Il giorno in più - Massimo Venier

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Fabio Volo: che personaggio!
 

Giacomo è un rampante pubblicitario, famoso per passare continuamente da una donna all’altra come un’ape impazzita si posa di fiore in fiore. La redenzione arriva quando sul tram incontra una ragazza che ogni mattina fa la sua stessa strada da casa a lavoro; i due non si parlano e neanche si conoscono ma Giacomo si innamora perdutamente, pur mantenendo timidamente per sé i suoi sentimenti. Questa donna idealizzata lo porterà però fuori da molti impacci in quanto, simulando un’effettiva relazione con lei denominandola Agnese, Giacomo si risparmierà prima di tutto le lamentele della madre e addirittura si svincolerà da beghe lavorative fingendo compleanni o appuntamenti importanti con la sua fidanzata; in fondo, quindi, l'uomo non è totalmente guarito dalla sua bastardaggine cronica. Improvvisamente, in uno dei tanti viaggi mattutini sul tram, sempre sulla strada da casa al lavoro, i due si parlano, o meglio Lei, questa fantomatica Agnese, invita Giacomo a prendere un caffè. Qui Lui confessa di averla da tempo notata e di averla usata come via di fuga in molte occasioni, e pur non facendo per nulla una buona impressione i due si rincontreranno facendo sbocciare l’amore. Ma una storia d’amore non è tale se non è funestata da mille inconvenienti: in questo caso non ce ne sono mille, ve ne è solo uno: Michela, questo è il nome reale della fantomatica ragazza di Giacomo, deve partire per New York per inseguire una importante e meritata offerta lavorativa. Tutti le bugie di Giacomo non hanno più un fondamento e cosa più importante anche Michela non c’è più nella sua vita. Il loro amore prende strade diverse, che si svilupperanno in modi non poco prevedibili.

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“Un Giorno in più” di per sé non è un brutto film, sicuramente consigliabile per una serata tra amici, per passare un’ora e mezza in leggerezza godendosi una delicata storia d’amore contrastata dagli eventi più che dai protagonisti; la pecca maggiore è che tutto l’impianto si regge su una sceneggiatura scricchiolante a sua volta retta solamente sul personaggio Fabio Volo; sia chiaro, non è un errore, ci riferiamo al personaggio che Fabio Volo si è cucito addosso e che viene da lui sfoggiato in ogni uscita pubblica ma nelle sue opere letterarie e nelle altalenanti interpretazioni al cinema. Questo suo personaggio è un 35enne rampante, un po’ tontolone ma molto capace con le donne, dissoluto o meglio disinvolto, autonomo economicamente, con poche o nessuna preoccupazione lavorativa però, qui arriva la sua cifra stilistica, crede ancora nell’Amore e si redime grazie all’apparizione di una donna. Sembra una versione di Paperino che ci sa fare con le donne: un po’ imbranato e sfigato ma che nonostante tutto che acchiappa una cifra. Sospendendo ogni giudizio in merito, Fabio Volo vorrebbe incarnare, con le dovute proporzioni, una sorta di stilnovista degli anni Duemila e in questo sicuramente risiede la grande fortuna dell’attore.

 

Pur poggiandosi interamente su un solo elemento, il film rimane un prodotto grazioso ed interessante, senza pecche troppo evidenti ma scivola proprio nel fisiologico disequilibrio evidente osservando le altre performance che vengono messe in ombra da quella, oltretutto non eccezionale, di Volo specialmente nel caso di Isabella Ragonese, Qui si palesa il forte squilibrio e minor convinzione in confronto ad alcune sue opere passate come in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì, film che in parte si lega al personaggio della Ragonese, mostrandosi in Michela quasi come una evoluzione del personaggio che interpretava nel film di Virzì. Inoltre “Un Giorno in più” si fa anche alfiere di due grandi brutture del nuovo modo di fare cinema in Italia: l’uso smodato del product placament e una totale scollatura dalla realtà.

 

Il product placament è una tecnica commerciale che utilizza la giustapposizione di marchi riconoscibili in scena. Definirla pubblicità occulta non è totalmente sbagliato in quanto il marchio non è molto nascosto, anzi in questo caso è spesso troppo evidente. Questa tecnica ha diverse motivazioni e nel film in analisi trova ragion d’essere nella dispendiosa produzione a cavallo tra Milano e New York, e fin qui non c’è nulla di male, anzi; l’eccesso si raggiunge quando l’apparizione del prodotto in scena avviene con frequenza esagerata. Questa è una tecnica largamente utilizzata nel cinema contemporaneo, italiano e no, ovviamente, e non è impiegato solo dalle piccole produzioni indipendenti, che ne avrebbero ogni diritto, ma anche da grandi produzioni come in questo caso e nel caso dei cinepanettoni che da più di 10 anni sfruttano tale tecnica per raccogliere più introiti possibili. Tale abuso danneggia innanzitutto l’opera nella sua essenza, di qualità o meno, in quanto viene proprio corrotta dalla pubblicità ma grave danno lo riceve anche lo spettatore in quanto, così facendo, l’immedesimazione si interrompe e, all’apparizione del logo in campo, non si sa bene se ciò che si sta vedendo è un film o una marchetta pubblicitaria.

 

Altra macchia grave ed importate risiede nella costante descrizione degli attuali trentenni  come una generazione di lavoratori (spesso tutti pubblicitari), con una sicurezza economica tale da permettersi lunghe vacanze, una casa e una vita autonoma. Questa visione, difficilmente dovremmo persuadervi, è molto distante dalla realtà e la scelta di rappresentare così risulta incomprensibile specialmente se si considera che il pubblico di questi film è proprio questa generazione falsamente rappresentata. Sono pochissimi i casi in cui questo clichè non viene seguito. Questo non è da cosniderarsi un invocazione al ritorno del realismo; però, francamente, sembra una voluta fuga dalla quotidianità: non c’è dubbio che la situazione attuale è poco attraente e vendibile in quanto noisosa e/o tragica, però decidere di sposare questi stereotipi è decisamente brutto, contando anche che i protagonisti di queste opere risultano freddi, finti ed alieni alla contemporaneità, e al proprio pubblico di riferimento, quindi poco convincenti.

 

Il film di Massimo Venier, adattamento cinematografico del miglior best seller di Fabio Volo, risulta un interessante prodotto di intrattenimento, con dei limiti evidenti evidenti e delle scelte discutibili che però non ci portano totalmente a stroncare l’opera; sicuramente tra le uscite natalizie questo film troverà una adeguata fortuna allietando le serate di molte persone.

 

Giovanni Villani

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