APPROFONDIMENTO: Robert Downey Jr [Parte 1°]

UNA FENICE AD HOLLYWOOD

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Sorriso da birbaccione, occhietto vispo, quello sguardo da playboy dal cuore tenero che ha irreversibilmente stregato le donne di mezzo mondo e di tutte le età. Questo si pensa, all’inizio del 2012, al nome di Robert Downey Jr. Sì, perché negli ultimi anni (per l’esattezza dal 2008, anno in cui esce il primo Iron Man) l’attore è diventato una vera e propria star grazie ad una serie di blockbuster (si pensi ai due Sherlock Holmes), che lo hanno portato all’attenzione di chiunque non lo conoscesse ancora; l’immagine di lui che da questi film trapela con chiarezza è quella descritta poco sopra. Il che non si distacca molto, in effetti, dalla realtà; ricordiamoci, tuttavia, che la parte più corposa della sua filmografia è collocata ben prima di questa ultima manciata di anni.

La sua è una carriera lunga e ricca, fatta di flop colossali come di grandi collaborazioni, tutti -o quasi- accomunati dalla bravura e l’impegno di un attore talentuoso, ardito ed estremamente teatrale. Robert Downey Jr, insomma, è una fenice di Hollywood: dagli anni ’80 ad oggi, non ha fatto altro che alternare grandi successi a periodi di totale abbandono, dominati dalla droga e dall’alcol, in cui ha rischiato di perdere la vita o, più semplicemente, il lavoro. Oggi sembra definitivamente risorto dalle sue ceneri; ma prima di queste ceneri, ricordiamocelo, c’è stato un fuoco bello grosso.

FILMOGRAFIA: GLI ANNI ’80.

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Robert è figlio d’arte. Suo padre, Robert Downey Senior, è un regista ed è anche stato il suo primo datore di lavoro: alla tenera età di cinque anni, il piccolo Downey appare nel film PoundLa collaborazione con suo padre si ripeterà negli anni immediatamente successivi, sempre in piccoli ruoli, da semplice e giovanissima comparsa. Downey Senior continuerà a scritturare il figlio anche una volta cresciuto, dopo gli studi di recitazione, per svariati film. 

Il primo ruolo da protagonista arriva nell’87, con Ehi…ci stai?, una commediola romantica che vede Downey nel ruolo di un inguaribile playboy e narra le sue disavventure, suo malgrado, con la malavita. Sebbene l’opera non sia proprio indimenticabile (peccato, visti gli spunti non banali della trama), la performance del nostro attore presenta già tratti che diverranno poi suoi distintivi: la “gigioneria”, come in molti l’hanno chiamata, il savoir-faire, l’aria da monello impenitente, la vena comica e spesso autoironica. Date un’occhiata ai soli titoli di testa e capirete il necessario:  la scena in cui Downey prova davanti allo specchio le “facce da rimorchio” e le frasi ad effetto da usare con le sue prede, racconta molto del tipo di personaggio che spesso si troverà ad interpretare.

Il plauso della critica arriva però con Al di là di tutti i limiti, sempre nell’ ‘87. Il film prende di mira il dorato mondo della Los Angeles dabbene di quegli anni, fatta solo di oscure storie di droga, marchette, violenza contro il prossimo e contro se stessi. Downey interpreta Julien, ragazzo che perde tutto per colpa della cocaina: soldi, famiglia, dignità, persino la vita. In un film che a volte cade nella retorica e nello stereotipo, l'interpretazione di Downey rimane impressa per la sua intensità e la sua forte drammaticità. Tutto questo fa ancora più effetto se si pensa che l’attore, in quel periodo, stava passando esattamente gli stessi problemi di droga nella vita reale.

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Nel 1989 non si fa mancare una collaborazione con il grande James Woods nel film Verdetto finale. Tuttavia, tirando le somme, tra i suoi film degli anni ’80 sono due quelli che in molti ricorderanno, per essere diventati una sorta di “classici” del cinema di un certo genere. Il primo, che è anche uno dei suoi primissimi film in un ruolo non marginale, è La donna esplosiva (1985) di John Hughes. Sì, Hughes è proprio il regista che, poco dopo, darà vita al cult The Breakfast Club. E il genere è lo stesso: definito “genere del Brat Pack”, comprende tutta quella serie di film (soprattutto anni ’80) che narrano le disavventure di liceali sfigati e un po’ nerd, bulletti spericolati, feste dalle bevande corrette di nascosto, inarrivabili ragazze da sogno. Qui il giovanissimo Downey veste i panni (che gli calzano a pennello) di un bulletto-playboy un po’ prepotente e sornione. Avevate forse dubbi?

L’altro film anni ’80 famoso ancora oggi è Uno strano caso. Un uomo muore e si reincarna, ma lassù si dimenticano di togliergli i ricordi della vita passata: nel suo nuovo corpo di ragazzo, incontra la moglie che ha lasciato vedova nella vita precedente e si ricorda di lei. Downey si distingue ancora per l’impegno e la verve, conquista inevitabilmente la simpatia del pubblico e il film scorre senza troppe pretese, concludendosi con una morale fin troppo edificante.

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Tra gli altri film a cui prende parte negli anni ’80 (sono davvero tanti), il nostro attore non si fa mancare un’opera di denuncia contro la guerra in Vietnam: 1969-Giorni di rabbia. Qui si cimenta in un ruolo diverso da quelli a cui era abituato: niente drogati o playboy, ma un convinto idealista che porta avanti con determinazione la sua battaglia personale. Last but not least: nell’85 e ’86 fa parte del cast fisso del Saturday Night Live (e ci tornerà, in seguito, come special guest). Tutti i grandi comici sono passati per quel palcoscenico: una conferma, questa, della bravura dell’attore quando si tratta di strappare una risata.


