Iron Man 2 - "Preparare un Sequel"
- Creato Venerdì, 30 Aprile 2010 01:01
- Pubblicato Venerdì, 30 Aprile 2010 01:01
- Scritto da Redazione
PREPARARE UN SEQUEL

Dopo il successo mondiale di “Iron Man”, era quasi scontato che il regista Favreau dovesse affrontare l’inevitabile sfida di dirigere un sequel di questo amato film. “Quando abbiamo girato il primo film non pensavamo a un sequel, ma eravamo consapevoli che se le cose fossero andate bene, un secondo film sarebbe stato proposto certamente. In questo senso abbiamo anche tenuto conto della storia che stavamo raccontando”, spiega Favreau. “La difficoltà di ‘Iron Man 2’ era legata anche al fatto di conservare gli elementi che avevano entusiasmato il pubblico nel primo film e allo stesso tempo di alzare il livello, in ogni aspetto del film. Un intento, interessante ma piuttosto difficile da attuare nel giusto modo. Da un lato bisogna stare attenti a non rendere la trama troppo complicata, altrimenti perderebbe il suo tocco leggero; dall’altro bisogna apportare delle novità, altrimenti sarebbe troppo simile al primo film. Ecco, queste sono le difficoltà di un sequel”. “La cosa bella di tornare a lavorare con Jon Favreau, è che abbiamo un rapporto fantastico perché sono ormai quasi quattro anni che pensiamo e parliamo di Iron Man”, dice Feige. “Ormai siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda, infatti a volte ci capiamo anche senza parlare. Jon ha fatto un lavoro straordinario nel primo film, in termini di atmosfera, immagini e umorismo. Tony Stark non è il supereroe convenzionale, che sfoggia i suoi superpoteri; è una persona intelligente, e cinica, che conosce il mondo, ma che in fondo è incredibilmente ottimista. Il suo personaggio nasce realmente dalla stretta collaborazione di due persone: Jon Favreau e Robert Downey”. “Il tono creato per il primo film era fresco e nuovo, e abbiamo cercato di conservarlo nel sequel’”, osserva il coproduttore Jeremy Latcham. “Il tono è l’elemento che distingue ‘Iron Man’ dagli altri film del genere: è simpatico, tagliente, non diventa mai pesante, non si addentra in meccanismi eccessivamente politici o filosofici. Non è neanche un film che vuole sembrare la copia live action di un cartone. Uno dei nostri scopi principali, quando abbiamo sviluppato la storia e i personaggi, è stato proprio quello di assicurare la continuità del tono che era stato scelto nel primo film”. “Dopo aver deciso il tono e la caratterizzazione, si ha la piena libertà di poter raccontare qualsiasi storia”, spiega Feige. “Spesso le nostre storie preferite in un fumetto non possono essere raccontate in un primo film, perché avvengono dopo 200 o 300 pubblicazioni dall’inizio della serie. Ma con un sequel si può anche fare perché è sufficiente mantenere gli elementi che hanno avuto successo nel primo film. Un’occasione del genere è una delle più grandi gioie di un filmmaker”.
Favreau e i filmmakers hanno iniziato a sviluppare la storia di “Iron Man 2” ancor prima di scrivere il copione. “La scrittura di ‘Iron Man 2’ è stato un processo assai diverso dal solito, è iniziata addirittura prima che fosse scelto uno sceneggiatore”, spiega Favreau. “A volte succede in questo genere di film, perché Robert Downey, Kevin Feige, Jeremy Latcham e gli altri, si siedono insieme intorno a un tavolo e iniziano a parlare di ciò che vorrebbero fare nel film: il percorso dei personaggi, da dove comincia la seconda storia, l’evoluzione di Tony, ecc. In quel momento viene tracciata una storia di base e quindi viene scomposta in singole scene, addirittura si scelgono anche le location. A quel punto, inizia il processo di scrittura”. Per scrivere la sceneggiatura di “Iron Man 2” i filmmakers hanno scelto Justin Theroux, che oltre ad essere uno scrittore di talento è anche un accanito fan del fumetto – il che non guasta! Theroux di recente aveva scritto insieme a Ben Stiller, la sceneggiatura della commedia “Tropic Thunder”, che è valsa a Downey una nomination all’Oscar® come Migliore Attore Non Protagonista. “Ho voluto far parte del progetto perché mi piaceva l’idea di lavorare di nuovo con Robert Downey Jr.”, confessa Theroux. “Oltre tutto sono un grande fan dei fumetti; avevo comprato persino un action figure di Iron Man che aveva un costume elastico e un piccolo congegno RT (Repulsor Technology) all’interno. Iron Man è un supereroe che potrebbe esistere, prima o poi. Non è così lontano dalla realtà. Oggigiorno sembra possibile l’idea di costruire un’armatura in cui poter volare. All’inizio è stato proprio questo aspetto a suscitare il mio interesse”. “Quando scrivo per Robert, mi sembra di scrivere per James Brown,” dice Theroux. “James Brown era un grande conoscitore della musica, sapeva sempre cosa serviva ad una canzone affinché funzionasse, e Robert è il suo corrispettivo nel cinema. Il suo approccio con il suo personaggio è molto organico e nonostante abbia una dizione perfetta, non cerco mai di fargli pronunciare troppe battute, se non sono necessarie. Robert riconosce subito la nota stonata in un copione ed è sempre il primo a fermarsi e a dire: “Questo punto va raffinato un po’”.
