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Approda sugli schermi italiani,
distribuito in cinquecento copie, “Ultimatum alla terra”, remake del film del
1951 di Robert Wise. Assieme al film, appaiono a Roma anche il regista Scott
Derrickson e l’interprete principale Keanu Reeves, due simpatici alieni dallo
straordinario carisma che con serietà e un pizzico di umorismo ci spiegano
perché il mondo si salverà ancora una volta.
- Dal punto di vista visivo,
qual è stato il rapporto con l’originale? (domanda al regista) Il suo personaggio in che rapporto è
con il Klatu originale? (domanda all'attore)
Scott Derrickson Dal momento che l’originale è un classico della
fantascienza molto noto, ho cercato di prestare la massima attenzione agli
elementi del film poi diventati icone, come la nave spaziale, la tuta e il
personaggio di Gort. Li volevo lasciare con opportune modifiche. Questi ultimi
due elementi, ad esempio, erano per gli anni ’50 estremamente innovativi e
avevano il compito di mostrare allo spettatore la relazione degli invasori con
un mondo diverso al nostro. Io ho voluto perciò comunicare attraverso gli
stessi elementi l’idea di una civiltà che ha raggiunto dei livelli di
evoluzione talmente alti da essere in equilibrio con il proprio ecosistema,
cosa che ci riconduce al tema centrale del film.
Keanu Reeves Anch’io ho visto il film originale da ragazzino e recentemente, prima dell’inizio delle riprese, l’ho riguardato più volte. Ho l’impressione che la nostra versione della storia,
soprattutto per quanto riguarda il mio personaggio, sia diversa dall’originale.
Abbiamo…invertito le cose: il Klatu originale all’inizio della storia era
affabile mentre sul finire si congeda con un’aria sinistra; il mio Klatu,
invece, diventa sempre più umano e di conseguenza prende decisioni umane.
- Anche in considerazione della
sua storia e carriera personale e delle scelte che ha fatto, si è mai sentito
un alieno nel conformismo generale? (domanda per l'attore) A distanza di oltre mezzo secolo dal film
originale, pare che non sia cambiato niente: come ci distruggevamo allora ci
distruggiamo ora. E’forse una tendenza alla continua autodistruzione? C’è proprio
bisogno di un alieno per farci capire quanto stiamo sbagliando? (domanda per il regista)
KR L’alieno fa parte di una storia e gli esseri umani hanno bisogno
delle storie come strumento per studiare se stessoi Il momento in cui mi sono
sentito più alieno è quando sono andato ad una nuova scuola superiore...
SD Penso che sia facile trascurare il fatto che il film originale
lanciava un avvertimento molto forte, quello dell’olocausto nucleare, che nel
frattempo è stato evitato…Sono d’accordo nel sostenere che l’umanità sia
propensa alla distruzione di sé e dell’altro ma credo che siamo anche in grado
di trovare le risorse necessarie per superare le avversità; le armi nucleari,
ad esempio, non sono state distrutte ma neanche utilizzate. Spero che il
problema ambientale, che sta portandoci sull’orlo di una grave crisi potenzialmente in grado di distruggerci, ci condurrà a un tale punto di non sopportazione che finalmente
ci decideremo a fare scelte drammatiche e difficili ma sagge e positive. Credo
anche che probabilmente tra 60 anni ci sarà un altro film come questo che
verterà sulla prossima sfida dell’umanità.
- Che rapporto ha con il
soprannaturale? Crede nell’esistenza di un mondo extraterrestre?
KR Certo! Non penso che nell’universo possiamo considerarci l’unica
razza senziente. Quanto a credere agli ufo, perché no? Ho amici che sostengono di
aver avuto esperienze del genere…
- Crede che siano davvero
necessari gli alieni per ripristinare un po’ di equilibrio nelle questioni ecologiche
del pianeta? Quali film di fantascienza ha particolarmente amato?
KR Non credo che sia necessaria un’invasione aliena; credo che il
pianeta se la stia cavando abbastanza bene nel tentare di farcelo capire. I
film di fantascienza che amo di più sono i classici: “Star Wars”, “Blade Runner”, “2001 odissea nello spazio”, “Solaris”.
- Cosa ci potete dire a
riguardo dell’aspetto ‘teologico’ presente nel film?
SD Anche il film originale aveva delle forte connotazioni di questo
tipo, che sono state in parte eliminate e in parte mantenute nel nostro film;
noi poi, abbiamo provveduto ad inserirne delle altre. La religione e la
cristianità negli Stati Uniti sono stati spesso associati nell’ultimo periodo
al pensiero di un tipo specifico di destra, che personalmente non approvo. Io
volevo che nella storia ci fosse l’elemento simbolico religioso ma che nel contempo
criticasse l’establishment militare statunitense e il suo coinvolgimento nei
conflitti mondiali, contrapponendolo al discorso ecologico, fulcro del
film.
