Delhi 6 ORIZZONTI
- Categoria: Venezia 2009
- Creato Giovedì, 10 Settembre 2009 02:00
- Pubblicato Giovedì, 10 Settembre 2009 02:00
- Scritto da Francesco Bonerba
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Delhi 6 MEHRA RAKEYSH OMPRAKASH
SEZIONE: ORIZZONTI
Le due anime dell'India di oggi
SINOSSI Delhi - 6 è la storia di Roshan, un ragazzino statunitense d’origine indiana che arriva in India per la prima volta con la nonna malata: la donna vuole infatti tornare nella sua terra e lì prepararsi alla morte. In America lo stile di vita che conduce Roshan è molto occidentale, e dunque il ragazzo non ha idea degli spettacoli e degli odori, del cibo e delle cultura, della religione e delle credenze che costituiscono la società indiana. Ma dopo l’arrivo in India interagisce con i vicini della nonna e pian piano ne diventa parte integrante. Roshan non può immaginare che questi individui sempre affettuosi e sorridenti abbiano un altro volto, che spesso le persone semplici e comuni siano costrette ad alimentare il demone che ospitano dentro di sé e che lui potrebbe diventarne preda. La storia si colloca sullo sfondo delle antica mura di cinta di Delhi, essa stessa personaggio del film: una città che rappresenta il caos del popolo indiano, la sua religione, le sue credenze. Il prefisso dell’antica città è -1100 06, ed è con amore e orgoglio che i suoi abitanti la chiamano “Delhi - 6”.

La prima cosa che colpisce di Delhi – 6 è il punto di vista adottato per raccontare la storia, quello di un indiano vissuto in America e tornato al suo paese natale solo per accompagnare la nonna malata; la scelta di un protagonista occidentale manifesta quasi sicuramente la volontà dell’industria cinematografica indiana, soprattutto dopo il clamoroso successo di Slumdog Millionaire, di utilizzare il cinema come uno strumento per raccontarsi e farsi conoscere dal pubblico di tutto il mondo. Dal momento che le prime immagini con cui il regista dipinge Delhi – cariche di colore, veloci, perennemente popolate da una folla festante e gioiosa – ricordano moltissimo il film di Boyle, è lecito domandarsi se quello che stiamo vedendo su grande schermo sia solo una cartolina edulcorata dell’India o se, in effetti, corrisponda vagamente alla realtà. Questo dubbio passa tuttavia in secondo piano grazie a due elementi significativi. Il primo è l’autentico e innegabile intrattenimento offerto dal film, che, sullo sfondo di una vicenda intrigante, alterna canti e danze a una grande cura per la regia, per la spettacolarità e la fotografia, nel più puro stile bollywoodiano. Il secondo elemento è rappresentato dall’imprevisto cambio di rotta della storia verso una moderata e leggermente retorica, critica al popolo indiano; esso, rappresentato via via sempre più scisso dal credo in differenti religioni, appare portatore di un demone interiore che, accecato dalla rabbia, lo conduce spesso a ignorare il meglio di sé per innescare una violenta lotta fratricida o indirizzata verso un comune capro espiatorio. Alla prima immagine di Delhi, gioiosa e fraterna, ne subentra dunque un’altra, violenta e rabbiosa, dominata da un tumultuoso fuoco portatore di sofferenza e sangue. Nel complesso Delhi – 6 è un ottimo film, di grande intrattenimento ma capace, nel contempo, di offrire alcuni interessanti spunti di riflessione. Musiche composte da quell’ A.R.Rahman che ha recentemente vinto l’Oscar per Slumdog Millionaire. Degna di nota la prova del giovane attore protagonista, Abhishek Bachchan.
Francesco Bonerba