Downey ha insistito affinché Theroux scrivesse “Iron Man 2” per via della felice esperienza condivisa in “Tropic Thunder”. “Theroux è prima di tutto un artista e un cosiddetto “uomo del rinascimento”. In ‘Tropic Thunder’, quando stavamo girando il 3° atto, mi sono reso conto che tutte le sue idee iniziali erano davvero funzionali al film. Mi piace molto la sua voce, il suo senso dell’umorismo e il suo modo di fare. E’ molto fluido. Secondo me era adatto al progetto, e fortunatamente anche gli altri sono stati d’accordo”. Nello sviluppo della storia di “Iron Man 2”, i filmmakers hanno dovuto decidere quali elementi e personaggi inserire, rispetto alle 600 edizioni dei fumetti di Iron Man pubblicati da Marvel in oltre 42 anni. Anche Favreau ha avuto le sue difficoltà a dover selezionare tali elementi da una scelta tanto vasta. “Quando ci sono molteplici personaggi in un film, la situazione si complica e questo è il motivo per cui molti sequel deludono il pubblico, perché presentano troppe implicazioni, sia nei personaggi che nella trama”, dice Jon Favreau. “Non sono particolarmente portato nell’inventare trame perché non ho una mente adatta alle storie contorte, machiavelliche e tortuose. In realtà mi piace raccontare le storie, ma negli anni ho scoperto che una storia è assai diversa da una trama. La storia riguarda di più l’evoluzione del personaggio, il modo in cui inizia e termina la sua vicenda, quali difficoltà incontra e come cambia. L’autotrasformazione generalmente è dettata da un momento di chiarezza, in cui ci si rende conto che bisogna cambiare e si decide di proseguire in una nuova direzione. Inevitabilmente, poiché siamo umani, tendiamo a non attuare i nostri propositi e questo ci fa regredire nelle nostre vecchie abitudini. Stavolta Tony Stark affronterà una sfida ancora più grande rispetto alla prima volta. Nel primo ‘Iron Man’ Tony probabilmente avrebbe dovuto rallentare un po’, ma era ispirato dalle straordinare scoperte avvenute dopo la fuga dalla prigione, e dalle rivelazioni che hanno cambiato per sempre il suo posto nel mondo”. “Quando hai a disposizione un personaggio protagonista ricco come Tony Stark, è interessante esplorare la sua vita, colma di successi ma anche di terribili prove”, aggiunge Feige. “Il modo in cui Tony rivela la sua identità al pubblico alla fine del primo film era davvero inedita, nessun altro supereroe l’aveva mai fatto prima. Questo getta immediatamente le basi del secondo film, in cui ripartiamo proprio dal fatto che Tony Stark è Iron Man. Anche nel fumetto la gente sa chi è Tony, la storia non è costretta entro i limiti di una identità segreta; perciò, la rivelazione finale di Tony nel primo film ci ha aperto la strada per fare ciò che volevamo”. ”Tra i vantaggi di cui abbiamo goduto, c’è una pila di fumetti Marvel con alcune delle storie più belle mai raccontate”, dichiara il co-produttore Latcham. “Durante lo sviluppo del copione per il primo film, c’erano molte scene, personaggi e costumi che ci piacevano, ma abbiamo detto: ‘Mettiamoli da parte per la prossima volta’ perché non volevamo presentare troppi elementi a un pubblico che per la prima volta incontrava il nostro supereroe. Ma stavolta abbiamo recuperato tutti quegli elementi che avevamo escluso dal primo film, e Justin ha saputo inserirli con maestria all’interno della sceneggiatura, senza sacrificare il tono che avevamo scelto di mantenere”. Tra le difficoltà che Theroux ha affrontato nelle fasi iniziali della scrittura del copione, c’è stata quella di trovare un punto di partenza per il complesso personaggio di Tony Stark. “La cosa particolare di questo sequel è che (nel primo film) Tony era ancora radicato nella sua realtà”, spiega Theroux. “Ora è uscito dal guscio, tutti sanno che è un supereroe; quindi dovevamo ripartire da quel momento. Creare il suo mondo, il mondo di un uomo che ormai è anche una celebrità. Quindi il nuovo film inizia con una serie di eventi, luoghi, e notiziari che ci forniscono il resoconto di quello che Tony ha fatto nell’arco di tempo che è intercorso tra la fine del primo film e l’inizio di questo nuovo capitolo, e il modo in cui la gente lo ha accolto nella sua nuova veste eroica”.
