Conferenza Stampa OCEANI 3D


Conferenza stampa: OCEANI 3D


Con la produzione di Eagle Pictures e una distribuzione capillare che prevede solo in Italia una tiratura iniziale di oltre 200 copie, il film di Mantello ha tutti i numeri d'un kolossal.

Le riprese a dir poco mozzafiato dei fondali di Roca Partida in Messico, delle Kelp Forests della California e della Grande Barriera Corallina Australiana, sono accompagnate dalla musica delicata di Christophe Jacquelin (eseguita dalla Sofia Philharmonic Orchestra, diretta da Patrick Souillot).

Tutto crea un'atmosfera d'attesa, di contemplazione, di sguardo attento e ammirato.

È solo nel silenzio che si possono percepire i messaggi più profondi; come quello ambientalista volto a sensibilizzare le coscienze ai danni prodotti dall'uomo sul mondo che lo circonda.

Eppure, di silenzio, non è possibile goderne neppure 10 secondi consecutivi, causa lo snervante commento che accompagna ogni singola immagine, incontro e animale del viaggio della piccola tartaruga protagonista.

Purtroppo in Italia è così.

Infatti, come emerge dal dibattito per molti versi polemico che è nato in Sala Stampa...in Spagna, Francia (con la voce dell'attrice Premio Oscar Marion Cotillard) e Inghilterra, le parole che scivolano assieme alla mobile acqua blu sono un contrappunto sonoro alternato a quello musicale, che fornisce dati e permette di meglio apprezzare le immagini che letteralmente "bucano lo schermo" già da sole.

I doppiatori del documentario si siedono sulle poltrone rosse che fronteggiano la platea piena di giornalisti inviati a coprire l'anteprima: è il trio comico di Aldo, Giovanni e Giacomo, volti riconoscibili della risata all'italiana...

Appena terminata la proiezione sono molte le mani che si vorrebbero alzare, ansiose di risposte.

Eppure, dopo i primi due interventi si capisce che in realtà quasi tutti hanno in mente lo stesso inesplicabile quesito: "Perché? Perché è stato scelto un commento così pesante e invasivo?".

Le varianti sono numerose, come: "Non vi è sembrato che si sia persa la poesia delle immagini?", "Provando ad osservare dall'esterno il vostro lavoro, c'è qualcosa di cui vi siete pentiti?" "Com'era il commento originale del film?", "Non si sarebbe potuto realizzare un testo più scientifico?" "Perché questa scelta?", "Cosa centrate voi con la Cotillard?", e così via...ovvero: infinite variazioni sul tema...

La risposta è stata tuttavia una sola: "Abbiamo deciso di rendere più brillante il film, altrimenti c'era il rischio che i bambini si addormentassero".

Aldo ironizza: "Abbiamo rovinato il film, ma la colpa è di Pino Insegno e della Draghetti [I redattori del testo, che loro hanno solo interpretato; ndr]".

Giacomo, che a più riprese ribadisce  "In Italia si è voluta dare una veste più accessibile ai bambini", a un certo punto non ce la fa più e sbotta: "Ma perché devo essere sempre io a difenderlo (riferendosi al film)?!".

Insomma, a parte le battutine dei Tre, che cercavano di stemperare quella sottile tensione che s'era creata nella Sala, non vi sono state vere risposte, e purtroppo  il documentario perde molta della sua bellezza a causa della banalità dilagante che ha vergato il testo; persino Al John e Jack l'hanno tacitamente ammesso.

Allo scioglimento della Conferenza Stampa la domanda permane: perché in Italia la bellezza, la poesia e la profondità possono essere brutalmente lacerate, a nome d'una presunta, quanto inesistente "brillantezza"?


Selene Favuzzi


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