Quentin Tarantino il 'Re Mida' del Pulp

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"Django Unchained" è alle porte, e mentre alcuni si rincorrono nel web per cercare spoiler dell'ultima ora sull'opera Western di Quentin in arrivo a Natale (o almeno così è stato deciso per il momento), noi di SupergaCinema ci muoveremo a ritroso, andando a ripercorrere la sfavillante carriera cinematografica di Quentin. Ma non lo faremo attraverso biografie o recensioni abusate dei suoi film più famosi, bensì ci tufferemo nell'universo di Tarantino andando a 'spulciare' le sue ossessioni più ricorrenti, le sue citazioni più acclamate, i suoi personaggi di maggiore spicco. Non tralasciando nemmeno gli oggetti di culto che hanno fatto la storia del cinema tarantiniano o quei piccoli particolari che non possono sfuggire al cinefilo più 'malat0', chiaramente nel senso buono del termine! Ci vorrà un po' per elencare tutto questo "ben di dio", ma alla fine tale percorso di ricordo e di omaggio ci preparerà al meglio, ne sono sicuro, per i fuochi d'artificio del sopra citato "Django Unchained".

Le citazioni di Kill Bill Pensando a "Pulp Fiction" o alle "Iene", non tutti ci scommetterebbero, ma "Kill Bill" è probabilmente uno dei più amati, se non il più amato, tra i film di Tarantino. La storia d'altronde la conoscete (e a breve se avrete qualche buco di memoria al riguardo noi di Superga vi verremo in aiuto con la nostra nuova rubrica ByDummies), come sapete bene che Uma Thurman dentro i fotogrammi della suddetta pellicola combatte come una dea immortale, con tuta di Bruce Lee indosso, e catana del maestro Hattori Hanzo tra le mani. Insomma Culto. Quello che però molti sottovalutano di questo film è la sceneggiatura. Una sceneggiatura che è in grado, sia nel volume I° che nel volume II°, di innalzare al massimo il livello visivo-sonoro costruito intorno alla figura di donna e madre di Uma Thurman stessa. Citazioni indimenticabili, omaggi tra le righe, parole melodiose che trasformano ogni duello o brano musicale in una danza pop di sfrenata bellezza. Perché "Kill Bill" e non gli altri prodotti della A Band Apart, vi state chiedendo? Semplice. Perchè gli altri film sono diventati capolavori pop proprio grazie e per mezzo della sceneggiatura; mentre Kill Bill partendo da un apparato spettacolare di primissimo ordine, ha sempre dovuto nascondere intelligentemente la sua forma e forza primaria (tipica di ogni lavoro tarantiniano) pur di non compromettere l'esperimento articolato dal famoso regista. 

Tara

Scritta la giusta premessa non resta altro che sbizzarrirci in una piccola tempesta di quotes ad alto dosaggio pulp:  

Mi trovi sadico? Sai, scommetto che adesso potrei friggerti un uovo in testa, se solo volessi. Sai bimba, mi piace pensare che tu sia abbastanza lucida persino ora da sapere che non c'è nulla di sadico nelle mie azioni. Forse nei confronti di tutti quegli altri, quei buffoni, ma non con te. No, bimba, in questo momento sono proprio io, all'apice del mio masochismo. (Bill)

Il mio nome è Buck e sono qui per fottere. (Buck)

È buffo, a te piacciono spade di samurai, a me piace... Baseball! (Hattori Hanzo)

Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti, soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito: Superman. Non un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia, la filosofia non è soltanto eccelsa, è unica! [...] Dunque, l'elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e un suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Waine, l'Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l'Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l'unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, lui è nato Superman, quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande "S" rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l'abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede; e quali sono le caratteristiche di Clark Kent?! È debole, non crede in sé stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. Più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy Plympton. (Bill)

Earl McGraw: Dammi i dettagli cruenti, figlio numero uno.

Eddie McGraw: È un vero massacro, papà. Hanno fatto secchi tutti gli invitati al matrimonio, un'esecuzione.

Earl McGraw: Dammi una cifra.

Eddie McGraw: Nove cadaveri, e parliamo di tutta l'allegra comitiva: sposa, sposo, reverendo, moglie del reverendo. Hanno sparato anche a quello di colore che suonava l'organo!

