Baarìa CONCORSO
- Categoria: Venezia 2009
- Creato Venerdì, 04 Settembre 2009 20:33
- Pubblicato Venerdì, 04 Settembre 2009 20:33
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Baarìa - Giuseppe Tornatore
SEZIONE: IN CONCORSO
Amarcord Tornatore
SINOSSI Una storia, divertente e malinconica, di grandi passioni e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi... Una famiglia siciliana raccontata attraverso tre generazioni: da Cicco al figlio Peppino al nipote Pietro... Sfiorando le vicende private di questi personaggi e dei loro familiari, il film evoca gli amori, i sogni, le delusioni di un’intera comunità vissuta tra gli anni trenta e gli anni ottanta del secolo scorso nella provincia di Palermo. Negli anni del fascismo Cicco è un modesto pecoraio che trova, però, il tempo di dedicarsi al proprio mito: i libri, i poemi cavallereschi, i grandi romanzi popolari. Nelle stagioni della fame e della seconda guerra mondiale, suo figlio Peppino s’imbatte nell’ingiustizia e scopre la passione per la politica.

CONFERENZA STAMPA Alla conferenza tenutasi al Palazzo del Casinò hanno partecipato il regista Giuseppe Tornatore, il produttore Giampaolo Letta, il compositore Ennio Morricone, con Francesco Scianna e Margareth Madè a rappresentare tutto il cast. Tornatore racconta di come Baaria fosse un progetto che da anni aveva riposto in un cassetto: avrebbe voluto girarlo a sessant’anni, ma in cuor suo era convinto che si trattasse di un’idea che non avrebbe mai visto la luce. Ovviamente ammette di essersi sbagliato, ma ringrazia per questo motivo Medusa Film e la persona di Giampaolo Letta, il quale innamoratosi subito della storia, ha spinto affinchè il film prendesse vita. Per quanto riguarda le musiche Morricone rivela di non essersi spinto molto, di non aver esagerato in quanto voleva che a parlare fossero le immagini del film, tenendosi, citando le sue stesse parole, “su un piano di musica molto omogeneo”. Baaria è un film, chiude Tornatore, che racconta la storia di un piccolo centro urbano siciliano, ma che chiunque non sia nato in una grande città potrà riconoscere come il proprio paese.
Roberto Ostuni