Theroux continua: “Abbiamo anche descritto cosa succede quando un cittadino normale, seppur ricco e potente, escogita un modo di vivere che può in qualche modo sovvertire l’equilibrio del potere, e non solo a livello nazionale, bensì globale. Inizialmente era una questione difficile da risolvere, ma in fondo il suo personaggio diventa più interessate e più piacevole. Tony deve bilanciare la popolarità con le sue gesta eroiche, e dovrà affrontare le conseguenze della dichiarazione ‘Io sono Iron Man’. Cosa provoca una tale affermazione, quali problemi crea?” Per i filmmakers, le risposte a queste domande hanno arricchito la storia di “Iron Man 2”. “Dopo aver valutato le varie strade da seguire, abbiamo deciso di far cominciare il film a distanza di sei mesi dalla famosa conferenza stampa di Tony”, spiega Favreau. “Un periodo di tempo in cui Tony è stato al centro di molta pubblicità e ha cercato di capire cosa fare con le Stark Industries proprio perché non intende più fabbricare armi. Se alla fine del primo film era senza dubbio l’uomo più famoso d’America, in questo secondo capitolo la sua fama ha varcato ogni confine nazionale”. L’incredibile successo di “Iron Man” ha trasformato anche il suo protagonista, Robert Downey Jr., in una vera e propria star del cinema. “La gente che non sapeva chi fosse ‘Iron Man’ era incuriosita dal fatto che fosse Robert Downey a interpretare il personaggio”, afferma Favreau. “Robert è un attore di straordinario talento e penso che stesse solo aspettando di trovare il progetto giusto per farsi finalmente notare da tutti. E’ stata una di quelle situazioni in cui il materiale e l’attore si sposavano bene e probabilmente questa mia intuizione è il mio unico vero contributo. Robert si è dimostrato un attore eccellente, mettendo a tacere qualsiasi dubbio rispetto al suo impegno o interesse di diventare una celebrità: ormai è considerato uno dei maggiori talenti di Hollywood”. Downey, che ha interpretato “Iron Man” dopo i grandi successi di “Tropic Thunder” e “Sherlock Holmes”, ha molto apprezzato l’occasione di continuare a recitare il ruolo dell’eccentrico miliardario Tony Stark. “Alla fine del primo film, il pubblico ha sviluppato un forte affetto per Tony Stark perché ha reso il mondo un luogo stabile e pacifico; tuttavia il governo si sente minacciato dalla sua presenza perché Tony non intende obbedire realmente a nessuno”, spiega Favreau. “Finora è andato tutto bene, ma c’è grande preoccupazione all’idea che un singolo cittadino possieda una potente armatura con il potenziale per una distruzione di massa, oltretutto Tony non è affatto considerato una personalità fra le più stabili”. Continua il regista: “Volevamo cogliere l’occasione di mostrare Tony Stark come qualcuno in grado di catturare l’immaginazione non solo degli americani ma della gente di tutto il mondo: Tony diventa una forza globale significante”. Downey traccia l’evoluzione della vita di Tony Stark dalla fine del primo film all’inizio di “Iron Man 2”: “Nel primo film Tony si trovava in una specie di mondo infernale, e aveva quasi bisogno di essere messo alla prova. All’inizio di ‘Iron Man 2’ Tony continua a mostrare la sua maschera a tutti perché non vuole che la gente si renda conto che qualcosa è cambiato. Ma in realtà tutto è cambiato e anche lui lo è, in modo quasi disperato. Il suo percorso interiore non è quello che gli altri percepiscono, infatti Tony si sente emotivamente insicuro, perché non riesce a condividere nulla, neanche con l’assistente Pepper”.
