40 carati (Man on a Ledge) - Asger Leth

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Vertiginose rivalse


Nick Cassidy, ex poliziotto spedito in prigione con l'accusa di aver rubato un diamante da 40 carati a un uomo molto potente, evade durante il funerale del padre e, anziché fuggire verso Paesi remoti e assolati, tenta il suicidio dal ventunesimo piano di un grattacielo a New York. Nel frattempo, però, all’insaputa di tutti, Nick Cassidy sta dando il via a un complesso piano per dimostrare (con la forza) la propria innocenza.

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Pensando a un uomo intrappolato su un cornicione per la quasi totalità del film, il primo riferimento cinematografico che viene in mente potrebbe essere In linea con l’assassino di Joel Schumacher, in cui uno sfortunato Colin Farrell era prigioniero di una cabina telefonica, braccato da un cecchino; nel suo complesso, tuttavia, Man on a Ledge ricorda molto più Ocean’s Eleven di Steven Soderbergh. La sceneggiatura, infatti, scritta dal venezuelano Pablo F. Fenjves e strutturata in un susseguirsi di esplosivi snodi narrativi, ha al suo centro un furto impossibile, talmente impossibile che, per una volta, non riesce (o almeno, non del tutto). Prima e dopo questo colpo formidabile, Fenjves dosa con attenzione le informazioni che dà al pubblico, per non rivelare troppo sul passato di Nick Cassidy e svelare le sue reali intenzioni. L’intento di mantenere il ritmo costantemente alto riesce, sebbene questo si traduca in una serie di espedienti irrealistici, che culminano in un finale spettacolarmente inverosimile. Ciononostante, il plot è interessante, e la storia del protagonista, una rivalsa a livello familiare condotta contro lo strapotere degli uomini di politica e la corruzione delle forze dell’ordine, tiene avvinti. Parte del merito va anche alla regia movimentata ma misurata di Asger Leth, regista di documentari qui al suo esordio in un lungometraggio cinematografico.

man-on-a-ledge-backstageDavvero notevole il lavoro del dipartimento artistico che per Man on a Ledge, è il caso di dirlo, ha dovuto fare i “salti mortali”: per le riprese è stato necessario trasferire circa 18 tonnellate di materiale in cima al palazzo scelto come location principale del film, il Roosevelt Hotel, nel centro di Manhattan. Alcune riprese, infatti, sono state realmente girate sullo storico edificio, e più precisamente sul tetto del palazzo, dove è stata ricreata un’intera stanza d’albergo per lavorare in sicurezza e consentire alle macchine da presa movimenti più articolati, grazie a un ampio cornicione. Contemporaneamente, sono stati allestiti altri due set agli Studios, uno con il muro esterno dell’albergo e l’altro con la camera, mixati in post produzione grazie a un minuzioso lavoro di scenografia che ha reso i tre set identici.

Altrettanto valido è stato il lavoro degli attori, merito di un cast ben amalgamato che funziona discretamente. Nonostante Sam Worthington (Terminator 4, Avatar, Scontro tra Titani) appaia un po’ rigido e sbrigativo, forse a causa dei suoi numerosi progetti in corso di lavorazione (La furia dei titani, Drift, Thunder Run e probabilmente Hunter Killer), i suoi cinque comprimari, Jamie Bell, Genesis Rodriguez, Elizabeth Banks, Kyra Sedgwick e Edward Burns, riescono a calarsi perfettamente nei propri personaggi, creando la giusta atmosfera. Completa il quadro Ed Harris, leggermente sottotono e sciupato ma ugualmente magnetico. Nota di merito per l’ottima e adrenalinica colonna sonora, composta da quell’Henry Jackman che ha realizzato le soundtrack de Il gatto con gli stivali, X-men: l’inizio, Kick Ass e Mostri contro alieni.

Nel complesso, un prodotto senz’altro gradevole, forse un po’ prevedibile in alcuni punti ma perfetto per chi desidera una buona dose di azione unita a una storia avvincente; sensazione confermata dal buon esordio nelle sale americane, dove il film ha incassato nel primo weekend di proiezione (27-29 gennaio) 8 milioni di dollari, classificandosi al quinto posto. Da notare come il titolo originale, Man on a Ledge (espressione americana utilizzata dai poliziotti per definire un uomo che tenta di buttarsi), sia stato tradotto con la consueta originalità italiana in 40 carati

Francesco Bonerba

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