Il Natale 2011 sul grande schermo

L’investigatore smaschera i vacanzieri 

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Il periodo più ricco per il cinema, sia per gli amanti dello spettacolo filmico che per i produttori ed esercenti, è sicuramente quello natalizio, quello che va dal 23 dicembre al 6 gennaio, durante il quale le distribuzioni si tengono caldi alcuni dei loro piatti forti cercando di portare più gente possibile al cinema grazie a un’offerta variegata.

Anche quest’anno gli amanti del grande schermo hanno trovato pane per i loro denti, ma qualcosa è andato storto: stando ai dati Cinetel, infatti, il botteghino ha registrato un incasso totale inferiore di più del 20%. E a farne le spese è stato principalmente il film natalizio per eccellenza, il cine-panettone: Vacanze di Natale a Cortina, diretto da Neri Parenti e interpretato da un cast corale capeggiato dal solito Christian De Sica, ha incassato fino a santo Stefano poco più di 6 milioni e 600 mila euro, quando l’anno scorso Natale in Sudafrica guadagnò più di 11 milioni (ed era in calo rispetto al trend). È paradossale che questo parziale fallimento arrivi nell’anno del ritorno al passato, per scongiurare la disaffezione del pubblico che da 28 anni è costretto a vedere sempre lo stesso film, e con parte della critica dei quotidiani, e non solo, a dargli corda, a prenderli sul serio: intervistato a Superga Cinema on Air, Parenti ha detto che il pubblico deve abituarsi al cambiamento. Ma forse il problema è che non c’è stato alcun vero cambiamento.

Veleggia a gonfie vele invece Sherlock Holmes 2, o meglio Gioco d’ombre secondo film dedicato al celebre investigatore interpretato da Robert Downey jr e diretto come il primo da Guy Ritchie: un’avventura adrenalinica e tambureggiante che ha già incassato quasi 10 milioni e si configura - come il primo episodio - come vincitore tra i film delle feste. Le quali, fino a qualche anno fa, erano totale appannaggio del cinema d’animazione e per bambini: 2 ne sono gli alfieri quest’anno, Il gatto con gli stivali - spin off Dreamworks tratto da Shrek - e Il figlio di Babbo Natale, prodotto dalla Aardman. Il primo, doppiato direttamente da Antonio Banderas anche in italiano, rimescola i temi parodistici dell’orco verde puntando più sull’avventura e sul fascino del personaggio che sull’umorismo demenziale: è un sollievo visto che gli ultimi due film dell’orco non erano il massimo, e che questo - seppur non sorprendendo - ha già incassato quasi 7 milioni di euro. Molto meno bene è andata al rivale, che ha sofferto della concorrenza del 3D e di un appeal non proprio travolgente: solo 800 mila euro nei 4 giorni di programmazione. Outsider del tutto out è Arthur 3 La guerra dei due mondi, il finale della scipitissima trilogia animata di Luc Besson: in Italia non ha mai incassato, perché fare uscire il finale a Natale, costringendolo al misero incasso di 110 mila euro?

Il vero sconfitto di questo natale però è Leonardo Pieraccioni: il suo Finalmente la felicità - presunto rivale del film di De Laurentiis - è un film di bruttezza stupefacente, il peggiore della sua non travolgente carriera, piatto come una sitcom Mediaset. Non ha convinto nessuno, incassando solo 5 milioni e mezzo in 11 giorni. Va meglio in prospettiva al cinem-panettone made in USA, Capodanno a New York, che arriva al milione e 400 mila con una discreta media per sala, mentre un titolo di qualità come Le idi di marzo di Clooney paga il periodo non adatto a un film del genere fermandosi a poco meno di 2 milioni. Quasi non pervenuto Il principe del deserto, l’ennesima pomposa operazione di Jean-Jacques Annaud che non arriva al mezzo milione. Siamo perciò contenti degli spazi che, in tempi di generalizzata crisi degli incassi, si stanno ritagliando i film più belli o alternativi del momento: su tutti Midnight in Paris, bellissimo nuovo film di Woody Allen che è arrivato vicino agli 8 milioni di incasso, poi The Artist, in top ten con circa mezzo milione di euro ma con un numero di sale crescente, o Emotivi anonimi, delicata commedia francese che in soli 4 giorni e poche sale ha già superato i 120 mila euro, ponendosi come possibile long-seller, ossia uno di quei film che reggeranno a lungo. Il 2011 si chiude con cattivi presagi per quanto riguarda l’industria cinematografica, ma con ottimi segnali qualitativi: e il 2012 porterà da subito film come Hugo Cabret e War Horse e incassi sicuri come Immaturi 2 e Benvenuti al Nord. Cosa ne sarà dell’anno prossimo? Fra 12 mesi lo saprete.

Emanuele Rauco 

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