I più grandi di tutti - Carlo Virzì

 Fantomatico gruppo rock della scena italiana anni ’90, i Pluto, dopo più di dieci anni nel dimenticatoio, ha l’occasione di riunirsi e tornare a suonare grazie a un loro insospettabile e fedele ammiratore che ha la possibilità di girare un documentario sulla band. Con non poche difficoltà i quattro si riuniscono, soprattutto per merito dell’entusiasmo del giovane giornalista in sedia a rotelle che, dietro lauto compenso e la promessa/illusione di una nuova e nostalgica tournée, ottiene una video intervista che mostra tutto il disinteresse degli stessi componenti del gruppo verso uno pseudo-successo passato e archiviato, quasi con fastidio.

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Opera seconda di Carlo Virzì, fratello del più noto Paolo, che nel 2006 aveva esordito con L’estate del mio primo bacio, I più grandi di tutti viene addirittura presentato in concorso, e con presenti in sale regia e cast al gran completo, al Torino Film Festival. 
A quanto pare il progetto è nato per un desiderio del regista di unire le sue grandi passioni, il cinema e la musica, essendo lui stesso musicista e avendo fatto parte di un gruppo, gli Snaporaz. In realtà, quando in sala gli si chiede di approfondire le sue opinioni in merito al film, alla scena musicale italiana odierna, ai personaggi, Virzì riesce a dirci ben poco, rispondendo addirittura con un imbarazzato “boh”. Sulla china dell’intervista messa in scena dal film, attori e regista appaiono in difficoltà nel rispondere alle domande. 

Torniamo al film.
Il cast è di tutto rispetto: Claudia Pandolfi, Alessadro Roja, Marco Cocci, Corrado Fortuna, Dario Kappa Cappanera, al suo esordio, Catherine Spaak e con la partecipazione di Frank Hi-Nrg Mc, che però non canta una nota.
Nostalgica commediola rock che tenta di affrontare alcuni temi come la disabilità, la precarietà, l’alienazione, il rapporto padre-figlio: tanti spunti che rimangono, però, solo accennati. Ricco invece di cliché stereotipati dei reunion movies: l’eterno Don Giovanni che ci riprova con la ex di una volta, i dissidi mai chiariti tra due vecchi compagni, il disagio dell’incontro forzato e le discussioni ripetitive sui soliti contrasti. Il film non si spinge oltre.
La domanda su come il film possa essere stato finanziato dal Ministero dei Beni Culturali sorge spontanea e anche la sua partecipazione al festival è di dubbia leggitimità.

Martina Asia Coduri De Cartosio