The Matrix Revolutions - Andy e Larry Wachowski

Il Cinema in un pugno

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Matrix. Reloaded. REVOLUTION!

Accostando i tre titoli della saga, si ha l’impressione di un climax ascendente come “Pronti. Partenza. VIA!”. È sicuramente questo l’effetto che gli autori volevano trasmettere sin dal titolo: una fase narrativa dove l’azione fisica e scenica esplodono al massimo grado. Nel mondo reale, Zion è ormai prossima all’invasione e si prepara ad uno scontro suicida con tutti i mezzi e le risorse umane a disposizione. Contemporaneamente Neo prende sempre più coscienza dei suoi effettivi poteri che lo spingono sempre più vicino alla realizzazione della profezia di Morpheus, rivelandolo realmente l’Eletto. Niente sembra fermarlo, eccezion fatta per l’Agente Smith, anch’esso consapevole di nuovi poteri che lo rendono una scheggia impazzita e incontrollabile anche per le macchine.

Lo scontro finale, la guerra tra gli uomini e le macchine arriva alla resa dei conti e si concretizza nella lotta tra Neo e Smith. Retorica pesante e dominante. Il massimo grado narrativo e di godimento cinetico si presenta poi solamente nella mezz’ora finale che per un prodotto di ben due ore, risulta una soluzione decisamente fallimentare. Questo giudizio è da attribuire solo alla visione singolare di quest’opera: tutte le saghe sono incomplete se viste frammentariamente o senza seguire l’ordine cronologico. Così facendo si perde la magia della storia centrale, oltre che la piena comprensione della vicenda.

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La saga dei Wachowski si chiude con questo terzo capitolo che probabilmente è il meno riuscito, dove finalmente si compie la missione semi divina di Neo nella sua interezza ma che risulta visivamente meno sostenibile ad una visione autonoma e slegata dal proprio predecessore, Matrix Reloaded. Autonomamente, Revolutions è un film incompleto. Specialmente in questo caso abbiamo per la prima volta nella storia del cinema un’esperienza volutamente consequenziale e forzatamente unitaria legata al capitolo precedente: i due film sono stati ideati, realizzati e prodotti contemporaneamente proprio come se fossero due tasselli dello stesso puzzle, l’una imprescindibile all’altra.

I personaggi, le vicende, addirittura i dialoghi vengono proposti ad inizio film come già in divenire proprio perché la genesi si è avuto nella prima parte. Correttamente The Matrix Revolutions deve essere analizzata come il secondo tempo dello spettacolo iniziato con Matrix Reloaded. Non indugeremo dal esprimere alcuni giudizi di merito su questa scelta produttiva di sicuro vantaggio economico ma questa porta formalmente più svantaggi che punti a favore: le storie dei singoli personaggi sono talmente dilatate da risultare distanti tra loro. A trarne giovamento, nell’economia della storia sono i personaggi marginali, specialmente gli abitanti di Zion che occupano i momenti più importanti di questo capitolo, secondi solo alla scena cardine di tutto il film: lo scontro tra l’agente Smith e Neo.

In questa mezz’ora di totale azione, nella predominanza del movimento quindi di cinema assoluto, il film prende radicalmente una dimensione differente e cross mediale: attraversando le strade deserte ed allagate da una innaturale pioggia battente, si ha l’impressione di essere in un altro mondo ancora rispetto al già ostile Matrix: in questo oscura notte illuminata solo dai lampi, il film vola verso il mondo del videogioco dove niente è impossibile ma tutto realizzabile. I corpi degli attori si mimetizzano con i propri doppi virtuali, come in seguito ad una clonazione per motivi scenici, il che permette una ancor maggiore libertà di sperimentazione: non essendoci più limiti fisici la telecamera può volare con i due combattenti, fermare il tempo con l’ormai celebre bullet time che però in questa sede viene impiegato a fermare ogni singolo muscolo impiegato nello scontro ed ogni minima goccia impattante con i due lottatori.

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Tale onnipotenza è rappresentata e dichiarata anche in scena con la fusione tra uomo e intelligenza artificiale, e sigla il punto di non ritorno di un nuovo cinema dove la modalità classica di pensare immagini e scrivere l’azione si sposa con la potenza della macchina allungando esponenzialmente gli orizzonti di un’arte che difficilmente rimarrà contenuta nel termine Cinema.

Giovanni Villani

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