Noi Credevamo CONCORSO
- Categoria: Venezia 2010
- Creato Lunedì, 13 Settembre 2010 00:42
- Pubblicato Lunedì, 13 Settembre 2010 00:42
- Scritto da Germano Boldorini
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Epopea Italica
Sinossi: Tre ragazzi del Sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci e disillusioni. Sullo sfondo, la storia dei conflitti implacabili tra i “padri della Patria”, dell’insanabile frattura tra Nord e Sud, delle radici contorte su cui si è sviluppata l’Italia in cui viviamo.
Della grandezza del film di Mario Martone si può parlare già solo semplicemente dal progetto/cinema che vi sta dietro: un complesso affresco storico che sintetizza in circa tre ore e mezza i momenti salienti del Risorgimento italiano. Un film in costume quindi, un impegno produttivo e organizzativo che è ormai cosa rarissima per l’odierna cinematografia italiana. La visione del film non fa che confermare le migliori aspettative: Martone e lo sceneggiatore Giancarlo de Cataldo scelgono di coprire un arco narrativo che va dal 1828 al 1862 usando come principale motore narrativo le storie di Salvatore, Angelo e Domenico. Il primo è un figlio di contadini, rappresentante del popolo; il secondo è maggiormente legato all’idea della lotta armata e del terrorismo; all’ultimo è invece affidata la finale constatazione di una profonda delusione storica, la presa di coscienza del fallimento dei più autentici ideali rivoluzionari. L’idea del fallimento è assolutamente centrale nel film di Martone, una rilettura della nascita dell’Italia raccontata con un uno sguardo oggettivo molto duro e distaccato, attento sia a cogliere le incongruenze, i voltafaccia e le tante ombre del Risorgimento (“L’albero è stato piantato. Con le radici malate ma è stato piantato” afferma la principessa Cristina di Belgiojoso) sia i legami con la contemporaneità (i palazzi moderni eternamente in costruzione che appaiono in una delle ultime scene, l’ingresso di Domenico nel parlamento vuoto). Attorno a queste tre storie ruotano le vicende di tutti i maggiori protagonisti dell’Ottocento italiano: l’attentato di Felice Orsini, il tradimento ideologico di Francesco Crispi, i dubbi di Giuseppe Mazzini (interpretato da un’impressionante Toni Servillo). Noi Credevamo ha il grande merito di raccontare una pagina così importante della storia italiana evitando ogni concessione all’enfasi o ad un facile spettacolo: quello di Martone è un viaggio lucido ed amaro che raffredda l’immedesimazione dello spettatore con i suoi protagonisti, procedendo per accumulo di informazioni, personaggi, brevi frammenti narrativi. Un film ambizioso, complesso e difficile di cui si parlerà tantissimo e sul quale anche noi dovremo tornare con un maggior distacco e un approccio critico più attento e approfondito. Volgiamo però confermare l’impressione di un film davvero bello ed importante e, contrariamente a molte delle cose viste qui, finalmente all’altezza del miglior cinema italiano.
Germano Boldorini