Earl McGraw: Forse qualcuno contrario al matrimonio non è riuscito a tacere per sempre!

Eddie McGraw: Sembra che è passato uno squadrone della morte nicaragueno, cazzo...

Earl McGraw: Lavati quella boccaccia di merda. Sei in un luogo di culto, cazzo!

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Bruce Lee Che Quentin Tarantino abbia una fissa per Bruce Lee dovrebbe essere una cosa piuttosto palese. Basta dare una occhiata veloce alle locandine di Kill Bill ed i pochi dubbi dovrebbero dissiparsi molto velocemente. Detto ciò però non ci si può fermare solo a questo primo aspetto in superfice, anche perché in Kill Bill c'è più di un semplice omaggio alla celebre icona/attore di Hong Kong. Vediamo e leggiamo un po' meglio. TARANTINO: "Se Bruce Lee fosse stato ancora vivo, gli avrei chiesto senza dubbi di partecipare alla realizzazione di Kill Bill". Oltre alla dichiarazione... la presenza nel cast di Sonny Chiba, David Carradine (da poco morto in circostanze misteriose) e Gordon Liu non fanno altro che accrescere la sensazione che Bruce Lee, oltre che nel guardaroba - vedi la tutina di Beatrix Kiddo/Thurman - sia effettivamente presente nell'anima e nel cuore di questa opera di culto totale. Infine l'omaggio spassionato, nel dettaglio, a "l'ultimo combattimento di Chen" è forse una delle vette più alte nella filmografia del cineasta americano, che mai come in questo caso ha saputo legare una precisa immagine al segreto per il successo incondizionato.

L'orologio di Butch Scena che oltrepassa il concetto della perfezione all'interno di un cinema postmoderno ed inviolabile. L'oggetto culto - e parliamo dell'orologio di Butch - si ritaglia un frammento dentro al tessuto narrativo del film. Tarantino pensa ai Gangster, alle turbe mentali della sua musa Thurman, e a quale possa essere il dialogo più sconvolgente da servire agli spettatori. Nel caos generale un freddo, e militare, Christopher Walken viene a sconvolgerci; spiegandoci i mille perché del personaggio-attore Butch/Willis

Geniale, stravagante.

L'Oscar Mr. Tarantino non è mai stato un regista fortunato nella corsa agli Oscar. Certo le nominations sono arrivate (vedi anche quella per John Travolta - che ritroveremo più tardi in un'altra categoria) come anche alcuni successi per acclamazione popolare - e qui è impossibile non citare La Palma D'Oro vinta a Cannes sempre con Pulp Fiction, oppure Christopher Waltz, il quale ha vinto l'Oscar grazie alla sua splendida interpretazione del Colonnello Landa in "Bastardi senza Gloria". Ma quando si torna a parlare di premi diretti alla sue mani il discorso cambia radicalmente, ed il box score, come direbbero gli americani, diviene assai più scarno e povero. Da questo discorso va elusa però la variabile "Pulp Fiction", in quanto è stato l'unico film che ha consegnato direttamente nelle mani dell'innovatore Quentin il prestigioso omino d'orato dell'Academy. Quello che non tutti sanno però è che dietro questo trionfo a pari merito (Oscar vinto a 4 mani: quelle di Tarantino, appunto, e di Roger Avary) si nasconde un aneddoto, tra il divertente e l'inquietante, che è cresciuto negli anni come l'eta dei due registi citati. Ma andiamo con ordine:

Nel 1995 Roger Avary e Quentin Tarantino vincono grazie proprio a Pulp Fiction, l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale. E fin qui tutto normale, come previsto, anche se Pulp Fiction avrebbe forse meritato qualche statuetta in più. Ciò che però sfugge al controllo dei due sarebbero state alcune esternazioni future che avrebbero rovinato per sempre il rapporto esistente tra Avary e Tarantino, gettando altresì una buia ombra sopra quell'Oscar strameritato! Frecciate, piccole provocazioni poi rimangiate, sarcasmo in pillole, come quello di Avary che accusò Tarantino di non aver mai avuto un peso specifico nella stesura della sceneneggiatura di Pulp Fiction; o come quello di Tarantino che screditando il suo collega di fatto lo tagliò fuori dai suoi futuri lavori. Illazioni, tesi mai provate, ma senza dubbio una voragine che allotanò di fatto i due cineasti statunitensi (NB: Avary ha anche qualche origine canadese).

