The Tempest FUORI CONCORSO

Visioni shakespeariane

I passaggi dal teatro al cinema rappresentano spesso una sfida fallimentare per i registi che vi si accostano senza la giusta preparazione, e se poi il mostro sacro con cui fare i conti è Shakespeare… allora vuol dire misurasi non solo con una tradizione teatrale “alta” ma anche con i grandi registi cinematografici che hanno già tentato l’impresa. Julie Taymor si lancia nella Tempesta con una visione personale immediatamente percepibile che riesce magicamente ad armonizzarsi con il testo shakespeariano, dando luogo a quello che si potrebbe definire un adattamento fedele pieno di visionaria inventiva. Il più evidente intervento sul testo è il cambiamento del sesso del protagonista che da Prospero, attraverso la magistrale interpretazione di Helen Mirren, si trasforma in una Prospera piena di sfaccettature, potente e imperscrutabile ma al tempo stesso materna e ironica. Grande sorpresa della messa in scena dal punto di vista visivo, risulta invece la trattazione del personaggio di Ariel, lo spirito che serve Prospera in attesa di esserne liberato; spesso affidato ad interpreti femminili, il ruolo di Ariel viene invece qui assegnato a Ben Whishaw (che avevamo già potuto apprezzare nelle vesti di Keats in Bright Star) creando un interessante novità nel gioco di potere tra i due sessi. È proprio nella creazione scenica di Ariel che Taymor sembra sfruttare al meglio il mezzo cinematografico a sua disposizione, giocando con affetti speciale dal sapore artigianale e con una fotografia visionaria che riporta subito ai numeri musicali di Across the Universe (J. Taymor, 2007). Di straordinaria efficacia visiva risultano in generale le scenografie e i costumi (del premio Oscar Sandy Powell), che creano un universo visivo pregno di simboli e metafore, dalle forme essenziali ed esuberanti al tempo stesso. Una chiusura in grande stile per i fuori concorso a Venezia con uno dei film più interessanti dell’intero festival: The Tempest conferma una regista da tenere d’occhio, capace di esprimersi sia con i Beatles che con il Grande Bardo e mantenere sempre il proprio tocco fantastico.

Isabella Weber

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