Venus Noire CONCORSO
- Categoria: Venezia 2010
- Creato Sabato, 11 Settembre 2010 12:30
- Pubblicato Sabato, 11 Settembre 2010 12:30
- Scritto da Germano Boldorini
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La Venere Nera
Sinossi: Parigi, 1817, Accademia Reale di Medicina. “Non ho mai visto testa umana più simile a quella di una scimmia”. Di fronte al calco del corpo di Saartjie Baartman, l’anatomista Georges Cuvier è categorico. Un parterre di distinti colleghi applaude la dimostrazione. Sette anni prima, Saartjie lasciava l’Africa del Sud con il suo padrone, Caezar, per andare ad offrire il suo corpo in pasto al pubblico londinese delle fiere e degli zoo umani. Donna libera e schiava al tempo stesso, la “Venere ottentotta” era l’icona dei bassifondi, sacrificata al miraggio di un’ascesa dorata...

Tre anni dopo il successo di Cous Cous il tunisino Kechiche torna in concorso a Venezia con il suo ultimo lavoro. Ambientato nel 1817, Venus Noir racconta la storia vera di Saartjie Baartman, una ragazza africana esposta come fenomeno da baraccone prima a Londra poi a Parigi, cinicamente osservata, tanto dalla gente comune che dal mondo scientifico come una "Venere ottentotta". Già dalla lunga sequenza d'apertura Kechiche riesce immediatamente a superare gli eventuali paragoni con un Lynch o con un Ferreri che potevano venire in mente leggendo la sinossi. Infatti sin dalla sua prima apparizione la protagonista, unica nera davanti ad una platea di bianchi, è presentata come un oggetto di sguardi, divisi tra il fascino e la repulsione nei confronti di una curiosità esotica.
La nostra crudeltà voyeuristica viene così declinata secondo una insostenibile accezione culturale e razziale. E dato che nella bellissima sequenza del processo, il padrone di Saartjie viene assolto da ogni accusa poiché il suo esibire la donna non è altro, secondo lui, che una messa in scena o una finzione, non ci sembra esagerato affermare che Saartjie (interpretata da Yahima Torres) riesce qui a diventare il simbolo di tutta la cultura africana. E del suo cinema. Un cinema guardato ancora con sospetto, largamente assente dai grandi festival internazionali, davanti al quale rischiamo ancora di subire il fascino dell'esotico, della bellezza di ciò che è "altro" da noi.
La puntigliosa ricostruzione storica, cui va unita la consueta abilità nel procedere per macrosequenze elidendo i raccordi di passaggio, serve a Kechiche per parlare dell'Africa e del modo in cui noi occidentali continuiamo a rapportarci con questo continente con tutte le sue espressioni culturali. Duro, asfissiante (grandissimo è l'uso dei primi piani) Venus Noir ci costringe a fare i conti con il nostro sguardo, spogliandolo di ogni orpello e riconsegnandocelo in tutto il suo orrore e nella sua crudeltà. Se non il migliore, sicuramente uno dei film più intensi visti quest'anno a Venezia.
Germano Boldorini






