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Molte persone tra dieci anni, stesso lavoro, stesso posto, stessa routine, tutto sempre uguale, stare al sicuro e andare avanti all'infinto..tra dieci anni Max..se pensi che tu non sai dove sarai tra dieci minuti..è paradossale vero?

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Intervista a Lamberto Bava PDF Stampa E-mail
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Scritto da Germano Boldorini, Luca Imperiale   
Lunedì 12 Maggio 2008 00:00


INTERVISTA A LAMBERTO BAVA
foto di Federico Gnoli



Martedì 22 Aprile 2008 SupergaCinema.it ha intervistato il regista Lamberto Bava. Tra i grandi protagonisti del cinema di genere italiano, l'autore di "Demoni" e "Fantaghirò" si è mostrato gentile e disponibile, concedendoci un'intervista di più di un'ora.

1) Che ricordi ha della sua prima esperienza sul set?

Il primo film nel quale aiutai mio padre Mario era TERRORE NELLO SPAZIO nel 1965. A quei tempi il cinema italiano era molto diverso: ricordo che giravamo nel teatro 5 di Cinecittà, il più grande d’Europa. C’era una specie di pellegrinaggio continuo per vedere le cose che inventava mio padre. L’astronave del film l’aveva costruita mio nonno e tutto il pianeta era realizzato con una ventina di rocce di plastica nelle quali si potevano mettere dentro le luci: spostando queste rocce creavamo le varie scenografie.


2) Come si è sviluppato il rapporto con Ruggero Deodato?

In questo periodo sto cercando di mettere in piedi un progetto di quattro film, con l’obiettivo di rilanciare il cinema di genere in Italia. Uno dovrei dirigerlo io, uno Ruggero e gli altri due Stivaletti e i Manetti Bros.
Ruggero è un amico da tanti anni: come aiuto ho fatto almeno tre film con lui. Per ULTIMO MONDO CANNIBALE non ci fecero entrare in Malesia, dove dovevamo girare e in attesa del visto passammo una settimana a Singapore. Ho dei ricordi incredibili di quel film: la sera lasciavamo la macchina da presa in mezzo alla giungla tanto non la poteva rubare nessuno. Mi morse anche un serpente: ho ancora la cicatrice sul dito!

3) Come nacque MACABRO, il suo primo film?

Avevo conosciuto Antonio Avati sul set di IL BACIO di Mario Lanfranchi. Un giorno mi chiamò dicendo di volermi parlare di un progetto e mi propose di girare un film ispirato a un fatto di cronaca. Fui molto felice anche perché la storia era assolutamente nelle mie corde. Mi presentarono lo sceneggiatore Roberto Gandus e ci mettemmo a scrivere il film: impiegammo dieci giorni a finirlo. Poco dopo partii per New York convinto che il progetto sarebbe rimasto nel cassetto. Invece mi chiamò Avati dicendo che il soggetto era piaciuto alla Medusa. Tornai a Roma e dopo due mesi stavo girando il mio primo film.

4) Parliamo di DEMONI.

Dario Argento mi disse che voleva produrmi un film. Avevo un soggetto in tre episodi che mi aveva scritto Dardano Sacchetti e lo feci leggere a Dario. Mi disse che l’episodio centrale era ottimo per costruire un film intero e iniziammo subito a lavorare alla sceneggiatura.
Il problema di DEMONI è che il primo tempo è tutto ambientato dentro il cinema mentre per il secondo tempo, non avendo tantissimi soldi, siamo stati costretti a inventarci continuamente situazioni nuove e alternative.
Ricordo che non riuscivamo a trovare il titolo ed eravamo tutti molto preoccupati. Una sera mi trovavo da solo in casa e mi cadde l’occhio su un libro di mio padre: I DEMONI di Dostojevski. Chiamai subito Dario e capimmo di aver trovato il titolo giusto!
Lo girammo in un cinema chiuso sulla Tiburtina: era grandissimo e potevo sfruttare al massimo i corridoi, le gallerie.
In DEMONI ci siamo fidati molto di Sergio Stivaletti che, supportato da numerosi collaborati, ha fatto un ottimo lavoro.

5) Come nacque l’idea di FANTAGHIRO’?

Parecchi anni fa andai a fare dei sopralluoghi oltre Trieste per Mediaset. Ricordo che aspettavamo una macchina in una piazza e mentre mi difendevo dal freddo, mi venne in mente di realizzare delle fiabe per la televisione, un vecchio progetto di mio padre. Ci mettemmo a leggere numerose favole e trovammo FANTAGHIRO’ in una raccolta di fiabe di Calvino. Non ci volevano però cedere i diritti. Mentre stavo girando IL GIOCO a Livorno, in una villa con una grande biblioteca, chiesi a una ragazza se mi trovava tra i loro libri FANTAGHIRO’ PERSONA BELLA, il racconto originale che Calvino aveva raccolto. Lo trovammo, non c’erano diritti sopra e potemmo partire con il progetto. Fu un grande successo che continua a essere visto e riprogrammato. Lavorando in Cecoslovacchia riuscimmo a spendere poco e questo ci permise di girare in 35 millimetri con una qualità tecnica assolutamente cinematografica.

6) Parliamo di GHOST SON, il suo ultimo film.

E’ un film al quale tengo tantissimo: non l’ha visto quasi nessuno ma è un progetto molto personale, nato da me e che ho portato avanti con molta determinazione.
Il film era una co-produzione inglese. Avevo fatto un elenco di 7-8 possibili attrici: un giorno mi chiamarono da Cannes i produttori per dirmi che Laura Harring era disponibile. Avevo visto MULHOLLAND DRIVE sei volte ed ero felicissimo di poter lavorare con lei. Ha letto il copione in tre ore ha detto subito che voleva farlo.
E’ stata una grande esperienza.

7) Secondo lei c’è ancora spazio per un cinema di genere in Italia?

Penso che stiamo vivendo un periodo molto buio per il cinema italiano e, in generale, per la cultura in Italia.
Dall’avvento della CG fare film richiede grandi investimenti e in Italia non possiamo permetterci costi così alti. Dobbiamo cercare di essere competitivi puntando su storie più cattive, morbose, temi duri che sono da sempre più nelle nostre corde.
Ora c’è il progetto con Deodato, Stivaletti e i Manetti Bros.
Speriamo bene.


Germano Boldorini