Polisse - Maïwenn
- Creato Giovedì, 09 Febbraio 2012 12:27
- Pubblicato Giovedì, 09 Febbraio 2012 13:19
- Scritto da Emanuele Rauco
Il quotidiano calvario della protezione minori
Nel riprendere il lavoro quotidiano della polizia da fotografa, Melissa incappa in una discussione su cosa e quando sia lecito riprendere. In Polisse, Melissa è interpretata da Maïwenn, regista del film: i ruoli si sovrappongono ma aiutano anche lo spettatore a capire meglio quale sia il processo creativo e l'idea di cinema che c'è dietro a questo film, il terzo dell'autrice, premiato (discutibilmente) col premio della giuria allo scorso festival di Cannes.
Lo sfondo del film è il lavoro quotidiano della protezione minori, la Polisse del titolo scritta dai bambini che ogni giorno sono al centro di violenze, abusi, problemi affettivi e sociali: a seguirli è, come si diceva, la fotografa Melissa in crisi col marito. Dramma sociale e affresco affettivo dalle ambizioni documentaristiche, scritto dalla regista con Emmanuelle Bercot, il film sembra l'altra faccia di serie come Law & Order: Unità speciale. Cercando di entrare tra le pieghe del lavoro burocratico della squadra, Polisse immerge il pubblico in un piccolo inferno “banale”, di quelli che abbiamo di fronte sempre e non ce ne accorgiamo, descrivendolo dal punto di visto di chi è tenuto a gestirli, di quei funzionari costretti a dover fare i conti con l'orrore della normalità senza poter far niente per cambiarlo, ma solo per tenerlo sotto controllo: il senso d'impotenza e frustrazione emerge nella scelta anti-spettacolare di Maïwenn, assieme a una curata messinscena di stampo realistico che per mezz'ora coinvolge con scioltezza e disinvoltura.
Poi però, l'andamento narrativo si scontra con scelte più convenzionali, l'alternanza tra colpi allo stomaco e risate appare fuori luogo, non nelle intenzioni di “tranche de vie” quanto nella messinscena che occhieggia a una certa tv, e la scelta di una chiusura a effetto, sensazionalistica, sembra ridondante oltre che furbesca. Resta così l'impressione,,che il personaggio di Melissa sottolinea in modo non sappiamo quanto consapevole, di una persona di cultura ed estrazione borghese che voglia fare un viaggio per immagini tra le pieghe della povertà, della difficoltà umana, psichica e sociale.; senza sapere però come rappresentarla fino in fondo e vagando in un confuso, ma anche un po' ipocrita, senso di colpa.
Emanuele Rauco






