Road to Nowhere CONCORSO

Perdersi

Sinossi: Il giovane regista cult statunitense Mitchell Haven ha trovato il materiale per il suo nuovo capolavoro: un film giallo tratto da una storia vera che ha per protagonisti una bella ragazza, Velma Duran, e il suo compagno Rafe Taschen, più anziano e politicamente impegnato. Il fallimento del loro truffaldino piano di corruzione causa l’uccisione di un vicesceriffo e culmina nel drammatico suicidio della sfortunata coppia. Mitchell si innamora di questa storia dal finale tragico, e ancor più dalla splendida Velma Duran. E il suo amore si accende ancor di più quando ingaggia per il film Laurel Graham, modella e attrice emergente che può vantare un’inquietante somiglianza con Velma. Quando però iniziano le riprese, nel luogo stesso degli avvenimenti, Mitchell scopre che...

Titoli di testa che in realtà non sono titoli di testa. Una storia di cronaca nera che si perde dentro ad una trasposizione cinematografica. Una ragazza che si fona i capelli per oltre quattro minuti. Difficile parlare di Road to Nowhere senza scadere nel banale o nel prevedibile. Difficile perché l’opera di Hellman,  pretenziosa e a strati, nonostante della qualità latente, si perde, nel voler spiegare senza dare i giusti strumenti per arrivare alla soluzione, quasi a voler emulare nel modo sbagliato la genialità mentale di David Lynch. E si perde nella ridondante auto-certezza di istallare dubbio e curiosità attorno a sé. Hellman criticato al riguardo ha provato a difendersi, parlando di film complesso, da vedere più volte per arrivare ad una soluzione. Ma mettendo da parte il fatto che colui che vi sta scrivendo ama questo tipo di realizzazione multimediale (anche nelle serie tv) "Road to nowhere" rimane nella considerazione dei più... un film che non solo abusa troppo del suo anti-conformismo, ma eccedendo nel suo triplo senso di irrazionalità -sconforto metacinematografico - e sviluppo nonsense, lascia cadere per strada i pezzi, non ottenendo il risultato finale sperato. L’attenzione quindi scema nel mixaggio tra le varie sotto-storie, e una rilettura visiva del film diventa alquanto improbabile, seppur necessaria. L’opera mantiene una sua ragione di esistere, su questo pochi dubbi, però sono le troppe incogruenze narrativo-visive a prendere il sopravvento nella mente sperimentale di Hellman. Lynch è lontano. Non rimane altro che accontentarsi di un qualcosa che gli si avvicini, di un qualcosa che difetti di linearità a parte (perché tecnicamente il film è molto valido) attenti ad uno spaccamento netto tra critica, realizzazione e pubblico.

Riccardo Iannaccone