Niente Paura FUORI CONCORSO
- Categoria: Venezia 2010
- Creato Venerdì, 17 Settembre 2010 17:20
- Pubblicato Venerdì, 17 Settembre 2010 17:20
- Scritto da redazione
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Canzoni italiane
Sinossi: Raccontare un musicista italiano e il suo pubblico per ripercorrere gli ultimi trent’anni del nostro Paese. Ma possono le canzoni raccontare la società? E può il percorso artistico di un musicista – nel nostro caso Luciano Ligabue raccontare come eravamo e come siamo adesso? La musica popolare parla di noi, e spesso ci ritrae meglio di tanti saggi o studi sociologici. Parte da un’emozione, dal ritmo, in maniera viscerale. Una canzone può semplicemente rimanere legata a un momento particolare della nostra vita, darci felicità, amarezza o nostalgia nel ricordo. Addirittura “celebrare” un evento cruciale, diventare “rito”, nel senso più laico e bello del termine (“Ehi, senti senti… questa è la nostra canzone!”). Canzoni ed emozioni. Canzoni nello scorrere della vita personale ma anche sociale e politica. Canzoni e memoria. Memoria personale e memoria collettiva, nel duplice senso di memoria di un Paese e memoria di tante persone insieme.
Niente paura è un docu-film sull’identità nazionale non razzista, non regionalista, nell’epoca delle “passioni spente”, nell’epoca della crisi radicale della politica, in senso lato. Il film racconta (in modo non ideologico, non didascalico, non “a riassunto”, ma attraverso le storie personali di uomini e donne comuni, di persone conosciute e dello stesso Ligabue) come siamo e come eravamo, in realtà da dove veniamo e quale Paese siamo diventati oggi. Un Paese, ad esempio, dove la dimensione collettiva della festa si esprime ormai solo ai concerti e alle partite di calcio della Nazionale, un Paese in cui perfino difendere il tricolore o l’inno di Mameli è motivo di scontro politico. La lontananza dei partiti dalla gente e l’urgere oggettivo di temi nuovi fa sì che chi si riconosce in un Paese non rassegnato combatta per la difesa della Costituzione (diventata non la base minima della convivenza civile, ma una specie di “libro dei sogni”, come dice Ligabue, qualcosa che ci sta davanti, un obiettivo da raggiungere) e per i temi cosiddetti etici: i diritti. Non solo e non tanto il classico diritto al lavoro; ma il diritto a decidere sul proprio percorso di fine vita, pari diritti elementari fra persone di appartenenza etnica diversa, di diverso orientamento sessuale, eccetera. Questa difesa-proposta salda alcuni “nuovi” diritti individuali con un impegno anche duro, rischioso, su terreni che stanno al confine fra morale, società, politica: contro la mafia, contro la camorra, contro l’impunità delle stragi, contro il razzismo nei confronti dei lavoratori immigrati, contro l’omertà che attraversa la coscienza delle persone. "Se - come ricorda Luciana Castellina - l’impegno politico che aveva assunto le dimensioni di una partecipazione impetuosa e di massa negli anni Sessanta e Settanta era la traduzione laica del cristiano amore per il prossimo con orizzonti di cambiamenti radicali di giustizia sociale, dagli anni Ottanta a oggi questa “passione” ha assunto sempre più la forma “resistenziale” bene riassunta da Don Luigi Ciotti, quando ci ricorda che resistere ha la stessa radice latina di esistere”.
redazione supergacinema.it






