Choi voi ORIZZONTI

Choi voi (Adrift) THAC CHUYEN BUI

SEZIONE: ORIZZONTI

Ordinarie storie di incomunicabilità

SINOSSI Duyen è sposata con Hai ed è convinta che sia un’unione felice, ben presto però la vita della giovane coppia è turbata da momenti di vuoto. Duyen ha un’amica scrittrice, Cam: più vecchia, segretamente innamorata di lei e tormentata dall’enorme vuoto causato dal matrimonio di Duyen. Per nascondere i suoi veri sentimenti, un genere d’amore considerato immorale dalla società vietnamita, Cam finge di struggersi per un uomo di nome Tho. Un giorno di pioggia in cui Cam è triste e malata, Duyen le fa visita e Cam le chiede di portare una lettera a Tho. Questo incontro permette a Duyen di conoscere un uomo carico di desiderio e di scoprire i vuoti del proprio animo. Sarà l’inizio di una serie di intrighi che influenzeranno la vita e i sentimenti di ognuno, contrapponendosi all’inveterata morale tradizionale. Il film comunica un senso di vuoto e solitudine. I personaggi convivono, crescono, si incontrano e si lasciano all’interno di quel vuoto. Le misteriose relazioni del nonno di Duyen con l’accondiscendenza della nonna, la passione del padre di Mien per i combattimenti fra galli e l’amore estremo della madre di Hai per il figlio, che la donna trasforma in un oggetto di sua proprietà, contribuiscono a creare questa impressione di vuoto.

 

 

Choi voi, del regista Thac Chuyen Bui, pur possedendo una buona fotografia e un andamento godibile, presenta il grosso inconveniente di non riuscire a dialogare in modo proficuo e immediato con lo spettatore. Lo sviluppo narrativo ruota attorno ai rapporti tra i tre protagonisti, Duyen, Hai e Cam, permeati da un’incomunicabilità di fondo che prende forma nella continua assenza di una catarsi sessuale in grado di liberare le loro energie. Le due figure femminili, che si configurano come caratteri forti rispetto all’imbarazzante debolezza e semplicità di Hai, vivono con disagio la propria condizione personale (il matrimonio e l’omosessualità), escogitando per esse delle contromisure che non sono nè in grado di scacciare la loro solitudine né di reprimere i fantasmi che si portano dentro. Questa fotografia di vite separate da invisibili mura di cemento armato intrattiene ma non coinvolge, scomparendo dalla memoria del pubblico senza lasciare una tangibile prova del proprio passaggio. Si ha come l’impressione che, in una sorta di transfert cinematografico, la costipazione di sentimenti rappresentati nel film si sia imposta anche tra lo schermo e lo spettatore; il quadro dalle tinte fosche di Choi voi, ben interpretato e realizzato, con personaggi ricchi di sfumature psicologiche, risulta perciò incapace di coinvolgere lo spettatore nella vicenda rendendolo partecipe dell’azione.

Francesco Bonerba

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