Le bruit des glacons GIORNATE DEGLI AUTORI
- Categoria: Venezia 2010
- Creato Domenica, 12 Settembre 2010 02:00
- Pubblicato Domenica, 12 Settembre 2010 02:00
- Scritto da Francesco Bonerba
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Riso amaro
SINOSSI
«L’idea per questo film è nata vent’anni fa dal volto di un uomo che, secondo me, aveva una faccia da cancro! (…) Di tanto in tanto ci ripensavo, rimuginavo, ma non pensavo davvero di farne un film, forse per paura. Poi, un giorno, improvvisamente ho scritto in fretta e con grande piacere un testo nella forma del racconto lungo una quarantina di pagine…». (Bertrand Blier)

Il regista francese Bertrand Blier realizza, con Le Bruit Des Glacons, un’opera unica per originalità, qualità di scrittura e interpretazione che, mescolando ingredienti agrodolci con bravura e attenzione, colpisce e sorprende le emozioni dello spettatore.
L’idea di partenza è tanto semplice quanto complessa da articolare: un uomo si presenta a casa di un famoso scrittore in declino, Charles Faulque, dicendogli di essere il suo cancro. Da questo momento in poi sarà un susseguirsi di gag sospese tra il grottesco e il comico, organizzate in una sceneggiatura brillante, ricchissima di splendidi dialoghi e situazioni surreali. All’interno della storia, che ha come perno i duetti tra i bravissimi interpreti principali, Jean Dujardin e Albert Dupontel, fanno la loro comparsa una serie di personaggi dotati ognuno del proprio spessore narrativo: dal figlio di Faulque, alla sua giovane concubina russa, passando per la ex moglie e la sua domestica, segretamente innamorata di lui e afflitta anch’essa dal cancro, con le fattezze stavolta di una arcigna signora vestita di nero che ci coalizzerà con il cancro di Faulque. Da questo quartetto nasceranno una serie di sequenze sempre più folli e sempre più tragiche, che sfoceranno in un finale estremamente poetico.
La caratterizzazione dei personaggi, mescolata a un ritmo travolgente e al gusto per l’assurdo, fanno di Le Bruit Des Glacons un’opera adatta anche per i palati più fini, che, pur parlando del più grande male di questo secolo, riesce con ironia a evitare il cattivo gusto e i toni drammatici solitamente adoperati per lavori di questo genere. Un plauso alle Giornate degli Autori che hanno selezionato questa splendida opera.
Francesco Bonerba






