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Hip POP Europe

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Grazie a un fortuito incontro, il giovane Eddie (George Sampson, vincitore del Britain's Got Talent 2008) propone ad Ash (Falk Hentschel) di sfidare, in un grande match a Parigi, la crew di street dance degli Invincible; prima, però, serve reclutare ballerini provenienti da ogni capitale europea e aggiungere alla loro tecnica già consolidata qualcosa in più, un ritmo differente da quello cui sono abituati e che solo una giovane ragazza francese, Eva (Sofia Boutella), potrà insegnargli.

Prosegue a velocità sostenuta l’assalto dell’Inghilterra allo strapotere dell’industria audiovisiva americana; osservando la vivacità sorprendente del mercato cinematografico e televisivo inglese, infatti, non v’è alcun dubbio che l’Inghilterra sia tra tutti i paesi europei l’unico in grado di competere con gli States in qualità, quantità e tenacia, pur essendo degni di nota gli sforzi di Germania, Francia e Spagna. Dopo aver ottenuto ottimi risultati con l’horror, la fantascienza e le produzioni seriali, la BBC si confronta nel 2010, grazie a Streetdance 3D, con un territorio tradizionalmente americano: l’hip hop. A fronte di cinque milioni e mezzo di dollari spesi, Streetdance 3D ne ha incassati 17 solo in Inghilterra e 29 nel resto mondo, segno che l’esperimento dei due registi di videoclip, Max Giwa e Dania Pasquini, aveva colto nel segno.

Forti di questo successo, i due ci riprovano ora con questo sequel, che appare leggermente più maturo del precedente capitolo, sia nei contenuti che nella tecnica. Pur riproponendo quasi pedissequamente l’idea della fusione tra generi di ballo, già messa in campo nello scorso film in cui danza classica e hip hop si mescolavano sulle note della Danza dei cavalieri di Prokofiev e dello Schiaccianoci di Tchaikovsky, stavolta l’idea di Giwa e Pasquini è ampliata e resa meglio. Abbandonato il set londinese, il film abbraccia l’intera Europa e riunisce idealmente i suoi diversi spiriti urbani, scegliendo come ballo da fondere all’hip hop una particolare versione di salsa acrobatica, ballata a Parigi. La danza diviene così il punto d’incontro non più di due differenti stili ma di due culture, rappresentate dai protagonisti: da un lato quella esibizionista e individualista dell’America (Ash), dall’altro quella passionale, umile e aperta all’incontro dell’Europa (Eva). Laddove in Streetdance 3D era una insegnante di danza classica (Charlotte Rampling, ancora incantevole) a prefiggersi l’intento di contaminare i suoi allievi con la street dance, stavolta è la street dance a prendere lezioni da Manu (un perfetto Tom Conti), lo zio francese della protagonista. L’evoluzione del personaggio maschile, che ridimensiona l’arroganza della propria danza narcisistica è, a tal proposito emblematica, e interpretabile come la subordinazione della street dance a un punto di vista più europeo, che privilegia coppia e sentimenti anziché testosterone e performance individuale. Pur essendo pieno di alcuni leitmotiv tipici del genere – la storia d’amore, il colpo di scena finale, l’imprevisto che rischia di far saltare tutto e via dicendo,– questo secondo capitolo sembra più equilibrato del precedente, troppo concentrato sulla leziosa e predominante protagonista.

Da Streetdance 2 3D non c’è da aspettarsi le coreografie ardite di Step Up 3D (in arrivo, a luglio, Step Up 4), né il medesimo dispendio di risorse; tuttavia, pur concentrandosi più sulla preparazione artistica che su scenografici duelli, il film riesce comunque a coinvolgere con la forza della musica, un ottimo montaggio e delle performance ovviamente degne di nota, ancora più articolate rispetto al primo film. Per quanto concerne il 3D, nonostante la discreta luminosità e una buona profondità, non si troverà molto più di qualche trovata effettistica che va dai popcorn lanciati in aria a braccia protese verso gli spettatori; alla fine, risultano essere più spettacolari i numerosi ralenti piuttosto che l’impiego degli occhialetti.

Concludendo, gli appassionati del genere (ma non solo) avranno di che gioire: una trama lineare che punta sul sicuro, acrobazie e coreografie elaborate, una colonna sonora ricchissima e un secondo, ancora acerbo tentativo da parte degli inglesi di europeizzare il cinema hip hop made in USA che sfocerà, c’è da scommetterci, in un terzo film in cui la crew europea espatrierà in America. Speriamo solo che per allora si sia posto rimedio all’unica grande pecca di Street dance 2 3D: il protagonista Falk Hentschel. Pettorali da favola, espressività legnosa come poche. 

Francesco Bonerba 

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