De bon matin - Jean-Marc Moutout

Storie di ordinaria follia

Come ogni lunedì mattina, il cinquantenne Paul Wertret sta entrando al lavoro alla Banca Internazionale del Commercio e della Finanza, dove si occupa della gestione dei piccoli clienti. Alle otto in punto, fa il suo ingresso in sala riunioni, estrae dalla sua valigetta una pistola e spara a due dei suoi superiori. In attesa che la polizia arrivi per arrestarlo, Paul si rinchiude nelle sua stanza e passa in rassegna la sua storia, soffermandosi su ciò che lo ha portato fino a quel punto. «Quello che mi interessava era il tempo sospeso tra l'omicidio e la fine, e raccontare la storia di un uomo che fa il bilancio della sua vita a partire dai frammenti che gli tornano in mente. Una scena conduce a un’altra, momenti del passato si collegano attraverso una logica emozionale e drammatica. Chi è Paul, professionalmente e nel privato? Cosa lo ha portato a questa tragica fine? L'obbligo era di ripercorrere il suo viaggio personale in modo accessibile al pubblico, ma in ogni scena mi sentivo molto libero. Dal momento che il film inizia con gli omicidi, le scene sono tutte piuttosto indipendenti. Non c'è un finale drammatico da svelare. Nel montaggio, abbiamo provato differenti approcci perché era possibile raccontare questa storia in molti modi». [Jean-Marc Moutout]

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Dalle prime silenziose immagini, che pedinano il protagonista (un assorto e bravissimo Jean-Pierre Darroussin) nel suo viaggio verso l’ufficio, De bon matin sembra una fusione tra Le luci della sera ed Elephant. La compostezza del primo impatto formale, tuttavia, cede subito il posto a un film avvolgente, che racconta la crisi delle banche dal punto di vista di un uomo che non riesce a tenere il passo con i cambiamenti del mondo che lo circonda. Jean-Marc Moutout ricostruisce la sua storia attraverso una avvicendarsi di frammenti temporali che si inseguono: una visita da uno psicologo, una passeggiata sul mare, una gita in barca, delle visioni notturne. Corpuscoli di vita che preparano segretamente un tragico epilogo, un momento di lucida follia che viene in risposta al senso di inutilità di Paul Wertret, che nonostante una famiglia a lui vicina e una sincera tensione alla vita, non riesce ad andare avanti. Moutout, senza perdersi in spiegazioni verbose, pedina il suo personaggio con primissimi piani, cogliendone le sfumature psicologiche, la stasi interiore, mai passiva rassegnazione. Alla fine, non viene spiegato il perché di un gesto tanto radicale, né viene dato un giudizio morale. Quello che De bon matin mostra è una realistica esasperazione del latente senso di smarrimento che la crisi ha portato con sé nella vita di ogni giorno. L’ultima immagine del film, una carrellata sui volti dei colleghi e dei capi di Wertret, mette a nudo quel Sistema da cui esso è scappato e che ha voluto in qualche modo ferire; un sistema finalmente ridotto al silenzio, in cui le ipocrisie e i giochi di potere si sono quietati. Per lasciare il posto a un’amara riflessione. 

Francesco Bonerba

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