Kotoko / ORIZZONTI
- Categoria: Venezia 2011
- Creato Sabato, 10 Settembre 2011 13:36
- Pubblicato Sabato, 10 Settembre 2011 13:36
- Scritto da Tommaso Di Giulio
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KOTOKO – Shinya Tsukamoto
Sezione: Orizzonti
LA DONNA CHE CANTA
A due anni dal terzo, interlocutorio capitolo della trilogia di Tetsuo, il regista giapponese Shinya Tsukamoto torna sul Lido per presentare, all’interno della sezione Orizzonti, la sua ultima intensa opera, Kotoko: storia di una ragazza madre affetta da un particolare ed inquietante sdoppiamento della vista che, all'apice di un esaurimento nervoso, si vede sottrarre il proprio figlio. La giovane donna dovrà combattere con il mondo e con se stessa per guarire dai propri demoni interiori e tentare così di riprendere il suo bambino.
Kotoko è un film in cui convivono i fondamentali tratti stilistici e praticamente tutti i classici topoi della filmografia tsukamotiana: l’uso frenetico della camera a mano, il tema del doppio, l’alienazione indotta dallo spazio urbano, la maternità, il sound design “terroristico”, il sesso e, ovviamente, la brutalizzazione dei corpi. Va comunque sottolineato come quest’opera, seppur visivamente in linea con i lavori più crepuscolari del regista come Snake of June o Gemini, rappresenti un’ulteriore passo avanti nel suo percorso artistico.
Infatti, chi segue fin dall’inizio il lavoro di Tsukamoto sa bene quanto questi sia abituato ad avere un controllo pressoché totale sui suoi film, svolgendo praticamente ogni ruolo necessario: regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore e - soprattutto - attore protagonista.
Contravvenendo per la prima volta questo dogma "tsukamotocentrico" , scopriamo come in questo suo ultimo lungometraggio il regista collaborari a stretto contatto con l'artista e cantante nipponica Cocco che, oltre ad interpretare la protagonista Kotoko, è anche autrice delle musiche (così già nella pietra angolare Vital del 2004) e production designer. Questa inedita volontà di mettersi (relativamente) in disparte per lasciare spazio alle stranianti performance canore della cantante attesta la capacità di Tsukamoto di saper reinventare ed aprire i confini del suo cinema, pur continuando a parlare di se, della sua poetica, dei suoi fantasmi.
L’amore per il suo personaggio, Kotoko, e per l’arte di Cocco viene palesato anche diegeticamente, tant’è che la piccola parte che il regista di Tokyo Fist ritaglia per sé è quella di un uomo-angelicato, un punchingball umano che vive per essere la valvola di sfogo della disturbata protagonista, facendosi sistematicamente massacrare di botte senza mai lamentarsi. Tsukamoto recita il tempo necessario per svolgere il suo compito di segno-funzione, poi scompare.
La violenza e l'amore costituiscono quindi, ancora una volta, il nucleo dell’opera: una violenza primordiale, liberatoria, dolorosa, ed un amore incontrollabile, animalesco, incomunicabile.
Con Kotoko ritorna, più in forma che mai, uno dei cineasti più influenti e importanti del cinema contemporaneo, nipponico e mondiale.
Tommaso Di Giulio