L’attore continua: “Tony si è reso conto che la batteria nel suo cuore si avvicina alla data di scadenza, quindi trascorre molto tempo alla ricerca di una fonte di energia rinnovabile. Alla fine del primo film i suoi rapporti con i militari sono scomodi, anche se loro in fondo lo sostengono. In questo nuovo film la tensione con Rhodey aumenta”. Tony è aiutato dalla sua fedele e indispensabile assistente Virginia “Pepper” Potts, che diventa la sua portavoce presso le Stark Industries. Pepper, che non volterebbe mai le spalle al suo capo di fronte alle avversità, viene promossa nel ruolo di Chief Executive Officer da Tony, che intende premiarla per il lungo e fedele servizio prestato alla sua industria. Ritorna in questo ruolo l’attrice premio Oscar ® Gwyneth Paltrow. “All’inizio del film Pepper e Tony sono sulla stessa lunghezza d’onda" dice Paltrow. “Hanno un rapporto scherzoso e confidenziale, anche se lui continua ad essere il suo capo. Nel corso del film Pepper ottiene mansioni di maggiore responsabilità e viene promossa al ruolo di CEO delle Stark Industries. Questa nuova posizione è del tutto meritata dato che è stata lei a gestire gli impegni quotidiani della società per un lungo periodo. Inoltre Pepper è una persona buona ed equilibrata, capace di affrontare tutti i problemi creati da Tony”. “In un momento di slancio e di gratitudine Tony promuove Pepper Chief Executive Officer delle Stark Industries e le affida il pieno controllo della società”, spiega il produttore esecutivo D’Esposito. “Si tratta di un grande passo avanti per lei e per Tony. Ma quando la donna assume il nuovo incarico, si crea una distanza fra loro. Lui è sempre chiuso nel suo laboratorio, impegnato nella costruzione di nuove armature, mentre lei è sempre in ufficio cercando di risolvere i vari problemi della società. Non è una transizione facile perché improvvisamente Pepper si sente responsabile dell’intera società, e risente molto del modo in cui Tony conduce i suoi affari”. “Il rapporto fra Tony e Pepper è molto ricco, intenso, coinvolgente e tutti vorrebbero vederli insieme; loro però ancora non sono riusciti a compiere questo passo”, aggiunge il produttore Feige. “La dinamica fra i due funziona ed è questo ciò che volevamo continuare a vedere. Alla fine del primo film, Tony inizia a parlare della notte in cui si erano quasi baciati, e Pepper taglia corto dicendo: ‘Ah, quella sera in cui non mi hai offerto nulla da bere e mi hai lasciato lì da sola… beh non parliamone più!”’ E a distanza di sei mesi, non ne hanno più parlato, ma quella sera ha ovviamente influenzato la loro interazione e il loro rapporto”. Un altro volto familiare proveniente dal primo Iron Man è il caro amico di Tony, il Colonnello James “Rhodey” Rhodes. Malgrado l’amicizia quasi simbiotica fra i due, la nuova direzione delle Stark Industries e il rifiuto di Tony di consegnare il suo costume di Iron Man ai militari, ha causato uno strappo al loro rapporto. “Tony non fabbrica più armi, quindi viene meno anche il ruolo di Rhodey come intermediario fra i militari USA e le Stark Industries”, spiega Feige. “Il loro rapporto è messo a dura prova dalle azioni di Tony. Rhodey è un amico leale ma allo stesso tempo non intende mettersi in cattiva luce davanti al governo. Inoltre sarà l’unica altra persona, oltre a Pepper, a dire a Tony la verità, anche rispetto ad alcune sue azioni troppo eccentriche”. Il produttore continua: “La prima volta che si incontrano è in un luogo pubblico e Tony crede che vi siano cose giuste che però Rhodey non può sostenere. Senza l’aiuto di Rhodey, Tony non può arrivare dove vuole e di conseguenza Rhodey ha la possibilità di diventare un eroe che non avrebbe mai pensato di essere”.

