2009

Alice nella città (in concorso) - Marpiccolo

Marpiccolo – ALESSANDRO DI ROBILANT
SEZIONE: ALICE NELLA CITTA’ (CONCORSO)

In fuga da Taranto

Sinossi
Tiziano si sente chiuso in gabbia. Prigioniero di uno stupido banco, in una stupida scuola. Di un padre violento e di una vita sbagliata. Perché dentro di lui c'è rabbia, ma a volte anche gioia. E la voglia di cambiare un destino già scritto.

 

Sullo sfondo della periferia di una Taranto profondamente corrosa dall’inquinamento, si muovono le vicende di una famiglia che affronta quotidiane difficoltà: padre dipendente del videopoker, madre casalinga impegnata per la tutela dei propri figli da azioni sconsiderate (l’installazione di un ripetitore nei pressi della scuola della figlia più piccola), figlio diciassettenne, Tiziano, corriere sporadico della malavita locale che coltiva il sogno di fuggire dalla realtà di degrado in cui vive.
Unico film italiano in concorso nella sezione Alice nella città, Marpiccolo, tratto da libro Stupido di Andrea Cotti, è un’opera interessante, coraggiosa ma a un primo impatto non pienamente riuscita. L’intento del film, infatti, sembra quello di discostarsi dal grigiore dei drammi imperniati sulla microcriminalità, avvolgendo una vicenda drammatica in un bozzolo di positività che smussa i tratti dei personaggi negativi, conferisce maggior potere d’azione alle figure positive e impedisce allo sviluppo narrativo di approdare ad esiti definitivi come la morte. Quest’operazione di “alleggerimento” dei toni del racconto, tuttavia, non giungendo alla creazione di un registro autonomo, continua ad adoperare i modelli del racconto criminale ed entra in conflitto con essi in diversi momenti: sia quando cerca di minimizzare furti, pestaggi e (tentati?) omicidi compiuti dal giovane protagonista, sia quando sfocia, sul finale, nell’atteggiamento rinunciatario, sottomesso e pessimistico di quelle che sarebbero state altresì figure positive: la prof.ssa di italiano, che accetta di non poter cambiare i propri studenti; la madre di Tiziano, che dopo essersi battuta strenuamente per i diritti della propria figlia sul finale accetta una casa nuova, regalo del boss malavitoso che ha attentato alla vita di suo figlio; Tiziano stesso, che abbandona famiglia e amici al proprio destino fuggendo da Taranto.
Da un punto di vista tecnico, vanno riconosciuti al film alcuni meriti non indifferenti: un’ottima colonna sonora ad opera dei Mokadelic, un’apprezzabile cura della fotografia e un cast ricco di ottimi interpreti, dal paterno Giorgio Colangeli all’energica Anna Ferruzzo, passando per il losco Michele Riondino. Nel complesso, dunque, Marpiccolo, nonostante l’ottimo livello interpretativo e registico, convince solo a tratti, forse vittima di una indefinitezza narrativa che lo mantiene costantemente in bilico tra un racconto per ragazzi e un realistico affresco del mondo adulto, senza essere mai nessuno dei due.

Francesco Bonerba

CONFERENZA STAMPA

 

- Il film era stato inizialmente ambientato a Napoli e poi si è passati alla Puglia. Come mai questo cambiamento improvviso di location?

Alessandro Di Robilant: Inizialmente il film non aveva una precisa collocazione. Per pura casualità sono rimasto colpito da Taranto, e così abbiamo chiesto agli sceneggiatori di produrre una nuova versione del film ambientata in questa città.

- La scelta di mantenere l’Ilva sullo sfondo è volontaria o è stata determinata dal fatto che il film non fosse stato già dall’inizio ambientato a Taranto?

ADR: Abbiamo voluto concentrarci specificatamente sulla storia dei ragazzi, mantenendo la questione ambientale sullo sfondo.

- Che tipo di lavoro è stato fatto con gli sceneggiatori?

ADR: Ci sono stati vari passaggi. Il libro da cui è stato tratto il film non identificava con precisione la località in cui si svolgevano le vicende. Abbiamo però voluto fare riferimento al film City of God, cercando di non raccontare delle persone in difficoltà immusonite dalla propria condizione, ma, piuttosto, gente reattiva, vitale.

- Un commento da parte degli interpreti…

Anna Ferruzzo: la fisicità del mio personaggio è rappresentativa di quella delle donne del quartiere Paolo VI, che oppongono la propria presenza fisica a qualcosa che le sovrasta e tenta continuamente di schiacciarle.

Giorgio Colangeli: Del film mi è piaciuto il mio personaggio e l’ottimismo. Il protagonista ritrova la strada perché ha avuto dei buoni educatori.

Valentina Carnelutti: Condivido. Penso che la figura dell’insegnante sia associabile a quella di una volontaria, una volontaria che dimostra che con la cultura si può fare qualcosa di concreto.

Michele Riondino: Sono felicissimo di aver partecipato a questo progetto perché sono di Taranto, esattamente del quartiere in cui è ambientata la storia. Taranto è la coscienza sporca dell’Italia, la polvere sotto il tappeto. L’Ilva è stata rappresentata sullo sfondo perché, nonostante la sua presenza, la vita della città continua, giorno dopo giorno.

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