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La pipa di Landa Non è un segreto che i film di questo RE MIDA siano pieni 'zeppi' di oggetti che entrano di forza nell'immaginario collettivo. Ogni film, opera, prodotto, da infatti il via ad un effetto a catena che si riversa sullo spettatore, estasiato da questa 'oggestistica' retrò e passionale. Si va dalla valigetta di Pulp Fiction - che incontreremo tra poche righe - alla  tuta di Kill Bill, passando per la macchina della morte di Stuntman Mike.  Fino ad arrivare alla pipa del Colonnello Landa, in Bastardi Senza Gloria. Forse una delle più grandi trovate di Tarantino, la terza protagonista inanimata di una delle scene più belle mai girate dal regista del Tennessee. 

Influenze Tante, quasi da perdercisi dentro. Tarantino come pochi altri nell'industria del cinema ha sviluppato una straripante conoscenza enciclopedica della settima arte. E qui la maratona di parole comincia ad essere imponente: grandissima conoscenza di opere straniere fuori dal suolo americano, amore incondizionato per i film italiani trash anni '70 e '80. Opprimente desiderio di emulazione delle pellicole d'exploitation, fino ad arrivare agli action movie di Hong Kong. Tutto qui? Nemmeno per sogno: conoscenza metodica degli spaghetti-western, del poliziottesco, e della nouvelle vague francese (ricordiamo nuovamente il preciso omaggio che egli fece alla Nouvelle Vague francese, intitolando la sua casa di produzione A Band Apart).

Ma non solo generi... basti guardare i parallelismi stilistici presenti nei suoi lavori per notare quanto Tarantino abbia subito l'influsso di alcuni grandi maestri/registi del mezzo. Tra i preferiti è obbligatorio ricordare: Sergio Leone, Mario Bava, Fernando Di Leo, Sergio Corbucci, Lucio Fulci, Enzo G. Castellari, Sergio Grieco (in Jackie Brown Robert De Niro e Samuel L. Jackson guardano in TV La belva col mitra, diretto proprio da Grieco), Brian De Palma, John Woo, Roger Corman, Jean-Luc Godard, Martin Scorsese, Jean-Pierre Melville, Monte Hellman, e molti altri ancora... in un continuo rapportarsi senza sosta.

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Robert De Niro, tra la Fonda e lo sclero totale In Jackie Brown Quentin Tarantino avrà al suo fianco niente di meno che il leggendario Robert De Niro - peccato che ultimamente sia sempre meno leggendario. Un De Niro che al fianco del nostro 'Re Mida' sfodererà una performance clamorosa che gli avrebbe fruttato una cascata di recensioni da capogiro. Un Robert che impazza, gioca silente con la Fonda (figlia), duetta - dialogo celebre - in merito ad un Giappone da contemplare attraverso una cartolina, prima di darsi ad un pò di sana ginnastica sessuale. Sempre contro la povera Fonda, De Niro esplode in una sequenza di pura rabbia che entra di diritto nei 10 momenti più belli dell'arte tarantiniana.

Like a Vergin Qui (tornando al discorso "dialoghi stellari" iniziato con Kill Bill, o "quotes da paura") non credo servano specifiche presentazioni. Qui c'è solo da osservare ed ascoltare in religioso silenzio. La scena che ha reso celebre Tarantino, con Harvey Keitel, Tim Roth, Steve Buscemi e Michael Madsen intenti ad analizzare "Like a Vergin" attraverso una re-interpretazione fuori dagli schemi. Un concentrato di follia grottesca allo stato puro.

Tarantino: "Mai avuto dubbi sulla mia teoria della fava grossa. Ero sicuro che quando avessi incontrato Madonna lei mi avrebbe detto - 'sai Quentin hai ragione al 100%, hai azzeccato in pieno il significato di Like a Vergin' - io ancora me la faccio sotto dalle risate ogni volta che vedo tutte quelle tredicenni  che la canticchiano. POI un giorno ho incontrato davvero Madonna e quando ho letto la dedica che mi aveva fatto sopra il suo disco EROTICA, ho scoperto che lei mi aveva scritto - 'Per Quentin: riguarda l'amore, non la fava. Madonna'. Ora sapevo la verità".

