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Categoria: Venezia 2010
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Creato Sabato, 11 Settembre 2010 12:25
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Pubblicato Sabato, 11 Settembre 2010 12:25
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Scritto da Germano Boldorini
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La solitudine nel successo
Sinossi: I numeri primi sono divisibili soltanto per uno e per se stessi. Sono numeri solitari e incomprensibili agli altri. Alice e Mattia sono entrambi “primi”, entrambi perseguitati da tragedie che li hanno segnati nell’infanzia: un incidente sugli sci per Alice, che le ha causato un difetto a una gamba; la perdita della sorella gemella per Mattia. Quando da adolescenti si incontrano nei corridoi di scuola, riconoscono il proprio dolore l’uno nell’altra. Crescendo, i loro destini s’intrecciano in un’amicizia speciale, finché Mattia, laureatosi in Fisica, non decide di accettare un posto di lavoro all’estero. I due si separano per molti anni e sarà una sequenza di eventi a ricongiungerli, per riportare in superficie una quantità di emozioni mai confessate.
C’erano almeno due motivi di grande attesa per La Solitudine dei Numeri Primi: la trasposizione cinematografica di un libro (scritto da Paolo Giordano) di grandissimo successo ed il ritorno di un giovane regista che con le sue due precedenti opere si era segnalato come uno dei talenti più curiosi e interessanti del nuovo cinema italiano. Il film racconta le vicende parallele di Alice e Matteo, entrambi segnati da un’infanzia molto difficile ed caratterizzati da una grande solitudine. Due “numeri primi”, divisibili solo per se stessi. Saverio Costanzo sembra oscillare per tutto il film tra il desiderio di voler indagare in profondità i suoi due protagonisti (in sintonia con Private ed In Memoria di Me) e il dover fare i conti con una materia narrativa eccessivamente ingombrante. Stona poi il tentativo di inserire nel film spunti ed intuizioni da cinema thriller (con l’uso pleonastico e reiterato dello score di Morricone per L’Uccello dalle Piume di Cristallo di Argento). Così il film resta come sospeso, indeciso sulla strada da prendere, che non riesce mai a superare l’impressione di una cosa già vista (l’infanzia traumatica, la cattiveria degli adolescenti) e dando l’idea di un qualcosa di forse efficace sulla pagina ma davvero difficile da far rivivere sul grande schermo. La Solitudine dei Numeri Primi finisce con il non soddisfare né gli appassionati del libro né chi, come noi, aveva apprezzato il precedente cinema di Costanzo. Chiaro che lavorare su un libro così celebre permetterà al regista di farsi conoscere oltre l’elite cui era stato confinato fino ad oggi e ci auguriamo possa almeno aprire a Costanzo maggiori possibilità realizzative. Ma il film è una delusione.
Germano Boldorini