Il Primo re – trama, scheda e recensione del nuovo film di Matteo Rovere

Il 31 Gennaio 2019 è uscito nelle sale Il Primo Re, pellicola del regista italiano Matteo Rovere. Film emotivo e coinvolgente, in cui viene rivisitato il rapporto controverso tra Romolo e Remo, rispettivamente interpretati da Alessio Lapice e Alessandro Borghi. Ci troviamo nel 753 a.c., anno in cui il mito colloca la fondazione di Roma.

Trama Il Primo Re

Nel 753 a.c. a Latium Vetus i due fratelli Romolo e Remo, vengono travolti da una violenta esondazione del Tevere, che uccide tutto il loro bestiame, lasciandoli poveri e soli sulle rive di Alba Longa. Gli Albani, popolo crudele e avverso, li prendono come schiavi e li costringono a combattere fino alla morte con altri prigionieri, latini e sabini. Il rapporto sanguigno e forte che lega Romolo e Remo, permette ai due di ingannare i propri aguzzini. Riescono a prendere in ostaggio la sacerdotessa della Dea Vesta, Satnei, a guidare la rivolta degli altri schiavi e a fuggire. Romolo in questi scontri viene però gravemente ferito. Nella neo formata tribù il latino Tefarie cerca di convincere Remo a liberarsi del fratello morente, diventato un ostacolo per il loro cammino. Prima Tefarie e poi altri membri del clan cercano di uccidere Romolo, ma Remo e Satnei lo salvano. Quando, di ritorno da una battuta di caccia, Remo porta ai suoi compagni il corpo di un cervo, tutti lo riconoscono come proprio capo.

Dopo aver ucciso un gruppo di guerrieri del clan Testa di Lupo, la tribù di Remo marcia e conquista il loro villaggio. Durante il periodo di pace che segue, Romolo si riprende completamente e Remo inizia a farsi domande sul proprio futuro. Satnei gli predice che uno, tra lui e il fratello, diventerà un grande Re, a capo di un Impero vastissimo e potente, e che l’altro morirà. Remo, convinto di dover uccidere Romolo, inizia ad inveire contro gli Dei, spegne il fuoco sacro di Vesta, uccide il sacerdote del villaggio e incatena Satnei nella foresta, lasciandola preda delle bestie selvatiche. Prima di morire la sacerdotessa farà in tempo a dirgli di aver interpretato male la divinazione. Sarà lui a morire e sarà il fratello a diventare Re.

Mentre Romolo cerca di riportare la pace nel villaggio e riaccende il sacro fuoco, Remo fugge assieme ai suoi uomini per tentare di scampare alla profezia. Caduti preda di un’imboscata degli Albani, solo l’intervento provvidenziale di Romolo lo salva. Quest’ultimo vorrebbe riappacificarsi con il fratello, ma Remo rivendica per sé tutto il potere. Il combattimento tra i due è inevitabile. Come aveva predetto Satnei, Remo perisce per mano del fratello ma in punto di morte, dopo essersi riconciliato con lui, gli dice di superare il fiume e di fondare una nuova città. Roma.

Il Primo Re Cast, produzione e scheda tecnica

Alessandro Borghi e Alessio Lapice sono i due protagonisti della pellicola di Matteo Rovere, interpreti rispettivamente di Remo e Romolo. Il primo si riconferma presenza di valore nel cinema italiano, dopo la partecipazione a pellicole di successo come Romanzo Criminale, Suburra e Non essere Cattivo. E’ del 2018 la sua toccante e magistrale interpretazione in Sulla mia Pelle di Alessio Cremonini, dove veste i panni di Stefano Cucchi. Alessio Lapice compare nella seconda stagione di Gomorra e nell’episodio conclusivo della fiction italiana Don Matteo. Il suo primo ruolo da protagonista arriva con Tafanos, film girato in lingua inglese e diretto da Riccardo Paoletti. Per prepararsi ai loro ruoli, Borghi e Lapice hanno eseguito per mesi combattimenti corpo a corpo con lance, spade, mazze chiodate, asce e a mani nude. La produzione è internazionale, tra Italia e Belgio, e il budget stanziato per la pellicola era di otto milioni di euro. Le riprese sono iniziate l’8 Settembre 2017 e le scene sono state girate principalmente nel Lazio, tra Nettuno, Viterbo e Manziana. La realizzazione tecnica del film ha richiesto l’intervento di archeologi, studiosi e professionisti da tutto il mondo.

Recensione Il Primo Re

Perché è stato necessario sottolineare il fattore “cambiamento” a proposito della pellicola di Rovere. Come se ci fosse uno stacco dal cinema italiano precedente. Esiste oggi un cinema tipicamente nostrano e un cinema che cerca di aver respiro internazionale? Le pellicole uscite ultimamente nel Bel Paese non trovano più posto nel classico quadretto all’italiana dei cine panettoni e delle commedie di intrattenimento. Prodotti di scarso interesse e scarso valore artistico che di fatti non hanno mai valicato le Alpi. Il film di Rovere prova ad invertire questo trend e, forse, ad adeguarsi alla cultura cinematografica di Hollywoodiana memoria.

Effetti speciali da colossal, scene crude e realistiche girate unicamente con la luce naturale, formato anamorfico, attenzione meticolosa per i dettagli. Per fare un esempio la pellicola è recitata interamente in protolatino, idioma presumibilmente utilizzato prima di quello arcaico e ricreato grazie a semiologi dell’Università La Sapienza di Roma. Da un lato c’è la ricerca di una naturalezza che si allontani dal plasticismo e da un manierismo tipicamente italiano, e dall’altro la fedeltà alle proprie tradizioni, la ricostruzione meticolosa delle radici del proprio Paese. Un film ambizioso, che si colloca in un filone di sperimentalismo artistico che cerca finalmente di elevare anche il cinema italiano e di portarlo ai livelli degli altri paesi. Una pellicola che assomiglia più al bellissimo capitolo di una saga hollywoodiana, piuttosto che alla commedia nostrana da tv. Arcaismo crudo e reale, natura maestosa, recitazione viscerale. Il cinema italiano sta forse nascendo davvero per la prima volta.

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Giulia Prosperini
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e amante dell'arte in tutte le sue declinazioni. Scrittrice per vocazione e appassionata di critica cinematografica, musicale e letteraria.

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