinezza, un articolato discorso sulla selezione della specie. Di carne al fuoco, dunque, ce n’è davvero tanta. Lo stile, è quello inconfondibile di Niccol: ambientazioni in bilico tra futuribile e retro; una fotografia enfatizzata da specifici codici cromatici; un look intrigante dei personaggi; una colonna sonora enigmatica e trascinante.

Peccato, però, che queste magnifiche premesse siano state sviluppate non al meglio delle loro possibilità. Forse proprio a causa delle tante cose da dire, il regista americano si perde nei meandri della propria creatura; oltre a trascurare (forse a causa delle ristrettezze di budget) effetti speciali e rifiniture tecniche (movimenti di macchina, inquadrature, ecc.), Niccol costruisce una storia debole, che si avviluppa su se stessa collezionando buchi narrativi qua e là. E riunisce un cast (Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy) senz’altro di richiamo ma non molto presente in termini di interpretazione; gli attori protagonisti, in particolare Timberlake e Seyfried, sembrano imbalsamati in un paio di espressioni, fatto aggravato da dialoghi affatto significativi. Ombre e luci, dunque, su questo film, che alla fine lascia la fastidiosa sensazione di aver sprecato una possibilità unica per dar forma  a un’idea geniale. Solitamente, questo è quanto accade alle mega-produzioni americane di fantascienza: ottime idee, storie puerili. In questo caso, non ci sono neanche soldi a sufficienza per far uscire realisticamente di strada una macchina. Si spera che questo sia stato solo un passo falso nella carriera di Niccol, che senza alcun dubbio ha ancora molti jolly da sfruttare. 

Francesco Bonerba

 

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