Life Without Principle / IN CONCORSO

Life without principle – Johnnie To

Sezione: In Concorso

MALAECONOMIA

“Viviamo in un mondo turbolento. Per sopravvivere, le persone non hanno altra scelta che prendere parte al gioco. Non importa con quanto impegno cerchino di seguire le regole; prima o poi una parte di loro andrà persa”.

Johnnie To

Sinossi: Life Without Principle segue tre fili narrativi: 1. un’impiegata di banca, promossa analista finanziaria, è costretta a piazzare fondi ad alto rischio ai suoi clienti per raggiungere gli obiettivi di vendita assegnati; 2. un piccolo malvivente consulta gli indici di borsa, sperando di guadagnare denaro facile per pagare la cauzione del compagno nei guai con la legge; 3. un inappuntabile ispettore di polizia, orgoglioso del suo sobrio stile di vita, cade improvvisamente nella disperazione quando la moglie paga un anticipo per un appartamento di lusso che non si può permettere, e quando il padre morente vuole che si occupi della giovane sorellastra che lui non sapeva di avere. Tre piccoli uomini con un disperato bisogno di denaro nelle loro vite. Non hanno niente in comune finché non appare una borsa con 5 milioni di dollari rubati, che li trascina in una situazione estrema...

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Sarebbe un errore considerare Johnnie To “solamente” uno dei più rivoluzionari maestri dell’action movie honkongese. C’è bisogno di riaffermarlo qui e adesso, perché temiamo che questo Life Without Principle scontenterà molti fan del suo cinema ipercinetico e roboante. In questa raffinata tragicommedia a cavallo tra più generi si avverte, infatti, la volontà di cambiare registro, di affrontare territori nuovi per non lasciarsi rinchiudere nella prigione di un cinema che non si evolve, schiavo di se stesso. Tuttavia, pur essendo scevro da sparatorie ed eccessi di violenza, l’ultimo film di To garantisce una vasta gamma di emozioni forti. Cogliendo con estrema precisione gli aspetti onnicomprensivi della recente crisi finanziaria e le sue drammatiche ripercussioni sul tessuto sociale di gran parte del pianeta, il regista tesse e approfondisce la trama di una visione del mondo e del cinema assolutamente unica.

Anche per questo Life Without Principle è uno dei film più densi e necessari di Johnnie To, una sintesi vertiginosa che, pur conservando solo in apparenza meno elementi di autorialità, rilancia e porta all’estreme conseguenze tutte le ossessioni che lo agitano da sempre. Tre storie che s’intrecciano e, sullo sfondo, lo spettro della crisi che avanza minacciosamente. I tre personaggi messi in scena, molto distanti per stile di vita, cultura, passato e prospettive vengono tutti risucchiati allo stesso modo nel vortice di un mondo completamente assorbito dall’ossessione per denaro. La crisi è solo un reagente, l’elemento catalizzatore che accelera le reazioni e fa emergere il lato oscuro di ogni individuo. To lavora su un doppio registro, mettendo a confronto due scale di valori: quella dei sentimenti e quella dell’economia. Ma nel momento stesso in cui si usa la parola valore, si presume la possibilità di una quotazione e di un rendimento, di una comparazione. Valutiamo i sentimenti e così li assoggettiamo alla legge dei mercati. I principi diventano merci. E perciò la vita stessa resta senza principio (Life Without Principle).

Il film inizia - e procede per buona parte della sua intera durata - con lunghi dialoghi in interni, primi piani, campi controcampi, accumulando linee e forme geometriche ed asettiche. L’antitesi dell’action. Per mezz’ora ci parla di indici di rendimento, di commissioni, di fattori di rischio, di garanzie. C’inchioda alla staticità di un’immagine che non è altro che il riflesso dell’implacabilità dei mercati, senza pietà come il fato. Poi, all’improvviso, tutto precipita e al contempo diviene chiaro: la vita, l’amicizia, l’amore, il futuro sono irrimediabilmente in balia del caso. Life Without Principle è pertanto uno dei film più cupi e definitivi sulla globalizzazione, il nuovo ordine economico mondiale e i suoi effetti perversi di mercificazione dei sentimenti e dei rapporti. Applaudiamo Johnnie To perchè, come David Cronenberg, non cede alla tentazione di ripetere se stesso pur di accontentare la maggioranza ma si agita costantemente come uno squalo, in attesa di colpire ancora.

Tommaso Di Giulio

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