Star Wars 3D: George Lucas riporta La Minaccia Fantasma al cinema

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La genesi del progetto

Correva l’anno 2005 (e più precisamente il 18 marzo 2005) quando alcuni delegati di George Lucas, presenti alla convention annuale delle industrie cinematografiche, la ShoWest, fecero il primo annuncio ufficiale: dal 2007 sarebbero iniziati i lavori per la riconversione della saga di Star Wars in 3D. Questa notizia arrivava prima ancora dell’uscita nelle sale di Episodio III (19 maggio 2005) e soprattutto molto prima che quel visionario di James rick-mccallum-george-lucasCameron desse alla luce Avatar (2009), di cui all’epoca circolavano solo fugaci e misteriose notizie. Il regista di Titanic, già all’epoca ciecamente fiducioso nelle potenzialità del 3D e ansioso di vedere al lavoro Lucas su questa nuova tecnologia, svelò nel corso della ShoWest le prime cifre riguardati i costi di conversione di un film da 2D a 3D: circa 5 milioni di dollari.

Fu proprio quest’altissimo prezzo a frenare il progetto di Lucas e soci, spingendo il produttore della trilogia prequel di Star Wars, Rick McCallum, ad ammettere nel 2007 che non sussistevano ancora le condizioni necessarie per mettere in cantiere la lavorazione dei film 3D. McCallum aggiunse che il secondo vero ostacolo era rappresentato dall’assenza di cinema attrezzati per le proiezioni tridimensionali. Fu la combinazione di questi due motivi a ritardare l’attesa uscita nelle sale; sarebbe stato necessario il violentissimo tifone Avatar a spazzare via lo scettiscismo di (alcuni) registi, produttori, esercenti e (parte del) pubblico, abbassando il costo della tecnologia 3D e indicando alle major americane una nuova via per galattici profitti, palliativo tardivo alle perdite subite dal mercato cinematografico a causa di inefficaci politiche alternative alla pirateria online. Lo stesso Lucas avrebbe affermato nel 2010, dopo aver ufficializzato il lancio di Star Wars: Episode I 3D per l’inizio del 2012, che solo la visione di Avatar al cinema l’aveva convinto che la nuova tecnologia aveva raggiunto il grado di perfezione necessario per accogliere tra le sue braccia la doppia trilogia.

Prime Focus. Il passaggio da 2D a 3D: pro e contro

Al fine di ottenere la massima performance da questa nuova tecnologia, Lucas ha affidato la conversione dei suoi film a una “veterana” del settore, la Prime Focus, azienda indiana con sedi anche in Inghilterra e Nord America. Il curriculum della Prime, che si occupa non solo del delicato passaggio da 2D a 3D ma anche di effetti speciali, è di tutto rispetto e include film come Avatar, Harry Potter, Tron: Legacy, Sucker Punch, Tree of Life, Transformers e Le cronache di Narnia. Per trasformare in tre dimensioni Episode I: La minaccia fantasma, è stato necessario il lavoro cameron-spielberg-3Dcongiunto di 1.000 tecnici, coordinato dall’occhio preciso ed esperto di John Knoll, supervisore degli effetti speciali alla Industrial Light & Magic. È proprio Knoll a precisare che il 3D di Star Wars non sarà incentrato sulla spettacolarità di oggetti sospesi a mezz’aria tra lo schermo e il pubblico quanto, piuttosto, in modo analogo ad Avatar, sulla profondità degli spazi visivi.