La valigetta di Pulp Fiction Chi ha visto Pulp Fiction sa di cosa stiamo parlando; stiamo parlando della famosa valigetta che Samuel L. Jackson e John Travolta devono riportare a Ving Rhames, a.k.a Marsellus Wallace. Il bello è che questa valigetta, senza volerlo, è diventata nel tempo uno dei punti interrogativi più grandi per chi ama o ha amato i film di Quentin Tarantino.

La domanda sorge spontanea, visto che il contenunto non ci viene mai mostrato durante tutta la durata del film: MA COSA CASPITA C'È DENTRO QUESTA VALIGETTA CHE MARSELLUS WALLACE RIVUOLE CON TANTA DECISIONE? Sembra quasi un mistero tratto da Lost, solo che Pulp Fiction è stato girato molti anni prima, e quindi l'esempio non calza a pennello. Ma torniamo alla domanda, non usciamo dal tracciato: cosa c'è dentro questa maledetta valigetta? Nel tempo, negli anni, sul web, tra i critici o gli appassionati più fuori di testa, sono apparse, sono state scritte o inventate, tutte le probabili variabili con il contenuto della valigetta. Non resta che addentrarci in questa spirale misteriosa: (cit)  Non è mai stato spiegato cosa ci fosse nella famosa valigetta recuperata per Marsellus Wallace, la cui combinazione è 666, il numero del diavolo. Tra le ipotesi più probabili: 1) l'anima di Marsellus Wallace rubata al Diavolo. 2) il vestito dorato del 'fantasma di Elvis Presley' indossato da Val Kilmer in Una Vita al Massimo. 3) Materiale radioattivo per i loschi affari di Wallace. 4) I diamanti della rapina de "Le Iene". 5) L'Oscar poi effettivemente vinto. 

Alfred Hitchcock Presenta Four Rooms è una pellicola del 1995, diviso in quattro mini episodi, scritti e diretti da quattro giovani registi, legati dalla figura del fattorino Ted (Tim Roth), che "vaga" per le innumerevoli stanze del Mon Signor Hotel, vecchio albergo di Los Angeles. Tarantino a capo del progetto (un ulteriore omaggio alla Nouvelle Vague) ha scelto gli altri registi tra i suoi ex "compagni di classe" al Sundance Institute di Robert Redford, ed ha in conclusione messo in moto la macchina; una macchina che purtroppo non ha mai fatto tanta strada, visto che il film diviso in 4 parti uguali fu stroncato sia dal pubblico che dalla critica.

I 4 segmenti di Four Rooms (meglio tornare al film) si susseguono ad un ritmo incalzante, e ovviamente a Tarantino spetta l'ultima parte, l'ultimo frammento della stravagante pellicola in questione. L'episodio, il quarto , L'uomo da Hollywood, è un chiaro omaggio/remake di una celebre puntata della famosa serie tv "Alfred Hitchcock presenta" del 1960. "L'uomo di Rio", con Peter Lorre e Steve McQueen, per la precisione. Un campo adatto a Tarantino che cambiando la struttura dell'equazione fece fuoriuscire dalla spoglia terra un fiore di insensata bellezza. Uno dei lavori più sottovalutati di Quentin, uno dei più criticati. Eppure ne "L'uomo di Hollywood" si nasconde il Tarantino senza filtri, il Tarantino 100%, quello che prende dagli altri e trasforma l'argento o il bronzo in oro. Un cortometraggio che lascia basiti; dove Tim Roth, Bruce Willis e Quentin stesso la fanno da padroni mettendo in scena un teatrino delle marionette feroce ed ipocrita.

I piedi Feticismi Tarantiniani. I piedi al primo posto. Nessun dubbio, e le foto oppure i fotogrammi vengono in nostro aiuto come prove schiaccianti all'interno di un quadro più grande, di difficile lettura tematica ed analitica. I piedi, femminili, accattivanti, rivelatori, quali specchio dell'anima maschile; o quali incontrollabili poteri femminili da rivolgere verso il cieco e viziato membro maschilista. Che la carrellata abbia inizio.