Nel ruolo del Colonnello “Rhodey” Rhodes in “Iron Man 2” troviamo l’attore nominato all’Oscar® Don Cheadle, che da sempre è un fan della Marvel Comics. “Da piccolo amavo la Marvel Comics e mi piacevano molto gli X-Men e Iron Man”, dice Cheadle. “Mi sono sempre piaciuti quei personaggi, perché erano tutte persone normali che ogni volta trovavano il modo di affrontare una missione particolare. I personaggi ‘sfumati’ sono molto più interessanti di quelli troppo nitidi’”. L’attore continua: “In questo film Rhodey si impossessa non solo dei costumi di Tony, ma anche delle responsabilità e dei doveri generati da un simile potere. Tony è un playboy e a volte non prende le cose molto seriamente, e si rivolge a Rhodey dicendo: ‘Ora che hai a disposizione questa incredibile tecnologia, cosa ci farai?” “Don Cheadle è un attore intelligente e di grande talento, che mi ha posto molte domande impegnative e devo dire che è proprio il genere di attore che preferisco”, dice Favreau. “Ma non chiede le cose per il gusto di farlo. Ha un suo punto di vista, e quando Don è curioso di qualcosa, vuol dire che c’è una battuta nella sua scena che ancora non aveva completamente compreso e personalizzato”. “Don ha stabilito una grande alchimia con Robert e questo feeling è estremamente funzionale al film”, aggiunge il coproduttore Latcham. “Quando eravamo alla ComicCon lo scorso luglio, è stato davvero bello vedere il modo in cui i fan hanno accolto anche Don”. Dice Downey: “Don è troppo elevato, sia come persona che come attore, per continuare semplicemente dove qualcun altro ha lasciato. Ha scelto di essere un personaggio autentico, fedele alla storia, e questo mostra la sua grande disciplina e il suo fascino naturale. Le sue battute nel film sono davvero grandiose”. Quando Pepper Potts viene promossa CEO delle Stark Industries, verrà sostituita da Natalie Rushman, una nuova e sensuale impiegata che Tony immediatamente designa come sua nuova assistente, non appena la vede. “Quando Pepper viene promossa CEO, Tony ha bisogno di qualcuno che vada a occupare la posizione di assistente”, spiega Feige. “Natalie è una giovane assistente che entra nella stanza con dei fogli da far firmare a Pepper. Attira subito l’attenzione di Tony, il quale la assume seduta stante. La volta successiva che il pubblico la vede, Natalie sta lavorando a Monaco, ma non tutto è come sembra e lei infatti è lì per una ragione specifica: in seguito scopriremo il suo alter ego chiamato Vedova Nera”. Nel ruolo di Natalie e della Vedova Nera fasciata da un attillato costume scuro, troviamo Scarlett Johansson. “Quando è uscito ‘Iron Man’, mia madre l’ha visto e mi ha detto che era bellissimo”, racconta Scarlett Johansson. “E ricordo che pensai: ‘Se è piaciuto persino a mia madre, che non ha mai letto un fumetto, deve essere davvero un bel film!’ Poco dopo sono andata anche io a vederlo e ne sono rimasta conquistata. L’azione era splendida e la storia era anche romantica, simpatica, intelligente e umoristica. Davvero un bel film. Perciò, quando ho sentito dire che c’era una possibilità per me nel secondo capitolo, sono stata molto contenta e volevo assolutamente farne parte”. “Nell’imminente ‘Avengers’, la Marvel sta iniziando ad esplorare un mondo completamente diverso, con cui volevamo entrare in sintonia”, afferma lo sceneggiatore Theroux. “Il personaggio di Natalie, nota anche come Vedova Nera, riesce a penetrare la realtà di Tony e agisce da “talpa” dall’interno. Non potevamo inserire nuovamente Nick Fury, c’era bisogno di una persona più organizzata, in grado di fornire a Tony informazioni preziose, qualcuno che potessero aiutarlo a trovare un suo equilibrio. La Vedova Nera è un personaggio che fa impazzire qualsiasi ‘maschio’ e Scarlett era l’attrice ideale per incarnarla”. “Questa tentatrice che si insinua nel mondo di Tony, distruggendo le sue fondamenta, ha una motivazione specifica, il ché aggiunge una scintilla fra i due personaggi”, spiega Johansson. “Lei conosce qualcosa del passato di Tony di cui Pepper non è a conoscenza e che contribuisce ad instaurare fra i due una dinamica profonda che va al di là dell’attrazione e dell’intesa sessuale”. “E’ bello avere un altro personaggio femminile nel film perché movimenta il rapporto fra Tony e Pepper”, osserva Paltrow. “C’è sempre qualcosa che si inserisce fra loro e che impedisce una possibile storia d’amore. In questo caso c’è Natalie, una vera e propria bomba sexy che seduce immediatamente Tony, mettendo Pepper irrimediabilmente da parte. E’ una storia che ci siamo divertiti a girare e siamo stati fortunati ad avere Scarlett nel film perché è un’attrice fantastica”. “Inizialmente c’è stata qualche resistenza da parte della comunità dei fan, nei confronti di Scarlett, perché l’attrice non aveva mai fatto un film d’azione ma Scarlett mi ha conquistato proprio per la sua dedizione e la sua intelligenza”, dice Favreau. “In un film del genere, c’è bisogno di attori intelligenti perché le potenzialità sono tante, così come i cambiamenti improvvisi, quindi ci vuole qualcuno che abbia un saldo controllo del proprio personaggio”.
