Conferenza stampa La bellezza del somaro

Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini presentano il loro nuovo film


“Nel film c'è l'energia dei miei attori”. Così, di fronte ai giornalisti presenti all'interno del cinema Barberini di Roma, Sergio Castellitto ha presentato il suo nuovo film da regista, La bellezza del somaro, scritto dalla moglie Margaret Mazzantini e interpretato, oltre che dallo stesso Castellitto, da Laura Morante, Marco Giallini, Enzo Jannacci e da un nutrito cast.

“Alla base del film, nato da un racconto lungo di Margaret – spiega Castellitto – c'è la scrittura, la drammaturgia del teatro ma anche il lavoro di sceneggiatura che c'è sempre alla base di una commedia”: la storia è quella di una famiglia borghese, progressista, alternativa che vede cadere qualche certezza quando la fastidiosa e ribelle figlia presenta il suo nuovo fidanzato, un 70enne. “E' un film su di me, su di noi – prosegue il regista e protagonista – che nasconde dietro la commedia i rapporti sbagliati tra una generazione che vorrebbe tornare indietro ai 20 anni e una che vorrebbe invece proiettasi verso i 40”. Sulla nascita del racconto e dell'ispirazione, Mazzantini rivela di avere avuto voglia di leggerezza e divertimento dopo l'ultimo romanzo e di avere un misterioso rapporto con la scrittura che la fa cercare ispirazioni e filoni come una rabdomante. Qui ha cercato di dare al racconto una vivacità e un ritmo quasi frenetici, “ma della stessa frenesia di Cechov, del vaudeville che si apre verso la nevrastenia e la serietà della nostra società”. Miccia che fa esplodere le contraddizioni della famiglia borghese è lo scandalo della vecchiaia e del suo rapporto con l'adolescenza, incarnato da Armando – impersonato dall'aplomb di Enzo Jannacci -: “Armando è il coraggio dell'essere se stessi – riflette Mazzantini – di non fingere di essere o volere qualcosa, di non compiere azioni per un fine particolare ma per il semplice gusto di farlo, a differenza dell'atteggiamento dei 50enni contemporanei”. Ma su tutti i personaggi cala la falce del grottesco impietoso, un tono rischioso, fatto di maschere e farsa, molto difficile da gestire per l'esigenza di un equilibrio preciso.

Castellitto – che in risposta a una domanda provocatoria sul suo essere attore/regista e sceneggiatore contemporaneamente afferma di essere “un attore sensazionale, un ottimo regista che ha il privilegio di lavorare con la moglie” - riflette infine sul prodotto cinematografico in Italia: “Il cinema spesso scimmiotta la televisione per ossequiare il pubblico e i gusti culturali dominanti ed è dalla chiesa culturale della tv che viene parte della fogna contemporanea”. Peccato che la sua risposta ai film natalizi più ridanciani non riesca ad avere l'impatto “dinamitardo” che vorrebbe, confondendo spesso i toni e gli obiettivi.

Emanuele Rauco
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