La Cle des Champs / FUORI CONCORSO
- Categoria: Venezia 2011
- Creato Sabato, 10 Settembre 2011 16:50
- Pubblicato Sabato, 10 Settembre 2011 16:50
- Scritto da Tommaso Di Giulio
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La cle des champs - Claude Nuridsany, Marie Perennou
Sezione: Fuori Concorso
IL CANTICO DELLE CREATURE
Sinossi: Uno stagno deserto. Due bambini soli si lasciano stregare da quel luogo selvaggio che a poco a poco li avvicina l’uno all’altro, dando loro la forza di affrontare la vita. Visto attraverso i loro occhi e la loro fantasia, lo stagno diventa un regno segreto, meraviglioso e terrificante al tempo stesso, infestato di creature nate dai sogni o dagli incubi. I bambini vivono un’iniziazione, breve ma intensa, dalla quale usciranno trasformati.

Documentario e favola sono due forme di comunicazione inconciliabili? I registi di La Cle Des Champs ci dimostrano non solo il contrario, ma anche come l’incontro tra sguardo empirico e racconto di fantasia possa dar vita a qualcosa di nuovo e profondamente suggestivo. L’inedito melange è ottenuto attraverso un’intelligente scelta di messa in scena: mostrare l’intero corpus di straordinarie immagini “dal vero” sotto forma di diario - il ricordo affascinato del protagonista - attraverso un lungo flashback che ci riporta nel passato, in una placida estate in campagna teatro di un’infanzia solitaria e ricca di scoperte.
Il centro dell’opera è infatti costituito attorno riprese documentarie della flora e della fauna che popola lo stagno dove il protagonista, come un entomologo, passa le sue giornate ad osservare, rapito, ogni piiù piccolo particolare.
La favola irrompe invece quando una bambina vestita di rosso papavero giunge a turbare la quiete dello stagno e quella del protagonista. L’intuizione più felice dei registi consiste quindi nel costruire una vera e propria drammaturgia con il montaggio e con una divertente sonorizzazione delle immagini, associando suoni tipicamente urbani e legati al mondo degli uomini alle diverse attività svolte dagli insetti e dagli altri animali. Questa pratica, divertita e dichiaratamente ludica, produce un’adesione dello spettatore allo sguardo del giovane protagonista, intento ad antropomorfizzare l’intero microcosmos come se fosse un Dio silente e benevolo. Ecco allora che, ad esempio, il volo delle libellule viene associato il rombo di un jet; che il duello tra due insetti-stecco viene accompagnato dal suono di spade che cozzano l’una contro l’altra o che la schiusa di una covata di girini produce il festoso chiasso di una classe di bambini durante la ricreazione.
Per considerare La Cle des Champs un ottimo lavoro sarebbero bastate l’eccezionale qualità delle immagini ed il gusto (e la pazienza) per una ricerca del “non già visto”. Ma la sapiente alternanza di silenzio e musica – debitrice delle soundtracks meno cupe di Danny Elfman – e l’atmosfera bucolica ed onirica che pervade ogni immagine contribuiscono a fare dell’opera di Nurisdany e Perennou un piccolo grande gioiello di stile, una favola evanescente che racconta con garbo quanto possa essere magica la realtà.
Tommaso Di Giulio