Continua il regista: “Scarlett mi ha assicurato che avrebbe lavorato sodo per fare tutti gli stunt e le acrobazie fisiche richieste nel film. E come aveva promesso, non si è risparmiata, trascorrendo innumerevoli ore a prepararsi fisicamente per dare il massimo nel suo costume di Vedova Nera”. Quando la Johansson ha visto per la prima volta il costume che avrebbe dovuto indossare, si è sentita intimorita e motivata al tempo stesso. “Sapevo che il mio costume sarebbe stato un body molto sexy e attillato, perché mi ero già documentata rispetto al personaggio dei fumetti”, spiega. “Ma non avevo mai indossato nulla del genere fino a quel momento, e quindi ho avuto un attacco di panico che è durato mezza giornata e poi mi sono detta: ‘Okay, stringiamo i denti!’, e ho iniziato ad allenarmi per riuscire ad affrontare tutta l’azione fisica richiesta dalle mie scene” . Durante la preproduzione Johansson si è sottoposta ad un training rigoroso sotto la supervisione del coordinatore stunt Tommy Harper. “Scarlett si è esercitata moltissimo per affrontare il suo ruolo nel film”, racconta Harper. “Non aveva mai fatto nulla di simile a ciò che le veniva richiesto qui, e quindi abbiamo iniziato da zero. Abbiamo fatto corse veloci, stretching e kicking e lei ci ha messo davvero tutta se stessa. Ho lavorato con tante attrici famose ma il tempo e lo sforzo che Scarlett ha dedicato al training è stato davvero eccezionale”. “La Vedova Nera è un’esperta di combattimento corpo a corpo, di arti marziali, conosce la danza e la ginnastica e quindi unisce tutti questi aspetti per diventare una vera e propria macchina da combattimento”, spiega Johansson. "Mi sono immersa in questo training insieme alla squadra degli stunt, fino a quando non mi sono sentita a mio agio e ogni mia mossa non è risultata credibile”. Fra i nuovi avversari di Tony Stark in “Iron Man 2” c’ è il misterioso esperto di tecnologia russa di nome Ivan Vanko, alias Whiplash. I filmmakers volevano che questo personaggio fosse molto realistico. “Non volevamo accentuare il lato mistico di questo personaggio perché ci sono cose che funzionano solo nei fumetti e che non vanno necessariamente riprese in un film”, dice D’Esposito. “Non volevamo creare dei personaggi malvagi al punto tale da risultare non credibili, e quindi abbiamo consultato il materiale della fonte, chiedendoci: ‘Quale personaggio fra questi possiede la maggiore presenza scenica?’ Abbiamo optato per Whiplash, un personaggio che poteva essere aggiornato secondo la moderna tecnologia, in particolare la tecnologia di Tony. Un Whiplash ha gli stessi poteri di Iron Man, quindi è particolarmente temibile”. Per questo ruolo i filmmakers hanno scelto Mickey Rourke, reduce da una recente performance nominata all’Oscar® in “The Wrestler”, e che fra l’altro conosce la cultura russa. “Nel film il personaggio di Ivan rappresenta un lato oscuro del passato di Tony”, dice Favreau. “C’è qualcosa di affascinante e di retrò in un personaggio negativo russo e Mickey Rourke, che ha trascorso del tempo in Russia, era molto intrigato all’idea di interpretare questo ruolo”. “Ivan Vanko è una figura ‘dark’, pericolosa, piena di tatuaggi, ed era molto adatto al tipo di sensibilità di Mickey”, aggiunge D’Esposito. “Sembra che i criminali russi siano più ‘hard-boiled’ rispetto a quelli statunitensi, quindi la sua nazionalità aggiunge un tocco di ferocia al suo personaggio”.
