Dark Horse / IN CONCORSO

Dark Horse - Todd Solondz

Sezione: In Concorso

L’AMORE SECONDO SOLONDZ

TODD-SOLONDZ-DARK-HORSE

Sinossi: Un ragazzo sulla trentina con la sindrome di Peter Pan si innamora di una coetanea con la stessa sindrome, ma abbandonare la sua cameretta di adolescente si rivela più arduo del previsto. La tragedia incombe.

Dark Horse è uno dei film sui rapporti di coppia più disperati che si siano visti di recente. L’incontro tra Abe e Miranda (i bravissimi Jordan Gelber e Selma Blair) avviene nel modo più surreale e cinico possibile, in perfetta coerenza con lo stile di Solondz: ad una festa, gli unici a non ballare, lui che tenta di parlarle e lei che risponde a monosillabi. Il film prende però presto un percorso diverso da quello che ci si poteva aspettare dal regista: quello tra i due protagonisti è un rapporto dove l’amore, nell’accezione romantica del termine, è totalmente assente e a regnare è piuttosto una dolorosa rassegnazione, sorta di riflessione sullo stato dei rapporti sentimentali nella società occidentale. Lui è infantilmente innamorato di lei quasi come fosse spinto da un dovere sociale, lei accetta la sua immediata proposta di matrimonio perché è ora che la smetta di aspirare a diventare scrittrice e a tentare il suicidio quotidianamente. Attorno a Abe e Miranda troviamo i rispettivi genitori, specchio di ciò che attende i due dopo il matrimonio: noia, apatia, depressione. Mia Farrow e Cristopher Walken sono gli irresistibili genitori di Abe, seduti sul divano, incollati davanti alla tv, che Solondz riprende sempre dallo stesso punto macchina e con lo stesso obiettivo. Rispetto al passato, il regista di Happiness, smorza la sua cattiveria consueta sforzandosi di dare forma allo struggente rapporto che si viene a creare tra i suoi protagonisti. Esemplare in questo senso l’incontro finale dei due all’ospedale con la speranza di Abe che Miranda sia incinta di suo figlio. Non mancano i momenti irresistibili ma, specie nell’ultima parte, sembrano affidati più a gag surreali e fantasiose, che alla cinica concretezza dei suoi film precedenti. Ne esce un film di passaggio, forse non perfettamente riuscito ma con il pregio di mostrare un grande regista alla ricerca di strade nuove.

Germano Boldorini

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