KR La cultura cristiana è talmente tanto intrecciata che è facile
trovarla in qualsiasi film, anche in questo.
- Se il suo alieno oggi
sbarcasse davanti alla casa bianca che cosa chiederebbe a Obama? I fan di tutto
il mondo si stanno chiedendo se davvero “Matrix” è finito o potrebbe esserci
qualche altro episodio.
KR Non sono in gradi di rispondere a nessuna delle due domande! Non
posso proprio! Se volete la mia opinione per quello che riguarda “Matrix”,
relativamente alla mia partecipazione, penso che il percorso di Neo sia
concluso. Per quello che riguarda Obama, penso che un alieno gli direbbe:
mantieni le promesse e buona fortuna!
- Come si sente chiuso dentro
queste armature messianiche, da “Matrix” a “Ultimatum alla Terra”? Chi le
piacerebbe invece interpretare? (domanda per l'attore) Il bambino è un altro alieno nel film: cosa rappresenta
e l’ha sviluppato lei, lo sceneggiatore o era già presente nel film? (domanda per il regista)
KR Bellissima gabbia quella in cui sono stato rinchiuso, sia in
questo ruolo che in quello della Trilogia di “Matrix”. Sono stati dei ruoli
bellissimi.
SD Nel film il bambino rappresenta, come nell’originale, la
frammentazione della famiglia. Egli ha già dovuto percorrere un suo personale e
difficile percorso che trova un momento di pausa e pace nella riconciliazione
con la madre. E’ nella scena nel cimitero che viene rappresentata attraverso il
bambino quella che è la parte migliore dell’umanità, le sue risorse nei momenti
estremi. Ho voluto connotare questo personaggio, senza prestare troppa
attenzione agli aspetti simbolici, attraverso la sua capacità di crescere partendo
da un’idea preconcetta.
- Nel libro è Gort ad essere a
capo di Klatu, nel film di Robert Wise sembra il contrario...(domanda per l'attore) Perchè la scelta
di ambientare il film nei giorni nostri e non sfruttare il contesto degli anni
’50? (domanda per il regista)
KR Il capo sono io! Però la sentinella Gort ha una capacità di
pensiero indipendente; è un’estensione di quella che è l’idea del film originale:
risponde alla violenza.
SD Io credo che quando si fa il remake di un classico bisogna
sempre avere un ottimo motivo. L'ambientazione moderna era già nella sceneggiatura ed è stato proprio questo elemento, assieme alla
centralità di un tema tanto attuale come quello ecologista, ad interessarmi.
- Cosa ci può raccontare della
sua esperienza di attore in questo film e, più in generale, cosa le dà questo
mestiere?
KR E’stata una grandissima opportunità perché ho avuto
la possiblità di partecipare con David Scarpa (lo sceneggiatore) e Scott all’ulteriore stesura
della sceneggiatura, consigliandoli sia sullo svolgimento narrativo che,
ovviamente, sugli aspetti del mio personaggio, indicandogli cosa avrebbe potuto
funzionare al momento della recitazione e cosa no. Fare l’attore mi dà
tantissimo, perché se fatto bene è un mestiere che ti regala un grande senso di
libertà, derivante dall’interpretare tanti ruoli, dall’essere coinvolto in
storie sempre nuove. Per me recitare, usando un termine che forse vi apparirà
un po’ infantile, è divertente.
- Perché la gestione della
crisi è affidata al segretario della difesa e non al presidente?
KR Io do la mia interpretazione: secondo me il presidente, che noi
nel film non vediamo, non è una persona ma è un’idea, qualcosa di immutabile. Nel
film serviva invece un personaggio, quello interpretato da Kathy Bates, che nel
corso della storia cambiasse idea.
SD Mentre stavamo realizzando il film, sapevamo che sarebbe uscito
a cavallo tra l’elezione e l’insediamento alla casa bianca del nuovo
presidente, un momento di grande speranza. Mettere la figura ingombrante di un
presidente non ci sembrava adatto alla situazione; al contrario, il segretario
di stato era il personaggio che ci serviva, capace di compiere quel cambiamento
che tutti speriamo avvenga.
- Lei considera l’alieno già un prodotto dell’ ‘era Obama’?
SD Spero proprio di si. E spero anche che questo film riesca ad accendere
il dialogo su tematiche tanto sensibili come quella del cambiamento e dell’ecologia.
A cura di Francesco Bonerba
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