Per prepararsi al ruolo, Rourke si è recato in Russia. “Il personaggio è russo, e quindi sono voluto andare in Russia per comprendere meglio la sua personalità e il suo background”, spiega Rourke. “Ho visitato una prigione per rendermi conto di come funziona il sistema sotterraneo. Ho studiato l’arte dei tatuaggi dei prigionieri e nel film abbiamo anche inserito alcune scene di Ivan nella sua cella, in cui si vedono tutti i tatuaggi che gli coprono il corpo, e il pubblico apprende il loro significato”. L’attore continua: “E’ stata una vera sfida imparare a parlare russo perché è una lingua molto difficile per un inglese. Ho lavorato con un insegnante tre ore al giorno, per sei giorni a settimana, per poter imparare a pronunciare qualche frase in russo”. Quando Tony Stark si rifiuta di consegnare la sua tecnologia e annuncia che le Stark Industries non fabbricheranno più armi e quindi non forniranno più questo servizio all’esercito, la sua decisione spiana la strada all’abile Justin Hammer, che con la sua società, Hammer Industries, non vede l’ora di prendere il suo posto. “Mentre stavamo sviluppando la storia, Ivan Vanko e Justin Hammer erano un unico personaggio, un creatore di armi che era anche la controparte russa di Tony”, spiega Theroux. “Ma presto ci siamo resi conto che era troppo per un solo personaggio e che avremmo dovuto crearne due. Abbiamo consultato il materiale della fonte e abbiamo scoperto che Justin Hammer era un uomo più anziano, ma noi abbiamo deciso di modificarlo perché volevamo qualcuno che incarnasse il concetto di ‘yang’ opposto allo ‘yin’ di Tony. Per Justin Hammer volevamo una versione degradata di Tony Stark – una persona che in grado sostituire Tony nel suo lavoro, ma che comunica l’idea di uno di quegli avvocati agitati senza alcuna etica”. Favreau aggiunge: “Justin Hammer è un gradino sotto Tony Stark, ma si illude di essere allo stesso livello. E’ estremamente competitivo con Tony e anche se ha più soldi di quel che potrebbe mai desiderare, è ossessionato dal fatto che c’è qualcuno da qualche parte che è migliore di lui. Per disperazione, Justin contatta Ivan Vanko dopo che è stato incarcerato per aver attaccato Tony, utilizzando la tecnologia di Stark Industries – una tecnologia che non sa creare, ma di cui intende avvalersi sfruttando chi lo può aiutare”. Per questo ruolo i filmmakers hanno scelto il versatile Sam Rockwell che ha lavorato con Favreau nel suo film di esordio, “Made”. “Ho pensato che ‘Iron Man’ fosse davvero speciale”, dice Rockwell. “Avevo già lavorato con Jon, quindi sapevo che lui e Robert amano improvvisare come me, e questo mi ha convinto ad accettare la proposta. Mi è piaciuto molto anche il personaggio di Justin Hammer che interpreta un trafficante di armi che cerca di allacciare contatti con il governo americano e diventare il loro nuovo Tony Stark. In questo senso Justin assomiglia un po’ a un esperto venditore di automobili usate, un abile commerciante a metà fra il personaggio di Jeremy Piven in ‘Entourage’ e quello di George C. Scott in ‘The Hustler’” (Lo spaccone). “Sam è un attore favoloso, che ama mettersi in gioco ed esplorare ogni scena”, osserva Theroux. “Per lui recitare è divertente ed è un mestiere in cui bisogna divertirsi. Ha un grande senso dell’umorismo e sa benissimo come ‘lanciare la palla’ agli altri in una scena. Attori meno esperti di lui la afferrano, corrono con la palla in mano e poi la gettano via mentre Sam è un po’ come gli Harlem Globetrotters, perché inizia a palleggiare intorno al campo, lanciando la palla in alto, in basso, fra le gambe, intorno ai suoi compagni, e poi alla fine lancia. Questo paragone vuole far capire che lui sa davvero ‘giocare’ con la storia e rendere il massimo. Anche se spesso interpreta personaggi negativi, ci regala sempre un grande spettacolo!”.
