31° FantaFestival: Detective Dee and the mystery of phantom flame - Tsui Hark

Holmes in China

Siamo nell’anno 690 d.C., al tempo della dinastia Tang, nella città capitale di Luoyang. Vi si sta costruendo un monumentale stupa buddista. Quando sarà completato, la prima donna Imperatrice della Cina, Wu Zetian, salirà formalmente al trono del Paese più grande e potente del mondo. Ma una serie di misteriose sciagure minaccia l’ascesa di Wu al potere: diversi uomini sono morti per autocombustione in pubblico. Decisa a risolvere il caso prima di salire al trono, Wu si rivolge a un candidato improbabile, Di Renjie, fatto imprigionare otto anni prima dopo che lui l’aveva criticata per aver preso il potere alla morte dell’Imperatore: lo nomina Giudice Supremo dell’Impero, affiancandogli nell’indagine il violento e ambizioso magistrato Bei Donglai.

Sherlock Holmes va di moda, c’è chi lo ri-vede in modo postmoderno con il sorriso beffardo di Robert Downey jr. e c’è invece chi non cita per niente Holmes, ma di contrappunto genera un personaggio dagli aspetti simili e contrastanti, che rimandi in modo vago al grande detective di Doyle. Hark si da al giallo d’azione, in un’opera storica di grande richiamo, frutto di un personaggio a metà tra la finzione e rumori di gesta veramente avvenute. Di Renjie sguardo attento e movenze ossessive seguite passo passo dalla macchina da presa, De Renjie emblema di un cinema cinese in evoluzione costante nella gestione e realizzazione di diversi generi o racconti umani (spettacolari). Hark dimostra per l’ennesima volta il proprio valore nel controllare il materiale girato, plasmandolo attentamente, in modo da creare la giusta coesione e tensione da mettere in relazione alle aspettative dei critici e del popolo. Colpi di scena, una sceneggiatura per certi versi ricercata, una Cina del 700 Dc ricostruita con attenzione e personale visione, Detective Dee and the mistery of phantom flame “acchiappa” consensi e si lascia guardare fiero, nei suoi giri di parole e nelle azioni che da essere derivano. Hark fa trasparire soddisfazione per il risultato finale, “Questo film – ammette il regista – racconta delle parole e dei gesti. Delle parole che una persona può dire o porta con sé. La maggior parte del tempo le persone nascondono dei segreti. Di fronte a condizioni o situazioni nuove ognuno sceglie cosa dire o non dire. E sta alla saggezza del singolo individuo dividere la verità e credibilità di queste, appunto, parole”.

Riccardo Iannaccone