Ape GIORNATE DEGLI AUTORI

Apan JESPER GANSLANDT

SEZIONE: GIORNATE DEGLI AUTORI

SINOSSI Krister, marito e padre, si sveglia e si trova a dover affrontare le conseguenze di una tragedia. È un uomo finito, ma non ne è ancora consapevole. Di fronte alla realtà quotidiana non c’è alcuna via di fuga e ben presto Krister è costretto a fare i conti con le sue azioni. Apan è un film sulla lotta per restare aggrappati a quelle cose intorno a noi che sono già perdute. La domanda che si pone è: cosa resta una volta che la vita di un tempo è persa per sempre?

Un uomo si risveglia sdraiato a terra sul pavimento del bagno. I vestiti sono sporchi di sangue, il silenzio avvolge la casa. Esce, raggiunge il suo posto di lavoro, come ogni giorno, ma qualcosa lo disturba, lo inquieta ai limiti del sostenibile. E’ questo l’incipit di Apan (the Ape), il film di Jesper Ganslandt presentato a Venezia per le giornate degli autori, e già la prima immagine porta con sé numerose domande che attanagliano lo spettatore; chi, cosa, quando, dove e perché…le quattro magiche W, indispensabili per la costruzione di un giallo, sono carne al fuoco per il Ganslandt il cui ‘ingrato’ compito è quello di fare chiarezza sui fatti, rivelando l’arcano allo spettatore attraverso un convincente intreccio narrativo. Solo al suo secondo lungometraggio il trentunenne regista svedese ha già una precisa idea di come creare suspence e inquietudine nel suo film, selezionando accuratamente cosa mostrare e quando: avvolto da una gelida atmosfera, un uomo peccatore tenta, nel caos del suo inferno terreno, di ripristinare l’equilibrio eliminando ciò che gli è ‘scomodo’, cancellando le sue colpe, cercando di rimediare al suo errore. In un lento susseguirsi di immagini ritmate da un montaggio frenetico tutto questo ci è magistralmente raccontato da Ganslandt e dall’interpretazione di Olle Sarri, nel ruolo del protagonista. Il volto, i movimenti, il ritmo di Sarri emanano agitazione e ansia; la sua vita si è trasformata in un calvario e, mentre la paura lo assale, l’unico cinico e impulsivo pensiero è quello di salvarsi occultando le prove, mentre la sua anima aspira alla redenzione confessando a sé stessa l’orrore che ormai ha macchiato la sua vita. 

Marina Zabatino

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