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Lazzaro, alzati e cammina L'operazione Lazzaro by Quentin Tarantino. Attori dimenticati, perduti, ostracizzati, talvolta ignorati che risorgono dalle ceneri, come fenici, grazie al Re Mida del Pulp, ritrovando così vigore in una carriera troppo altalenante e discontinua. I nomi sono tanti, si va da Robert Forster (Jackie Brown) a Lawrence Tierney (Le Iene), passando per David Carradine (da poco passato a miglior vita, dopo Kill Bill) e Pam Grier (sempre Jackie Brown). Ma il vero capolavoro di Tarantino resta JOHN TRAVOLTA. Un Travolta sparito dopo i fasti de "La febbre del sabato sera" & di "Grease". Un Travolta subissato da critiche feroci da parte dei produttori di Hollywood. Quentin però lo volle fortemente in Pulp Fiction e gli assegnò il ruolo di Vincent Vega. Ciò che ne venne fuori fu qualcosa di memorabile: un attore dimenticato persino dal Signore, riuscì a rilanciare alla grande la propria carriera, prima ottenendo la nomination all'Oscar, poi prendendo parte ad una moltitudine di ruoli figli del suo successo personale in Pulp Fiction.

NOTA: Oltre all'operazione Lazzaro, va menzionato però che Tarantino è rinomato anche per lanciare sul grande schermo attori poco conosciuti alle masse; rendendoli famosi in un 'battibaleno'. I casi Christopher Waltz e Michael Fassbender dovrebbero bastare, no?

Quentin vs. Spike Lee Tarantino è stato spesso al centro di alcune critiche e polemiche per il forte uso di epiteti razziali, o almeno ritenuti tali, nei suoi film, in particolar modo la parola "negro" (nigger) in Pulp Fiction, Una vita al massimo, Jackie Brown e Bastardi Senza Gloria. Tali critiche vennero mosse soprattutto dal regista afro-americano Spike Lee: in un'intervista rilasciata alla rivista Variety, Lee dichiarò: "Io non sono contro quella parola... e la uso, ma Quentin è infatuato con quella parola. Cosa vuole? Essere considerato un nero onorario?" - Spike Lee inoltre ha criticato più volte i lavori di Tarantino (come lui anche Oliver Stone) definendoli furbi, volgari e finti, non attinenti con la realtà. Oliver Stone in merito distrusse e riscrisse la sceneggiatura di Natural Born Killer - scritta da Quentin - definendola violenza ingannevole e poco adatta per un film come "Assassini Nati". Tarantino per pronta risposta si discostò dal film che poi uscì dalle sale, definendolo 'non suo' e rifiutando il compenso economico che gli sarebbe spettato come autore della sceneggiatura. 

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Quentin Attore Non solo regista, produttore (Killing Zoe, Dal Tramonto all'alba, Iron Monkey) e sceneggiatore (Una vita al massimo, Curdled, Dal tramonto all'Alba), Tarantino negli anni ha saputo ritagliarsi anche una carriera d'attore. Siamo onesti: non è il più bravo della sua generazione, ma quanto meno si applica con intensità, voglia ed esperienza, mettendo nettamente in crisi i molti attori, che a livello di talento gli sono superiori, con cui ha condiviso il set. Tra i suoi ruoli indimenticabili come non ricordare Chester Rush in "Four Rooms", Richard Gecko in "Dal Tramonto all'Alba", Jimmie Dimmick in "Pulp Fiction", o 'l'uomo della barzelletta' in "Desperado" per la regia di Robert Rodriguez. Camei che riflettono alla perfezione l'idea di Cinema che Tarantino cova dentro. Una recitazione di pancia, estrema, veloce, ed autoconclusiva; che vive di istanti, di battute taglienti, e di smorfie visive. Pochi momenti, nulla più, ma di certo gli sono serviti per esplorare l'altra faccia della medaglia, e comprendere totalmente i segreti delle sue stesse divinità umane.