Ma com’è possibile, nello specifico, aggiungere una terza dimensione a un film concepito per averne due? Il processo si chiama dimensionalizzazione e manipola ogni singolo frame della pellicola in formato digitale. Attraverso sofisticati software vengono creati i campi di profondità, simulando l’angolazione visiva che avrebbero avuto le due telecamere rispetto al soggetto ripreso. Ma c’è dell’altro. Secondo Matteo Volpi, stereografo e direttore del reparto 3D dell’italiana Realtimegroup, la conversione da 2D sarebbe più performante delle riprese effettuate direttamente in 3D: «Con la stereoscopizzazione di un video 2D» afferma Volpi «siamo noi a stabilire le profondità di campo, e un soggetto all’interno di una scena può essere più o meno spinto stereoscopicamente a nostro piacimento, cosa che nel girato live 3D non si può fare, perché quando la ripresa delle due camere è fatta, le convergenze rimangono tali». Inoltre, elaborare un film in 2D consentirebbe la sua esportazione in differenti formati 3D: «tutto ciò che viene girato live per il piccolo schermo non può essere utilizzato anche per il grande, poiché l’effetto 3D stereoscopico si amplificherebbe enormemente rendendo fastidiosa la visione; viceversa, ciò che viene girato stereoscopicamente per il cinema non può essere utilizzato per la tv in quanto si andrebbe a perdere l’effetto 3D stereoscopico. La joe-dante-setdimensionalizzazione, invece, consente di trasporre in 3D il filmato e, alla fine della lavorazione, creare in tempo reale due output - uno per il cinema e uno per la televisione». Per quanto riguarda i costi dell’operazione, invece, sono quasi gli stessi accennati nel 2005: in Italia, ad esempio, si aggirano sui 1.000 € per ogni secondo convertito.

Ma al di là dei prezzi che, nonostante tecnologie di alta qualità e sempre più accessibili (si pensi, ad esempio, alla macchina da presa cinematografica digitale RED) restano decisamente proibitivi, non tutti sono dell’idea che questa trasformazione filmica sia vantaggiosa. Il regista Joe Dante, instancabile creatore di avventure per ragazzi, dopo aver sperimentato il 3D nel suo ultimo film, The Hole, ha giustamente puntualizzato che sussiste una precisa differenza estetica tra un film pensato in tre dimensioni e un film rifatto in tre dimensioni: «Esiste un’arte per le riprese in 3D, un'arte che non viene utilizzata nei film che vengono convertiti in 3D dopo la ripresa. Questo è fondamentalmente un modo per attrarre il pubblico senza aver svolto il lavoro. Ci ritroviamo in una fase strana, in cui abbiamo a disposizione il miglior processo per effettuare le riprese in 3D, che è anche la più facile da utilizzare, ma nonostante ciò si cerca ancora di uccidere il 3D per via dell'avidità. Vogliono solo raccogliere quanto ripreso ed inviarlo in India per farlo ritornare in un falso 3D, applicando un extra di cinque dollari». Le perplessità di Dante sembrerebbero confermate dalla querelle nata attorno al caso di Clash of the Titans. Il film, girato in 2D e convertito in sole dieci settimane dalla stessa Prime Focus che si occuperà di Star Wars, è stato al centro delle polemiche a causa della scarsa qualità del lavoro svolto sul 3D: critici e addetti ai lavori, primo fra tutti James Cameron, hanno biasimato il fatto che fosse quasi inutile indossare gli occhialetti, a causa della pressoché totale bidimensionalità del girato, in particolar modo degli attori.

2012: l’anno definitivo del 3D

Come per ogni passaggio tecnico epocale compiuto dal cinema (si pensi prima al suono e poi al colore), i pareri sono discordanti e molto eterogenei. La tecnologia per una nuova dimensione della settima arte c’è, così come ci sono produttori intenzionati a utilizzare l’effetto di novità sul grande pubblico al solo fine di guadagnare più denaro. Solamente uno studio più accurato e consapevole del 3D, tuttavia, potrebbe portare a un’autentica rivoluzione dell’estetica cinematografica, che renderebbe questo linguaggio un fenomeno non più passeggero e prettamente titanic-3Dcommerciale. Tenendo presente che questo passaggio non è ancora avvenuto con la tecnologia digitale, che resta da sviscerare nelle sue molteplici applicazioni pratiche e nelle sue potenzialità estetiche, per il 3D potrebbe volerci ancora molto tempo. Forse, più di quanto non impiegheranno gli spettatori a stancarsi di essere coinvolti nello spazio tridimensionale di film linguisticamente poveri.

