Paradiso Amaro - Alexander Payne

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Un paradiso non troppo amaro 

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Alexander Payne torna dopo 7 anni alla regia e lo fa con un film pronto a seguire le orme del precedente. Se “Sideways- In viaggio con Jack”, aveva vinto un Golden Globe per la migliore sceneggiatura e un Oscar, “Paradiso Amaro” è già riuscito a portarsi a casa due meritatissimi Golden Globe ed è in lista in ben quattro categorie agli Academy Awards. Il film, tratto dal libro “Eredi di un mondo sbagliato” di Kaui Hart Hemmings, racconta la storia di una famiglia hawaiana sconvolta da una grande tragedia. Quando la moglie entra in coma, Matt King (George Clooney) si trova a dover fare i conti non solo con i sentimenti ambivalenti di amore ed odio che prova verso la donna, ma anche con una difficile situazione familiare che non è in grado di gestire. Avendo dedicato la sua vita al lavoro, Matt non sa come farsi rispettare dalle sue due figlie: Scottie (Amara Miller), un’imprevedibile ma intelligente bambina di dieci anni, e Alexandra ( Shailene Woodley), un’adolescente ribelle. La situazione è ulteriormente peggiorata dalla delicata decisione che Matt deve prendere riguardo la vendita dell’immenso terreno di famiglia dall’inestimabile valore economico ed ecologico, che i King hanno ereditato quando uno dei loro antenati ha sposato una principessa locale. Il fragile equilibro di Matt è messo ancora una volta alla prova quando Alexandra gli rivela della relazione extraconiugale della moglie. La donna, sebbene in coma, diventa il fulcro di tutto il film, una presenza passiva ma tangibile che non si limita ad essere solo la causa scatenante degli avvenimenti, ma è anche ciò che dà il ritmo a tutta la storia.  La stanza d’ospedale nella quale è ricoverata diventa il setting di alcune delle scene più belle e toccanti di tutto film ed il luogo di pellegrinaggio per amici e parenti. Per ‘raggiungere’ veramente la moglie ed elaborare la situazione, Matt intraprende con le due figlie un viaggio alla ricerca dell’amante della donna che assumerà però un valore completamente diverso.

Payne affronta con sensibilità un tema delicato che poteva trascinare facilmente il film in una pellicola banale e gratuitamente struggente. Invece la sensazione che si ha guardando “Paradiso Amaro” è quella di un film che riesce a ben mescolare dramma e commedia, creando un piacevole clima in cui i personaggi commuovono, divertono e danno forza allo spettatore, trasmettendo il messaggio che ogni situazione, anche quella più drammatica, può essere quella spinta di cui avevamo bisogno per un nuovo inizio. Nel ricercare l’amante della moglie, Matt riscopre involontariamente se stesso, il rapporto con le figlie e quello con la sua terra, alla quale è indissolubilmente legato.

L’ambiente è esso stesso un personaggio importante del film. Questa è “una storia che forse poteva essere raccontata ovunque, ma che diventa unica proprio perché è ambientata alle Hawaii, in un ambiente particolare” dice Payne. È proprio dal contrasto con questo suggestivo scenario ricco di colori e grandi spazi aperti che si avverte ancora di più il tumulto interiore dei protagonisti, divisi tra rabbia, sofferenza e voglia di ricominciare. Contrastati sono i sentimenti che dominano i personaggi, che non sono mai sempre nel giusto o nel torto, non sono né eroi né antieroi: sono persone comuni. La forza del film sta anche in questo: nella volontà di raccontare il vissuto di personaggi normali alle prese con situazioni difficili. Questa elemento, che è riscontrabile anche negli altri lavori di Payne, è sorretto dalle doti recitative di tutti gli attori, che ci regalano interpretazioni ricche di spontaneità. In particolare spiccano George Clooney, che si cala perfettamente nel ruolo di marito e padre traumatizzato, insicuro, un po’ goffo, ma autoironico, e Shailene Woodley, che rappresenta con naturalezza il cambiamento di Alexandra da adolescente ribelle a “spalla” del padre.

È difficile trovare qualcosa che non vada in “Paradiso Amaro”: da una solida struttura narrativa alla scelta di un’azzeccata colonna sonora, tutto sembra trasmettere una ventata di novità, lasciando nell’animo dello spettatore non sensazioni di sconforto, ma di speranza. 

Serena Betti

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