Killer Joe / IN CONCORSO
- Categoria: Venezia 2011
- Creato Sabato, 10 Settembre 2011 13:40
- Pubblicato Sabato, 10 Settembre 2011 13:40
- Scritto da Germano Boldorini
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KILLER JOE - William Fredkin
Sezione: In Concorso
SOLO UN GRANDE FILM
Sinossi: Quando scopre che la madre ha rubato la sua scorta di droga, Chris, uno spacciatore di 22 anni, deve racimolare seimila dollari in fretta, o sarà un uomo morto. Disperato, va a trovare suo padre Ansel al campeggio delle roulotte, e gli espone il suo piano. La madre di Chris, odiata da tutti, ha un’assicurazione sulla vita che coprirebbe il suo debito e li farebbe entrambi ricchi. Il problema è che la madre di Chris è fin troppo viva. Ed è qui che entra in scena il poliziotto “Killer” Joe Cooper, un assassino prezzolato con maniere da gentiluomo degli Stati del Sud, disponibile a risolvere la faccenda, ma solo dietro pagamento anticipato di una somma che Chris e Ansel non hanno. Sul punto di piantarli in asso, Joe nota Dottie, l’innocente sorellina di Chris, e fa un’offerta al ragazzo: terrà con sé Dottie come caparra sessuale finché non avranno ottenuto il denaro e pagato il compenso. Seppur riluttante, Chris antepone il debito alla sorella, e acconsente alla richiesta; ma col passare dei giorni, osservando Joe insieme a Dottie, si pente della sua decisione. Chiede al killer di annullare tutto, ma è troppo tardi: il lavoro è già fatto. Convinto di essere in dirittura d’arrivo, partecipa trepidante a una seduta dall’avvocato per discutere dell’assicurazione. Quando scopre che il beneficiario unico della polizza non è Dottie, ma il compagno della madre, capisce di essere stato fregato. Quando Joe viene a riscuotere e scopre che i soldi non ci sono, usa la sua abilità di investigatore per arrivare fino in fondo, e tutti pagano il prezzo dovuto.

L’ultimo film di William Friedkin, per la prima volta in concorso al Festival di Venezia, è un meccanismo assolutamente perfetto, irresistibile e divertente. Da sempre grande innovatore di generi e inventore di magnifiche forme cinematografiche, il regista premio Oscar per Il Braccio Violento Della Legge adatta l’omonima pièce teatrale di Tracy Letts e tiene il suo film in difficile equilibrio tra dramma e farsa, violenza e risate. Ci sembra quasi superfluo soffermarci sui grandi pregi della realizzazione, a partire da uno stile visivo di elegante classicità per arrivare ad un cast gestito magnificamente (con una menzione speciale per Gina Gershon) e che rendono Killer Joe tra i film oggettivamente più riusciti visti in concorso a Venezia 68.
Però resta una netta impressione: quella di aver assistito ad un film dove, forse per la prima volta, Friedkin sia come arrivato in ritardo e che si sia limitato semplicemente a confezionare un ottimo prodotto. Dopo i Coen e Tarantino è difficile trarre linfa nuova da un ritratto spietato della provincia americana, sospeso tra grottesco e senso della tragedia, un tipo di cinema al quale il regista sembra qui adeguarsi senza una forte idea filmica, senza un autentico colpo di genio. Anche nei film meno fortunati di Friedkin (Cruising, Vite Vendute) c’è sempre stato un eccesso stilistico o narrativo, uno sguardo nevrotico e privo di compromessi gettato sugli individui o sugli spazi urbani che li rendevano ai nostri occhi piccoli grandi capolavori, da custodire e amare gelosamente. Killer Joe è la dimostrazione del notevole talento di mestierante di Friedkin, capace di confezionare un lavoro elegante e a suo modo perfetto. Anche troppo. Non nascondiamo che, privo degli eccessi del magnifico cinema del regista, Killer Joe è, sembra paradossale, una piccola delusione. Il problema è che dal regista di L’Esorcista e Vivere e Morire a Los Angeles, tra i più grandi talenti della sua generazione e capace di attraversare brillantemente i generi più diversi (dalla commedia all’horror, dal poliziesco al documentario) ci aspettavamo qualcosa di veramente memorabile. Abbiamo avuto “soltanto” un gran bel film.
Germano Boldorini






