Verano / Orizzonti
- Categoria: Venezia 2011
- Creato Sabato, 10 Settembre 2011 17:09
- Pubblicato Sabato, 10 Settembre 2011 17:09
- Scritto da Emanuele Rauco
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Verano - Josè Luis Torres Leiva
Sezione: Orizzonti
Un giorno qualunque

In un torrido giorno d’estate, piccoli episodi si susseguono nelle vite dei turisti e lavoratori di una vecchia località termale del Cile meridionale. Julieta, Francisco, Isa, Rodrigo, Ignacio, Mariana, Muriel, Gabriela, Eliseo, Norma, Alejandra e Claudio trascorrono le lunghe ore di vacanza nella natura, dormono al sole, imparano a guidare, puliscono la casa, si scambiano il primo bacio, nuotano al chiaro di luna oppure passeggiano e chiacchierano in tutta semplicità, mentre la giornata lentamente si dispiega in piccoli frammenti di felicità e scoperta. La (non) trama di Verano, film di Josè Luis Torres Leiva, regista cileno al quarto lungometraggio, dichiara da subito l'idea di cinema e di rapporto con lo spettatore. Come in alcuni casi radicali e molto controversi – quando non discutibili – il non raccontare, il fermarsi a contemplare atti e gesti senza nient'altro intorno, può sembrare un gesto non solo di rivolta verso il cinema (e lo spettatore) convenzionale, ma anche l'unico modo possibile per andare al fondo delle cose, senza doversi concentrare su altro che non l'uomo. Storie molteplici, ma non si tratta di un film corale, come Casotto di Citti per esempio. Il film ha un fulcro unico, da cui si dipartono diversi rami. L’asse principale è definito proprio da quei piccoli momenti, istanti invisibili di vita quotidiana vissuti da tutti i personaggi che compaiono nel film. La storia si sviluppa lungo una linea sottile tra la bellezza e la disperazione. Vagare nella foresta, felici di perdersi e di non appartenere a nessun posto. La storia vive nell’interiorità dei personaggi, ma anche all’esterno, in tutto ciò che li circonda. Ai loro occhi il mondo è aperto, inclusi la foresta e il cielo che li protegge. Il film parla di solitudine, ma anche di amore, della natura dei sentimenti e della scoperta di ciò che vorremmo diventare o realizzare nella vita. Non tutto però è compiuto, o almeno visualizzato dal regista, che pare servirsi degli attori come di un paesaggio con figure: e non sarebbe poi un grave problema, ma quello che manca al di là delle intenzioni, è un occhio davvero profondo, una dote davvero fluida e magnetica, capace di trasformare il nulla in tutto. E quella di Leiva lo è a metà.
Emanule Rauco