Una cosa, però, è certa: il 2012 sarà un anno fondamentale per il 3D. Il fatto che esca in sala La minaccia fantasma indica che tutti quei parametri di perfezione a lungo attesi da Lucas si sono verificati, e dunque che il 3D ha raggiunto non solo una considerevole maturità commerciale ma anche un’ottimale sviluppo tecnologico. Inoltre, il mercato americano ha recentemente dimostrato, con l’uscita in sala de Il re leone 3D e La bella e la bestia 3D, che il pubblico è più che disponibile a vedere i grandi classici del passato adattati alle nuove tecnologie. Basti pensare che questi due film Disney hanno incassato negli scorsi due mesi quasi 150 milioni di dollari, e che anche la Pixar a settembre debutterà in 3D, con la release di Alla ricerca di Nemo. Non è affatto un caso, perciò, che anche Cameron abbia scelto proprio il prossimo aprile per rilanciare nelle sale il suo Titanic, mentre è già al lavoro su una versione 3D di Terminator 2 e su ben due sequel di Avatar.

Star Wars 3D: le aspettative

front-runner-podracerCosa aspettarsi da La Minaccia Fantasma in 3D e, più in generale, dalla conversione della saga? Per vedere l’opera completa bisognerà attendere il 2017: Lucas ha infatti reso noto che per la conversione di ognuno dei film ci vuole all’incirca un anno (cosa che fa ben sperare in un processo differente da quello utilizzato dalla Prime Focus per Clash of the Titans).

La nuova trilogia è senz’altro quella che si potrà meglio apprezzare con gli occhialetti, per via delle riprese in digitale (solo Episodio I è stato girato in analogico), dei suoi effetti speciali all’avanguardia e del sofisticato realismo di ambienti e personaggi animati. In particolare, ci saranno alcune sequenze che, dotate già in partenza di una grande profondità, velocità e spettacolarità, sarà senz’altro più emozionante vedere in 3D: in primis, fra tutte, la corsa degli sgusci dell’Episodio I, ma anche la battaglia tra navi spaziali con cui si apre l’Episodio III, lo scontro finale incrociato tra Obi-Wan Kenobi/Anakin Skywalker e Joda/Palpatine, l’inseguimento tra i palazzi di Coruscant di Episodio II. La tanto criticata sovrabbondanza di effetti speciali dei tre sequel/prequel avrà finalmente la possibilità di rendere al massimo le sue potenzialità, soprattutto perché Lucas l’ha ideata seguendo un’estetica digitale che già possedeva una maniacale attenzione per la spazialità e i dettagli. In particolare, La minaccia fantasma è un autentico tripudio ludico di scene d’azione, dallo scontro finale a tre tra Qui-Gon Jinn, Obi-Wan Kenobi e Darth Maul, all’incursione di Anakin nella nave della Federazione, passando per l’esplorazione della città sottomarina dei Gungan e la battaglia contro l’armata di droidi. Di certo non falcon-star-warsc’è d’aspettarsi con questo film una rivoluzione della tecnica 3D, ma potrebbe finalmente essere l’occasione per rivalutare, anche alla luce dei due successivi capitoli, la “profondità” di un episodio sbrigativamente liquidato dalla critica come “infantile”.

Discorso diverso vale per la vecchia trilogia. Nonostante sia spettacolare perdersi tra inseguimenti più veloci della luce e addentrarsi nei meandri di Bespin o Dagobah, il 3D in questo caso rappresenterà, più che altro, un pretesto per vedere nuovamente in sala tre film che hanno fatto la Storia del Cinema, debitamente convertiti in un formato scintillante e iperrealistico. Tra i fans già in fermento, prevarrà senz’altro la curiosità di guardare la Millennium Falcon, la Morte Nera e il bel faccione di Ian Solo su grande schermo e in 3D, rispetto alla paura che questa tecnologia possa essere troppo invasiva nei confronti dell’opera originale, già rimaneggiata più volte da Lucas. Inoltre, intere nuove generazioni potranno vederla per la prima volta a cinema, godendo la magia di un’opera che, per incantare, non ha alcun bisogno di un paio di occhialetti.

Non resta che goderci lo spettacolo. A partire dal prossimo 10 febbraio.

Fonti: Guardian, New York Times, Home Cinema Choice, Primefocusworld, Frontrowreviews.co.uk, Avmagazine.it, Mediaforum. 

Francesco Bonerba

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