Torna in “Iron Man 2” dopo il suo cameo nel primo film, Samuel L. Jackson nel ruolo di Nick Fury, il leader di S.H.I.E.L.D., l’organizzazione che tiene d’occhio Tony mentre questi esplora le nuove sfide che sono emerse. “Volevamo che Nick Fury fosse energico quanto un veterano degli Alcolisti Anonimi che ha già vissuto l’esperienza di Tony”, spiega Favreau. “Torna quando Tony ha toccato il fondo e vuole parlare con lui con affetto, ma risolutezza, della verità che riguarda suo padre”. Il regista continua: “Sam Jackson ha un’incredibile presenza scenica. La sua apparizione nel primo film era quasi burlesca e ora alcune delle decisioni che Tony ha preso con leggerezza, finiscono con il determinare il corso della nostra nuova storia”. “Nick Fury fornisce informazioni a Tony su suo padre, Howard Stark, e sul tipo di posizione che Tony dovebbe occupare nell’universo Marvel”, osserva Feige. “Tony apprende quale era la posizione di suo padre e cosa intendeva realizzare con la Stark Expo”. Nel ruolo di Howard Stark, troviamo l’attore veterano John Slattery. Howard Stark è un personaggio molto importante nell’Universo Marvel, spiega il coproduttore Latcham. “All’inizio del primo film, il pubblico viene a sapere chi è Howard Stark e vede alcune sue fotografie sulle copertine dei giornali. Quando Tony fugge dalla prigione, una delle prime cose che dice è ‘Non sono riusciuto a salutare mio padre. Ci sono tante domande che avrei voluto fargli’. Chiaramente Tony avrà sempre un rapporto problematico con suo padre, anche se questi è ormai morto da venti anni”. Latcham continua: “La maggior parte del conflitto interiore di Tony dipende dal mito di suo padre e dalle cose in cui crede, giuste o sbagliate che siano. Le rivelazioni di ‘Iron Man 2’ aiutano Tony a scoprire chi è veramente suo padre e a quel punto gli si apre un mondo. Perciò avevamo bisogno di un grande attore come John Slattery perchè il suo personaggio è in grado di unire l’intero universo Marvel”. Anche il regista di “Iron Man 2”, Jon Favreau, torna davanti alla cinepresa nel ruolo del primo film: quello del fidato autista e guardia del corpo di Tony, Happy Hogan. “Jon è un regista brillante perché durante il primo meeting sullo sviluppo della storia, ha detto: ‘Ho un’idea. Happy Hogan ha bisogno di una parte maggiore’”, afferma ridendo il produttore Feige. “Ho risposto, ‘Hai ragione, se è il pubblico che lo chiede, la avrà sicuramente’”. Continua il produttore: “Parlando seriamente, Happy Hogan è un personaggio classico che è presente quasi ovunque nei fumetti di Iron Man in veste di amico, chauffeur e compagno di boxe, e il pubblico avrà modo di conoscere meglio il suo personaggio in questo film. Si tratta di un personaggio che fa emergere un lato molto simpatico della personalità di Tony, e la verità è che, quando il mondo si rende conto che Tony è Iron Man, la gente che si trova più a stretto contatto con lui, viene inevitabilmente coinvolta nell’azione”. “L’ultima volta Happy era praticamente un figurante”, scherza Favreau. “Mi era stato detto che il personaggio era una specie di diversivo nel film perché non faceva praticamente nulla; invece stavolta ho avuto molte scene. Ma quando sono andato in sala di montaggio ho dovuto scontentare Jon Favreau l’attore, perché abbiamo tagliato diverse battute.
Secondo voi cosa preferiscono vedere i fan, Vedova Nera nel suo completo sexy o un autista di limousine? Non credo che ci sia neanche bisogno di rispondere”. Completano il cast di grandi talenti di “Iron Man 2”: Clark Gregg nei panni dell’Agente Coulson, Leslie Bibb nel ruolo di Christine Everhart, Paul Bettany che interpreta Jarvis, Garry Shandling nelle vesti del Senatore Stern e alcuni cameo fra cui Larry Ellison e Stan Lee. Feige riflette sui nuovi personaggi della storia e sulla squadra di attori riunita per “Iron Man 2”. “Esistono bei sequel e brutti sequel, e quello che ho imparato nella mia esperienza di cinema, è che non serve gonfiare il numero dei personaggi solo per aumentare le aspettative. In quel caso spesso la storia crolla sotto il peso di tutti questi personaggi, trame secondarie e tutto il resto. In questo film abbiamo solo introdotto alcuni nuovi personaggi che hanno un impatto diretto e sostanziale sui personaggi principali. In questo modo è più interessante guardare Tony, Pepper e Rhodey relazionarsi con tutti questi nuovi personaggi: Natalie, interpretata da Scarlett Johansson, Ivan Vanko, interpretato da Mickey Rourke e Justin Hammer, interpretato da Sam Rockwell. Questi tre personaggi aggiungono conflitti e dilemmi con cui i nostri attori protagonisti dovranno confrontarsi. Il cast di questo film è davvero ricco di attori di grande calibro, che hanno creduto in questa nuova avventura”.
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