Ok, Enough, Goodbye - Rania Attieh e Daniel Garcia
- Categoria: Torino
- Creato Sabato, 03 Dicembre 2011 02:19
- Data pubblicazione
- Scritto da Andrea Fumagalli
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Il protagonista di questa pellicola è un abitante di Tripoli, morbosamente attaccato alla madre, con cui vive: la vuole portare in viaggio con sé, rifiuta di vedere gli amici per poter rimanere con lei, vuole sapere cosa ha cucinato prima di accettare un invito a pranzo, in una routine comoda ma frustrante fatta di continui battibecchi quotidiani. Nonostante le preoccupazioni della madre sulla necessità che il figlio inizi una vita propria, quest’ultimo non sembra per nulla porsi il problema. Finchè un giorno la madre, senza alcun preavviso, abbandona la propria casa e il figlioletto per andare a Beirut senza lasciare ragioni del suo viaggio, ed il figlio si trova ad affrontare la propria solitudine. Cercherà conforto in un rapporto basato su sms con una prostituta, nella compagnia del bambino dei vicini ed infine con una badante eritrea che lo aiuterà a prendere coscienza della sua vita.

Lungometraggio di esordio di Rania Attieh e Daniel Garcia, Ok, Enough, Goodbye ha un taglio documentaristico, con tanto di finte interviste ai personaggi che parlano di sé e delle loro vite, toccando tematiche psicologiche e sociologiche come la solitudine o la necessita di condividere con gli altri anche le piccole cose, come delle brioches davanti al televisore.
Si potrebbe quasi definire una commedia colma però di profonda malinconia, benché durante il film si rida parecchio: un esempio potrebbero essere i suoi maldestri tentativi di non essere più solo cercando di condividere qualcosa. Ma ciò che fa realmente ridere è la caratterizzazione che i due registi esordienti hanno dato al loro protagonista, che per certi versi si potrebbe accostare allo Charlot chapliniano, benché non si tratti proprio delle gag da slapstick comedy. Il film purtroppo però presenta anche qualche pecca: ad esempio gli spezzoni di false interviste amatoriali in cui i personaggi si raccontano, pur non aggiungendo nulla allo sviluppo della vicenda e che sono in netto contrasto con l'andamento poetico della pellicola. Rania Attieh e Daniel Garcia sono riusciti comunque nel complesso a creare un film diverso e con molta poesia, scegliendo l'insolito punto di vista un uomo spaesato e spaventosamente solo.
Andrea Fumagalli