FILMOGRAFIA: GLI ANNI ’90.

La nuova decade non ha un inizio proprio brillante per il nostro attore. Nel 1990 esce infatti Air America, in cui il giovane Downey divide la scena con Mel Gibson. La trama lascia spazio all’azione: due piloti di elicottero lavorano in segreto per la CIA in Tailandia, durante la guerra. Nonostante i due protagonisti siano tutto sommato convincenti, il film è sconclusionato e difficile da seguire. Lo stesso Downey, in una dichiarazione dell’epoca, si era detto contentissimo di aver lavorato con Gibson, ma abbastanza scontento del risultato. Per fortuna non siamo che all’inizio e c’è tempo per il riscatto: nel ’91 arriva Bolle di sapone, una divertente commedia che si avvale di un ottimo cast (tra gli altri, Kevin Kline, Sally Field e Whoopi Goldberg) e prende di mira gli intrighi e le ripicche del mondo delle soap-opera; qui Downey dimostra, una volta per tutte, che la commedia brillante è uno dei suoi campi da gioco prediletti.  Ma l’anno successivo è quello della fortuna, che arriva grazie ad un film di tutt’altro stampo: il film grazie al quale tuttora Downey viene elogiato. Si tratta di Charlot, biografia del grande Charlie Chaplin. Per la sua performance, intensa e assolutamente memorabile, l’attore viene nominato all’Oscar, al Golden Globe e vince un BAFTA. Ridare vita ad una tale icona del cinema di tutti i tempi è una grande responsabilità, ma Downey ci riesce (da sincero ammiratore) grazie ad un intenso studio del personaggio e ad un grande rispetto per la sua figura. Inoltre, questa è una dimostrazione della sua bravura come attore a tutto tondo, che non merita di essere incanalato in un solo genere.

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Nel ’93 Downey è nel cast di America oggi di Robert Altman: un'opera corale, particolare, “verista”, uno spaccato impietoso della vita di Los Angeles all’inizio degli anni ’90. Il film, da non perdere, si avvale di un grande cast il quale viene premiato, nel suo complesso, con una coppa Volpi a Venezia e un Golden globe. Da notare, inoltre, che Downey lavorerà per Altman di nuovo nel ’97, in Conflitto d’interessi. È del ‘93 un film ormai entrato di diritto nei palinsesti natalizi di tutte le reti televisive: Quattro fantasmi per un sogno, grazie al quale Downey vince un Saturn Award come miglior attore. Non avete ancora visto questo film? Siete davvero tra i pochi. Non vi resta che attendere il prossimo Natale!

I film importanti e le grandi collaborazioni non sono finiti: nel ’94 eccoci ad Assassini nati, il cult movie di Oliver Stone in cui Downey interpreta un reporter televisivo senza scrupoli, egoista, ossessionato dal potere. L’attore ha dichiarato di essersi divertito ad interpretare un personaggio, una volta tanto, completamente negativo: un vero mostro, a sua detta. Un'altra faccia della sua poliedrica personalità d’attore.

Dopo una “ricaduta” nella commedia romantica con Only you- amore a prima vista, e il bel film di Jodie Foster A casa per le vacanze (da recuperare, soprattutto per le performances degli attori), il nostro Robert si tuffa su Shakespeare partecipando, con un piccolo ruolo, al Riccardo III di Ian McKellen, rivisitazione moderna del dramma teatrale. Negli stessi anni (siamo nel ’95) non si fa mancare un film in costume, Restoration-il peccato e il castigo, di cui è protagonista: questa è forse una delle sue prove d’attore meno riuscite, la sua recitazione cade a volte nel manierismo. Downey sembra calzare a pennello in ruoli più vicini alla realtà moderna, mentre perde di forza in opulenti drammi seicenteschi su antieroi.

Piccola parentesi per un film che in Italia non è mai uscito: Two girls and a guy di James Toback. Il film ha molti difetti, ma è fondamentale per  scoprire un altro aspetto del talento di Robert Downey Jr; strutturato come una pièce teatrale, interamenteambientato in una casa, si basa solo sui dialoghi e i rapporti dei tre protagonisti (due ragazze scoprono di avere lo stesso fidanzato e piombano a casa sua in cerca di spiegazioni). Peccato per le scarsissime capacità recitative (almeno in questo caso) di Hether Graham e Natasha Gregson Wagner: Downey se la cava egregiamente, dimostrando una buona attitudine per la recitazione di tipo teatrale, tenendo la scena con sicurezza da showman.

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Tra le performances da ricordare nei secondi anni ’90, c’è sicuramente quella in In Dreams di Neil Jordan, thriller-horror con un tocco di soprannaturale che vede il nostro attore nei panni di un serial killer. Un personaggio inquietante, diverso da quelli che Downey è abituato ad interpretare, una prova di certo ben superata. Da menzionare anche Wonder boys in cui interpreta, per la prima volta, il ruolo di un omosessuale (amante di Toby McGuire). Ma il vero motivo per cui ricordare questo film è la citazione che se ne fa in Tropic Thunder (film di Ben Stiller del 2008), in uno dei geniali trailer fittizi che aprono il film. Ma non vogliamo sciuparvi la sorpresa. Guardate pure con i vostri occhi:

 

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Tiziana De Amicis

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