ATM Trappola Mortale – David Brooks

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atmCon un Deca non si può andar via,
non ci basta neanche in pizzeria,
fermati un attimo all'AUTOMATICO
almeno a piedi non ci lascerà
in questa città ...

Immaginate: siete ad una festa e tra tanta gente riconoscete la ragazza che da tempo cercate di corteggiare; vi avvicinate e dopo alcuni goffi tentativi lei accetta la vostra offerta di accompagnarla a casa, risparmiandole l’attesa del bus nella notte invernale.
Fantastico! Salutate tutti velocemente ma il vostro amico scroccone vi chiede di accompagnare anche lui a casa e visto che non ha soldi per il taxi, vostro malgrado, si aggrega a voi.
Sbuffando e mortificato per l’imprevisto, salite tutti e tre in macchina e partite. Nonostante tutte le noie sinora portate, il vostro amico insiste nel fermarsi a mangiare da qualche parte in quanto ha una fame micidiale ma prima ancora deve prelevare del denaro in quanto, come detto prima, non ha un soldo. Fallendo i tentativi di mediazione e compromesso, sempre più imbarazzato nei confronti della vostra ospite, vi dirigete verso un bancomat, posto in un gabbiotto in mezzo ad un parcheggio.
La vostra serata più ancora risollevarsi se facciamo in fretta e invece … vi ritrovate tutti e tre prigionieri di uno psicopatico che, dopo aver ucciso un uomo davanti ai vostri occhi, rimane fisso, muto ma estremamente minaccioso davanti alla porta dell’ATM.

Tutto questo è ATM – Trappola mortale, un thriller tutta suspence, opera prima di David Brooks, scritto dagli sceneggiatori di Buried – Sepolto vivo. In film come Paranormal Activity ma anche come il citato Buried, normali passanti rimangono intrappolati in luoghi comuni, apparentemente sicuri che l’inatteso trasforma in posti terribili. È vero che i prodotti più piccoli, oggigiorno, sono quelli generalmente più interessanti ed ATM non smentisce totalmente questa convinzione pur non si lanciandosi mai drammaturgicamente e rimanendo aggrappato alla semplice trama, forse per prudente scelta determinata dall’inesperienza del regista.

Alcuni potrebbero addirittura  trovarlo ridicolo a tratti ma ciò che più ci ha colpito e che merita attenzione è un particolare effetto che provoca nello spettatore: senza richiedere trucchi o artifici come il 3D o grandi effetti speciali, anche il più cinico davanti a questo film si sentirà in dovere di intervenire nell’azione. Lo stereotipo dice che i protagonisti delle storie “horror” fanno sempre la cosa sbagliata, come dividersi in un bosco stregato o entrare in una lugubre casa diroccata; qui, vedendo i prigionieri compiere le azioni più maldestre e sconclusionate, ci sarà impossibile non criticarle, magari gridandogliele quasi ci sentissero attraverso lo schermo e dietro il vetro che li reclude, pur rimanendo incollati alla poltrona. Un'immedesimazione simile a quando, fagocitati dalla trance agonistica di uno spettacolo sportivo, urliamo “PASSALA!!!” pur essendo nel buio del nostro salotto. Un atteggiamento molto italiano.

Il film nel suo finale, sicuro di questa nostra reazione, ci spiazza considerevolmente, palesando il nostro voyerismo discutibile, ponendo il serial killer nella stessa posizione in cui ci troviamo noi: non è uno spoiler ma nel finale all’apice del dramma, quando dentro l’ATM impazza la disperazione più totale, il killer rimane fermo, fisso e muto davanti alla porta, seduto a godersi lo spettacolo. Come noi, solo che Lui non ha pagato il biglietto.

Parafrasando Max Pezzali: “Con un Deca non si può andar via/non ci basta neanche in pizzeria/fermati un attimo all'AUTOMATICO” … ma controlla che non ci sia lo psicopatico armato.

Giovanni Villani

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