Le Spade di Hattori Hanzo Riprendiamo il discorso oggetti culto, intrapreso in precedenza. Tocca alle spade di Hattori Hanzo, vero e proprio fenomeno di culto esloso insieme al successo di Kill Bill Vol I° e II°. Le spade che tutti vorremmo, le spade dell'amore e della morte. Talmente belle che alle varie fiere del fumetto che si svolgono in Italia, America e Giappone, risultano essere tra gli oggetti più venduti e desiderati! La Sposa Beatrix Kiddo ha fatto dunque scuola, e con lei alcune sequenze che hanno reso di fatto immortali queste spade visivamente magnetiche.

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Le frasi celebri

- [Il cinema italiano odierno] mi deprime. Lei forse vedrà più film italiani di me, ma quelli che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutti uguali. Non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Me lo dica lei. Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni '60 e '70 e alcuni film degli Anni '80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia. (da TV Sorrisi e Canzoni, n. 23, 28 maggio 2007).

- Se non riesco a far parlare i personaggi, allora rinuncio. Se sono io a far parlare tra loro i personaggi allora sono fandonie e fasullaggini. Diventa eccitante quando un personaggio dice qualcosa e io penso: Wow, ha detto proprio così? Non sapevo che avesse una moglie e la pensasse così!

- Per me la violenza è un soggetto del tutto estetico. Dire che non ti piace la violenza al cinema è come dire che al cinema non ti piacciono le scene di ballo.

- Se un film d'azione funziona veramente, lo spettatore dovrebbe volere vestirsi come il suo eroe. Dopo aver visto Chow Yum-Fat in "A Better Tomorrow Part II", di John Woo, comprai immediatamente un lungo impermeabile, degli occhiali da sole e me ne andavo in giro con uno stuzzicadenti in bocca.

- Ogni volta che un personaggio è veramente "cool" in un film, tu vorresti vestirti come lui o bere la birra che beve lui: pensavo che Kevin Costner fosse così fottutamente tosto in "Bull Durham", che ho bevuto Miller High Life per un bel po'!

Il "famoso" bagagliaio Siamo agli sgoccioli. Quindi per le ultime due 'voci' di questo nostro tragitto è più che giusto mettere in luce i due veri capi saldi della cinematografia Tarantiniana. Uno dei due è chiaramente 'il famoso bagagliaio' della macchina che viene aperto almeno 1 volta, se non di più, dentro ai film di Quentin. I personaggi devono prendere o ispezionare una macchina? Beh la prima cosa che fanno è aprire il bagliaio per vedere cosa o chi c'è dentro! Ma non è che da piccolo, per caso, Tarantino c'è finito dentro ad un bagagliaio del genere? No, perché la puntualità con cui questa 'scena tipo' appare in ogni suo lavoro ha qualcosa di metodico, preoccupante, estremamente divertente. In poche parole è l'assurdo che diviene routine.

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Le Red Apple L'altro capo saldo è la finta marca di sigarette "Red Apple" che compare praticamente in tutti i film. Se c'è il bagagliaio, potete star certi che ci sono anche le Red Apple da fumare, sia che si tratti di Kill Bill, sia che si tratti di Pulp Fiction e via discorrendo. Amuleti porta fortuna che si estendono al maniacale dettaglio delle labbra, dei bagni, delle scene al ristorante o perché no dei dialoghi o silenzi dentro al cesso, in preda a fiumi di sangue (citofonare Vincent Vega). Concorrenza sbaragliata sotto questi aspetti, in un autocitazionismo sfrenato che gonfia a dismisura l'ego di uno dei più grandi cineasti degli ultimi 50 anni.

 

Menzione Speciale

Il balletto di Vanessa Ferlito

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La cara ragazza ha lasciato CSI New York per provare a sfondare nel mondo del cinema. Il fallimento nonostante la sua presenza in "Death Proof" è stato totale (l'esatto contrario di John Travolta). Quel che resta di lei - in bocca al lupo per il futuro - è questa scena di ballo caliente voluta dal buon Quentin. La Ferlito danza suadente attorno a 'Stuntman Mike' Kurt Russell. I maschietti ringraziano, lei visti i risultati un po' meno. Ciò non toglie che la sequenza di per sè resti un MUST, con tutti i pro ed i contro del caso.

Riccardo Iannaccone

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